Macromonitor – 24/3/2013

Settimana di lievi arretramenti per i mercati azionari, dopo i massimi di ciclo toccati nei giorni precedenti, anche per effetto di notizie negative sul fronte politico ed economico. Materie prime in indebolimento e recupero dei titoli di stato.

Il rigetto da parte del parlamento cipriota della proposta di salvataggio avanzata dalla Troika ha riportato sui mercati il rischio-Eurozona. Dopo una prima fase di avversione al rischio, tuttavia, la maggior parte degli investitori sembrano aver concluso che, dati i numeri in gioco, i rischi sembrano complessivamente contenuti e che una qualche forma di compromesso potrà essere raggiunta. Per Cipro, tuttavia, si profila la fine del proprio modello di intermediazione finanziaria offshore, e questo impatterà profondamente sulle future condizioni economiche del paese. In caso Cipro dovesse invece decidere che il proprio futuro è fuori dalla moneta unica, l’Ue potrà comunque inviare rassicuranti messaggi sulla “diversità” al limite del corpo estraneo del paese, anche se in molti continueranno a chiedersi il perché dell’ingresso nell’euro, nel 2004. In caso di permanenza di Cipro nell’euro, comunque, e di effettiva attuazione del bail-in ai danni dei depositanti (che appare al momento pressoché inevitabile), nei depositanti di altri paesi, dal sistema bancario ben differente e più sano di quello cipriota, potrebbe insinuarsi il dubbio che quello cipriota non è stato un caso isolato. Il rischio, in questo caso, sarebbe quello di deflussi di capitale da alcuni paesi, non solo quelli in assistenza finanziaria da parte della Troika o finanziariamente più fragili, ma anche quelli caratterizzati da sistemi creditizi sproporzionati rispetto alle dimensioni dell’economia nazionale, come Lussemburgo e Malta.

Riguardo la congiuntura globale, continuano a mancare revisioni generalizzate al rialzo delle stime di crescita: vi sono aree (come l’Eurozona) che ancora non riescono a vedere stabilizzazione (come evidenziato dagli indici dei direttori acquisti in manifattura e servizi) che si frappongono ad altre, quali Stati Uniti e Cina, in cui le stime di crescita cominciano a vedere lievi revisioni al rialzo. Sui mercati tendono quindi a crearsi situazioni di differenziazione su base regionale e di asset class in funzione del premio al rischio e di elementi idiosincratici, in opposizione a quelli di rischio sistemico che, al momento, continuano ad apparire ben contenuti dalle azioni delle banche centrali. I mercati azionari di paesi emergenti che hanno visto revisioni al rialzo delle previsioni di crescita sono stati tuttavia penalizzati da timori per l’inflazione, e quindi per l’avvio di cicli di politica monetaria restrittiva.

Sul mercato dei titoli di stato, si è verificato un rally indotto dalla crisi cipriota. La decisione iniziale, poi revocata, di imporre perdite anche ai depositanti assicurati ha creato un pericoloso precedente per l’Eurozona. Si attende ora di capire se i timori innescheranno deflussi da alcuni sistemi bancari, che si leggeranno nei dati di indebitamento con la Bce. Italia e Spagna hanno tuttavia una incidenza relativamente contenuta di depositi esteri ed aziendali, che tendono ad essere quelli più volatili. I rendimenti dei titoli di stato più “sicuri”, come Treasury e Bund, si trovano oggi nuovamente prossimi ai minimi dell’anno, ed una positiva risoluzione della crisi cipriota potrebbe determinare una ripresa della propensione al rischio, con risalita dei rendimenti.

Sui mercati azionari, il rally ha subito una pausa di un paio di giorni, a seguito della crisi di Cipro. Dagli indici dei direttori acquisti delle tre maggiori aree economiche (Stati Uniti, Eurozona, Cina) si ricava che la condizione recessiva dell’area della moneta unica non mostra ancora segni di inversione di tendenza. In Asia, il Giappone continua a sovraperformare i paesi vicini (Taiwan, Corea) grazie all’aggressiva reflazione perseguita dal governo Abe. Negli Stati Uniti, il tema della ripresa del mercato immobiliare resta attuale, malgrado alcuni sondaggi negativi provenienti dai costruttori.

Sul mercato delle obbligazioni a spread, in Europa le minori prospettive di crescita potrebbero condurre a pressioni di allargamento degli spread, compensate almeno in parte dai minori rendimenti attesi sui Bund. Sui mercati emergenti pare essere in atto una fuoriuscita da emissioni sovrane in dollari ed un ingresso in emissioni corporate ed in valuta locale.

Sul mercato dei cambi, il primo trimestre (che volge al termine) ha visto affermarsi la forza del dollaro, in un trend ponderato per i flussi commerciali, secondo correlazioni a volte ordinarie ed altre anomale. Alla seconda categoria appartiene ad esempio quella che ha visto il rafforzamento del biglietto verde in corrispondenza di recuperi del mercato azionario statunitense, circostanza che peraltro non appare legata ad influssi di capitali azionari negli Usa. Il rafforzamento del dollaro appare quindi derivare dalla determinante tradizionale del differenziale di tassi d’interesse, con tassi cedenti nel resto del mondo rispetto agli Stati Uniti, sia per delusioni dal versante della crescita, che per attese di ulteriore allentamento monetario, banche centrali concilianti o contagio da deprezzamento dello yen, come accaduto al cambio contro dollaro delle valute di Taiwan e Corea. Nel resto del 2013 l’euro potrebbe soffrire meno da eventuali ulteriori allentamenti monetari attuati dalla Bce, perché i tassi Eonia sono già di fatto a zero e non si prevede al momento ulteriore espansione del bilancio dell’istituto di emissione dell’Eurozona.

In settimana, materie prime in calo dell’1 per cento in dollari, con il solo settore dei metalli preziosi in recupero.

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