Macromonitor – 27/1/2013

Prosegue il rally degli attivi rischiosi, supportato da favorevoli notizie economiche e politiche, mentre i titoli di stato “sicuri” quali Bund e Treasury segnano i nuovi massimi di rendimento degli ultimi mesi.

La classe di attivi rischiosi che comincia a “battere in testa” è rappresentata dalle obbligazioni societarie investment grade, sia statunitensi che europee, verosimilmente perché i margini di compressione degli spread di tali investimenti si sono pressoché esauriti ed ora il rialzo dei rendimenti appare la determinante principale del ritorno sull’investimento, a differenza delle obbligazioni high yield ed emergenti, che possono contare su un livello assoluto di rendimento ancora elevato, malgrado gli imponenti rally degli ultimi mesi. Per avere l’inizio di un vero e proprio mercato ribassista sull’obbligazionario servirà comunque l’annuncio del termine delle operazioni di easing quantitativo delle banche centrali e speculazioni su imminenti rialzi dei tassi ufficiali d’interesse, oltre a segni di difficoltà tra emittenti che hanno approfittato della abbondante liquidità a costi contenuti, indebitandosi oltre le proprie capacità.

Negli Stati Uniti, la decisione del Congresso di sospendere per tre mesi, ma non di innalzare, il tetto del debito federale pare evidenziare che i Repubblicani non possano/non vogliano usare in modo credibile la minaccia di un default formale statunitense come arma negoziale. Ma questo significa anche che aumenta la probabilità che tagli di spesa “automatici” (la cosiddetta sequestration) si aggiungano entro fine marzo ai rialzi d’imposta adottati con l’accordo di San Silvestro tra Obama e Congresso. Ciò significa, quindi, un’ulteriore stretta fiscale in corso d’anno per l’economia statunitense

Sul mercato obbligazionario governativo settimana di rendimenti in rialzo, guidati da quelli dei Bund. L’annuncio che le banche dell’Eurozona rimborseranno anticipatamente 137 miliardi di prestiti LTRO della Bce, contro attese inferiori a 90 miliardi, ha colto di sorpresa gli osservatori. Si attende l’annuncio dei rimborsi anticipati di fine febbraio per valutare l’impatto sulle condizioni di liquidità di mercato monetario, oltre alla disaggregazione per aree geografiche delle banche che procedono celermente al rimborso. Prosegue la forte domanda di titoli di stato della periferia dell’Eurozona, che dà luogo ad aste molto positive pur in presenza di un evidente deterioramento dei fondamentali, solo in parte mitigato da indici prospettici di attività che appaiono in stabilizzazione o ripresa. Si attende comunque il dato del deficit spagnolo per il 2012, che verrà comunicato il mese prossimo.

Sul mercato azionario, la fiducia degli investitori è stata rafforzata dai migliori dati degli indici globali di direttori acquisti, dalla sospensione trimestrale del tetto legale del debito federale statunitense e dai robusti rimborsi anticipati dei prestiti LTRO della Bce. Nel breve termine, questo ottimismo è minacciato da posizioni di sovrappeso degli investitori e da rischi di delusioni provenienti dalla crescita, date le elevate attese di consenso.

Sul mercato dei cambi, gli investitori si chiedono quale ulteriore potenziale di apprezzamento abbia l’euro. E’ verosimile che ciò dipenderà dalla normalizzazione dei tassi di breve termine europei, anche a seguito dei rimborsi anticipati dei prestiti della Bce, da quanto un rialzo dei rendimenti sui Bund supererà quello sui Treasury, e da quanto gli investitori globali risulteranno sottopeso di attivi europei, e vorranno colmare tale gap. Riguardo lo yen, gli annunci della Bank of Japan non appaiono al momento sufficienti a generare l’inflazione necessaria a spingere gli investitori domestici ad alimentare deflussi di capitali ma l’incertezza resta elevata, così come la dimensione prevalentemente politica di questo cambio. Semplici acquisti di titoli di stato domestici da parte della banca centrale giapponese non appaiono in grado di compiere il lavoro previsto, ma l’eventuale acquisto di obbligazioni estere resta una minaccia da non sottovalutare. Sotto osservazione anche eventuali reazioni del G7 alla politica giapponese dello yen debole, soprattutto se il saldo delle partite correnti di Tokyo dovesse smettere di deteriorarsi.

Materie prime in rialzo settimanale di circa un punto percentuale, con guadagni per i metalli industriali ed energia che compensano la debolezza di metalli preziosi ed agricoltura. Nelle ultime due settimane il freddo intenso ha spinto al rialzo di circa il 12 per cento i prezzi del gas naturale negli Stati Uniti, riducendo le scorte oltre le attese, mentre proseguono le conversioni da olio combustibile a gas sia in ambito residenziale che commerciale, mettendo pressione alla domanda in una probabile prospettiva di non breve termine. I metalli industriali sono supportati dalle ipotesi di ripresa congiunturale, soprattutto cinese.

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