Mettetevi a vostro aggio

Oggi sul Corriere c’è uno sfizioso articolo di Mario Sensini sui costi delle imprese di riscossione private e (nel caso trentino) di quelle a capitale pubblico ma diverse dall’odiata Equitalia. I numeri sono impressionanti, in termini di onerosità per il contribuente. Attendendo la riscossione dal volto umano e compassionevole.

Ad esempio, nel caso di Trentino Riscossioni, società a capitale interamente pubblico che lavora come un privato, come scrive Sensini, l’aggio sulle somme incassate a seguito di accertamento è del 23 per cento, mentre quello sulle riscossioni è del 9 per cento, ma scatta appena un mese dopo l’ingiunzione, contro i due mesi di Equitalia. Come noto, l’aggio è il compenso che spetta per legge all’agente della riscossione per l’attività di recupero delle somme ad esso affidate. Il cosiddetto Decreto Salva Italia del dicembre 2011 aveva stabilito modifiche alla quantificazione dell’aggio di Equitalia, determinandolo “in base ai costi sostenuti per la riscossione, come risultanti dal bilancio certificato delle società del gruppo Equitalia S.p.a., e sarà quantificato da un decreto ministeriale di prossima emanazione“. Superfluo dire che quel decreto ministeriale, ad un anno e mezzo di distanza, non ha mai visto la luce, ma il punto è un altro.

Come segnala Sensini nell’articolo, questa norma non vale per le imprese private di riscossione, per le quali la tariffa è libera. Nel pezzo ci sono alcuni esempi di base d’asta per la messa a gara del servizio di riscossione da parte dei comuni. Il problema è che nei piccoli centri l’agente privato di riscossione tende a sopportare costi fissi più alti, visto che mancano le economie di scala di cui può godere Equitalia, anche ipotizzando che il comune appaltatore voglia seguire la logica del Salva Italia, calcolando l’aggio in base alla massa dei costi fissi risultanti dal bilancio certificato da determinare annualmente. E quindi l’aggio applicato dai privati rischia di essere una vera e propria randellata, anche senza scomodare ipotesi italiane di entità “private” amiche di pubblici ufficiali e di politici locali, messe in piedi per farsi un bel guadagno da “privatizzare” con tariffe fuori mercato. Forse inutile dettagliare, no? Ci si affida al “mercato” assegnando l’appalto a chi offre l’aggio minore, in astratto (salvo recuperare creando innumerevoli altre voci di costo meno politicamente sensibili), ma voi davvero pensate che in un paese come questo il mercato vada a funzionare proprio sulla riscossione?

Certo, si può anche vedere il bicchiere mezzo pieno, come emerge da questo paragrafo:

A Tortona, comune dell’alessandrino di 30 mila abitanti, la gestione, dopo una gara pubblica, è passata da una municipalizzata a una società privata, e gli incassi si sono impennati del 62%. Il privato ha vinto la gara offrendo un aggio del 30% sul coattivo, del 3% sull’ordinario. «In media il 25%. Certo, non è poco, ma il Comune – dice il sindaco Massimo Berutti – non ha più avuto un problema con le tasse». Tanto che al privato presto darà anche l’esattoria delle multe stradali. E ci mancherebbe.

Ci mancherebbe, con un aggio di questa entità la compliance fiscale è destinata ad impennarsi. In attesa dei famosi “comitati etici” per capire se chi non è in grado di pagare è pure “meritevole” di rateizzazione, resta che il diavolo si nasconde nei particolari, ed alla fine si potrebbe pure scoprire che l’aggio cala (ma Alemanno, per dire, non ne fa parola nella sua deamicisiana promessa elettorale), ma si applicano “commissioni” in somma fissa per ogni singolo foglio di comunicazioni ai contribuenti, ed altre amenità del genere.

Alla fine, mentre vi accapigliate davanti ai talk show televisivi per il sistema presidenziale, semipresidenziale, il premierato forte con spritz ed il sistema elettorale marziano, potreste pure scoprire che pure le società di riscossione “dal volto umano”, quelle che sostituiscono il mostro Equitalia, sono parte integrante dei costi della politica.

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