Macromonitor – 21/10/2012

Mercati rischiosi in rialzo, entro il corridoio tracciato nelle ultime settimane, ma crediti sempre molto tonici, con spread a nuovi minimi dell’anno.

La sensazione, supportata da dati e situazioni, è che i rischi al ribasso derivanti dalla situazione cinese e dell’Eurozona siano in qualche modo diminuiti. Resta la fonte di incertezza, ancora elevata, della gestione del “fiscal cliff” statunitense, che si collocherà in cima alle agende economiche mondiali subito dopo le presidenziali del mese prossimo. Il rischio è che lo stallo di Washington prosegua a oltranza, spingendo gli Stati Uniti in recessione nel 2013. I dati macro pubblicati in settimana hanno evidenziato una ripresa della domanda di consumi in Cina, Stati Uniti e Regno Unito, mentre la dinamica degli investimenti resta debole, anche a causa dell’eccesso di capacità produttiva. In Eurozona, il Consiglio europeo del 18 e 19 ottobre ha sancito che la Bce diverrà, dal prossimo anno, il supervisore bancario di ultima istanza. Resta da dipingere gran parte del quadro ma la cornice è stata fissata, confermando che la Ue si muove lentamente ma sta tornando a produrre una direzione di marcia razionale, dopo i circoli viziosi e le azioni autolesionistiche degli ultimi anni. I dati cinesi mostrano un passo di crescita del Pil in lieve rallentamento ma una situazione in apparente stabilizzazione sul piano industriale.

Sul mercato obbligazionario governativo, i rendimenti delle aree core (Germania, Stati Uniti), sono in rialzo ed al limite superiore del recente corridoio di oscillazione, per effetto di dati macro migliori delle attese e della rivalutazione al ribasso dei rischi prodotti dall’Eurozona. La decisione di Moody’s di mantenere il rating spagnolo sul ciglio dell’investment grade, di fatto congelando la situazione ma prendendo atto delle potenzialità positive dell’eventuale azione della Bce, si aggiunge ad una domanda di titoli periferici tornata robusta, come dimostrano le aste spagnole ed il grande successo del Btp Italia. Allo stato esistono quindi le condizioni per strategie di carry che contemplino l’investimento sulla periferia dell’Eurozona, e di conseguenza un movimento di generale compressione degli spread. Specularmente, i Bund sono attesi sottoperformare e proseguire su un percorso di progressivo rialzo dei rendimenti, sia pure non vistoso.

Sul mercato azionario, il rischio di fiscal cliff sugli Stati Uniti appare persistente anche in ipotesi di intervento correttivo da parte della politica, mentre in Europa il prossimo anno dovrebbe vedere un allentamento del passo di stretta fiscale. Inoltre vi è il rischio che gli investitori statunitensi, in anticipazione del nuovo regime fiscale che aumenta il prelievo sui capital gain, possano decidere di vendere prima della fine dell’anno le proprie posizioni azionarie in utile per sfruttare l’aliquota minore, mantenendo in portafoglio titoli in perdita per poter fruire dello scudo fiscale più elevato sulle minusvalenze, in conseguenza del rialzo dell’aliquota, che opera nei due sensi.

Sul mercato dei prodotti a spread, prosegue il movimento di forte compressione, al di qua e al di là dell’Atlantico. Negli Stati Uniti, il livello medio degli spread è tornato ai minimi post crisi, toccati per la prima volta due anni e mezzo fa. Le condizioni di restringimento restano in essere, guidate da amplissima liquidità, riduzione del rischio percepito, caccia al rendimento. Il passo di tale movimento potrebbe tuttavia rallentare, approssimandosi la fine dell’anno ed il rischio di stretta fiscale negli Usa.

Sul mercato dei cambi, il dollaro continua a confermare la propria debolezza da ripresa della propensione al rischio e calo di incertezza e volatilità. Finora si è trattato solo di un lento scivolamento e non di un vero e proprio cedimento, essenzialmente perché la velocità delle economie delle maggiori aree resta molto moderata, tra crescita debole (Usa) e recessione (Eurozona), oltre che per il costante rischio di interventi delle banche centrali dei paesi emergenti, che vogliono evitare un apprezzamento delle proprie divise indotto da strategie globali di carry trade. Da un esito elettorale americano diviso (Obama alla Casa Bianca e Congresso controllato o bloccato dai Repubblicani) emergerebbero rischi di stallo che, portando con sé la probabilità di misure di riduzione del fiscal cliff nel complesso modeste, produrrebbero effetti ambigui sul dollaro: da un lato, una stretta fiscale pur se di moderata entità ed un generale aumento di incertezza che dovrebbero rafforzare il dollaro, dall’altro un aumento del rischio di credito sugli Usa dovrebbe favorire riallocazioni dei portafogli di riserve valutarie, in uscita dal dollaro.

In settimana, materie prime invariate, con guadagni per metalli base ed agricoltura a compensare la debolezza di metalli preziosi ed energia. I metalli base beneficiano dei migliori dati macro cinesi, anche dopo la comparsa di indicazioni, da parte dei policymaker di Pechino, di voler adottare misure di supporto alla dinamica di investimento, senza ricorrere a misure di stimolo massiccio.

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