Ahi, quanto ci costò avere Amato

«Abbiamo diritto all’assistenza e alla previdenza, ma abbiamo aspettative che vanno al di là del fattibile», disse l’ex premier ed ex tutto ma perennemente candidato ad altrettanto, al secolo Giuliano Amato. Domandandosi se è meglio mandare al fallimento il Paese o modificare le aspettative. «O noi italiani ci sintonizziamo con i tempi in cui viviamo per salvare al meglio ciò che abbiamo oppure il sistema di welfare è destinato a sgretolarsi». Il che, detto da un signore che cumula su di sé una rendita pensionistica che certamente ha assai pochi legami con i contributi che il suo titolare ha versato, non è male.

Tralasciando lo sdegno d’ordinanza, che è assai improduttivo, ci permettiamo di avanzare un suggerimento al nostro Tesoro, sulla falsariga di quanto fanno gli americani. I quali dispongono, sul sito Treasury Direct (che serve principalmente per compravendere titoli di debito federale in forma elettronica), di un form che serve ai cittadini per effettuare donazioni finalizzate a ridurre il debito pubblico federale. Ad oggi questa facility risulta molto poco utilizzata, anche se proprio questo 2012 sta facendo segnare una impennata di donazioni in termini relativi rispetto alla media storica.

Realizziamo anche noi qualcosa del genere, presso la D.G. del Debito Pubblico, e chiediamo alla gente come Amato di far prova di patriottismo e coerenza e di donare tutto quanto egli ritenga possa eccedere un “equo rendimento” dei contributi versati a forme pensionistiche nel corso della sua vita, e che ad oggi determinano il suo ricco assegno vitalizio di circa 16.000 euro netti mensili, frutto delle normative di cui il Nostro ha beneficiato nel corso dei decenni. In tal modo, visto che sotto l’aspetto legalistico e formale non c’è modo di ridurre la sua pensione, che in nessun caso mostra un legame decente con l’effettiva contribuzione, l’ottimo professor Amato potrà dar prova di coerenza e contribuire fattivamente a quanto predica su base regolare. Anche per “sintonizzarci sul tempo in cui viviamo” e tentare di evitare che il nostro sistema di welfare “si sgretoli”, malgrado gli autorevoli ammonimenti dell’editorialista Amato.

Che dice, professore, affare fatto? Così è più chiaro?

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