Quel keynesiano di Mario Monti

«Io penso che in parte le nostre decisioni abbiano contribuito ad aggravare la situazione congiunturale. E’ ovvio, solo uno stolto può pensare di incidere su un male strutturale, nato da decenni, senza determinare un aggravamento nel breve periodo che deriva da una riduzione della domanda interna»

Mario Monti, 11 settembre 2012

Parole sante, signora mia.

Naturalmente, voi siete liberi di credere che, in ipotesi di manovra centrata esclusivamente su tagli di spesa e non su aumento di entrate la domanda interna sarebbe rimasta pressoché invariata o magari sarebbe pure aumentata, magari in virtù di equivalenza ricardiana, e magari per opera di quelli che hanno stretti vincoli di liquidità (tradotto: non arrivano a fine mese), ad esempio i soggetti che hanno una pensione di 7-800 euro al mese calcolata con metodo retributivo, e per ciò stesso da tagliare perché frutto di intollerabile squilibrio contributivo.

P.S. – Monti avrebbe dovuto e potuto far discendere da queste considerazioni che il paese che ristruttura e deflaziona, con un preesistente elevato onere di debito sul groppone, ha un considerevole rischio di default, a meno di un “concorso esterno” a sostenere la domanda. Ma forse lo ha detto in sede europea, parlando a poltrone vuote.

P.S.2  – Questo commento non è una difesa delle “tasse bellissime”, ovviamente.

P.S. 3 – “La casta siamo noi” (concetto espresso con parole lievemente differenti) merita un nobel per la sociologia.

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