Italiani, popolo di ricchi speculatori

Non si è ancora diradata la nebbia sui dettagli operativi della Legge di stabilità, quella che è a tutti gli effetti la Finanziaria 2013 del nostro paese. Ma da quello che emerge, pare che avremo una applicazione letterale di alcuni principi lungamente invocati in questi anni di grandi teorie fiscali e di vaniloqui da social network.

Riguardo la manovra Irpef, essa prevede il taglio di un punto per le prime due aliquote, oggi al 23 e al 28 per cento. Per finanziare tale taglio, il governo interverrà su detrazioni e deduzioni (le cosiddette tax expenditures), in modo da ampliare la base imponibile e finanziare così’ la riduzione delle aliquote nominali. Per i redditi superiori ai 15.000 euro, che restano protetti (ma ci sarà il problema degli incapienti, immaginiamo) il governo ha previsto un innalzamento della franchigia sulle deduzioni, da 129 a 250 euro, con l’eccezione delle spese sanitarie. La manovra interesserà, ad esempio, gli assegni di mantenimento al coniuge, i contributi di lavoro domestico, quelli alla previdenza integrativa, beneficenza e adozioni. Su tutti questi importi, quindi, si pagheranno tasse sui primi 250 euro anziché sui primi 129. Riguardo le detrazioni d’imposta, il tetto viene posto a 3.000 euro, e dovrebbe riguardare, ad esempio, gli interessi passivi sui mutui e le spese per università. Nella nuova disciplina non rientrerebbero, come detto, spese sanitarie e ristrutturazione degli immobili.

Come detto sopra, si allarga la base imponibile per finanziare la riduzione delle aliquote nominali. Certo, sarebbe stato preferibile allargare l’imponibile ed abbattere la pressione fiscale sulle imposte dirette, magari finanziando il tutto con taglio di spese. Ma quando si opera in un contesto in cui il Pil è in caduta, aspirare ad una manovra di questo genere è del tutto velleitario. Riguardo gli effetti redistributivi della manovra nel suo complesso, se in astratto il taglio delle due prime aliquote Irpef dovrebbe favorire i redditi bassi e medio-bassi, l’effetto ultimo dipenderà dal gioco di detrazioni e deduzioni, ed è al momento non determinabile. Del tutto scontato, per contro, l’effetto depressivo dell’aumento Iva, che rappresenta una delusione per quanti speravano che il governo agisse ancora una volta dal versante della spesa per evitare l’aumento dell’imposizione indiretta. L’effetto ultimo sarebbe stato comunque depressivo della domanda aggregata nel breve-medio termine, ma meno distorsivo nel lungo termine.

Due parole sulla tassa sulle transazioni finanziarie, in aggiunta a quanto già scritto. Il governo, per bocca del ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha fatto sapere di essere incline ad applicare la misura immediatamente. In pratica, si tratterà di un maxi fissato bollato dal quale saranno tuttavia esclusi i titoli di stato. Attendiamo il regolamento attuativo delle modalità di applicazione dell’imposta (e le relative esenzioni), ma segnaliamo sin d’ora che si tratterà dell’ennesima imposizione sul risparmio, già oggi gravato da un’imposta al 20 per cento su capital gain ed altri proventi, e dall’imposta sostitutiva del deposito titoli, calcolata nella misura dell’1 per mille sulle consistenze a valore di mercato. Ovviamente, l’esclusione dei titoli di stato dall’ambito di applicazione (analogamente a quanto già successo per la cedolare secca sugli interessi, rimasta al 12,5 per cento), risponde all’esigenza di non ostacolare Bot e Btp, neppure sul mercato secondario.

A questo punto, la domanda sorge spontanea: voi vedete, in questo fissato bollato, uno strumento per “colpire la speculazione”, e “far pagare finalmente le banche” o i soliti noti piccoli risparmiatori? Domanda da girare a tutti i neopauperisti straccioni che popolano la politica italiana. E la cosa più divertente è che questi somari non si fermeranno a queste vessazioni, ma continueranno a ragliare di patrimoniali e di colpire “i ricchi”. Come potete constatare dalla vicenda della Tobin Tax all’italiana, siamo tantissimi ad essere ricchi, in questo paese. Quasi tutti, di fatto. E lo saremo sempre di più, a giudicare da quello che ci aspetta in caso di vittoria del Pd bersaniano. E la cosa più sfiziosa è che le Ong resteranno comunque a bocca asciutta, visto che il gettito andrà a coprire i buchi. Ma potranno sempre pagare i propri conti con la retorica altermondialista, di cui sono ricchissime, in barba alla cocciuta realtà.

Piccola irrilevante nota di carattere personale: ieri il vostro titolare è stato contattato dalla redazione della trasmissione Caterpillar, per discutere proprio della Tobin Tax. Dopo un accomodamento sulla fascia oraria di intervento (scelta dalla redazione), l’offerta è stata ritirata, con la motivazione che l’argomento sarebbe stato trattato con “altro taglio” rispetto a quello veicolato da chi scrive. Ed in effetti, il “taglio” è stato davvero molto differente oltre che “progressista” e rassicurante. Nulla di male, per carità, sono scelte redazionali. Ma forse prendere il vizio della “doppia campana”, quando si fa (o si crede di fare) informazione sarebbe la soluzione migliore. Non foss’altro che per rispetto degli ascoltatori, oltre che dell’eventuale ruolo di “servizio pubblico” che ci si trova a ricoprire. Ma queste sono ubbie.

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