Nel paese degli eterni ritorni

Tra le conseguenze della crisi e della impotenza della politica davanti ad una crisi fiscale che ha ormai bloccato il paese, vi è anche la nascita di una nuova figura di giornalista, che potremmo definire “retroscenista economico”, il cui compito è quello di riportare sussurri e grida provenienti da esecutivo e maggioranza sulle coperture di provvedimenti fiscali epocali, veri o presunti tali.

Oggi, ad esempio, il bravo Mario Sensini del Corriere torna sul titanico sforzo di fantasia per scongiurare il rialzo di un punto dell’aliquota Iva ordinaria, al 22 per cento, previsto per il prossimo primo luglio. Una premessa: nei giorni scorsi il verbalmente attivissimo ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, aveva definito “plausibile” il rinvio del rialzo Iva a fine anno. Questa è la nuova copertina di Linus dei nostri politici, o meglio il nuovo tappeto sotto cui si spazzano tutti i problemi, credendo in tal modo di iniettare fiducia nei cittadini contribuenti. I quali, tuttavia, proprio non riescono a bersi la fiaba e finiscono col divenire ricardiani ed astenersi dallo spendere, preferendo accantonare i soldi che dovranno cacciare entro fine anno.

Finirà così con l’Imu, il cui perimetro verrà verosimilmente ridefinito ed inglobato nella nuova imposta comunale sui servizi, che includerà anche la Tares, e si scoprirà che la pressione fiscale resta invariata anche se l’Imu prima casa non esisterà più, nominalisticamente. Per l’Iva il problema è in parte differente, perché servono due miliardi di euro già iscritti a bilancio pubblico. Ma che saranno mai due pidocchiosi miliardi, su oltre ottocento di spesa pubblica, come disse Silvio? Il rischio è, evidentemente, di trovarsi con un vero e proprio massacro fiscale a fine anno. Eppure, pare che queste ipotesi di copertura siano state affidate ad un ubriaco, per giunta sofferente di amnesie.

L’ultima è che la copertura del mancato aumento Iva potrebbe venire dall’ormai evergreen della revisione delle agevolazioni fiscali. Se ne parla dagli anni ruggenti di Tremonti in via XX Settembre, solo che la revisione di queste tax expenditures doveva servire a creare uno stimolo supply side, cioè ad allargare base imponibile e ridurre le aliquote nominali. Voi capite che, se lo scopo diventa quello di fare cassa per chiudere buchi, ad aliquote invariate, l’effetto benefico viene meno. O no? Eppure, i giornali oggi parlano di un “tesoretto” di 250 miliardi di agevolazioni fiscali, da cui evidentemente attingere a mani basse.

Tra queste agevolazioni da tagliare, potevano mai mancare gli incentivi alle imprese? Si, quelli che erano stati identificati da Francesco Giavazzi in nome e per conto di Mario Monti. Dovevano essere dieci miliardi di euro, sarebbero dovuti andare a ridurre l’Irap partendo dalla componente del costo del lavoro, ma “stranamente” non se fece nulla. Oggi, si riparte ma su basi assai meno funzionali e razionali, si direbbe. Scrive Sensini:

«(…) dal piano Giavazzi sui contributi alle imprese, tolte quelle pubbliche, si potrebbero ricavare 300 milioni quest’anno e 600 il prossimo (ma tagliando i fondi per le università private, quelli alle emittenti locali, quelli per l’editoria)»

Ora, oltre a non capire per quale motivo dal resuscitato Piano Giavazzi (in realtà ridotto allo stato di zombie) dovrebbero essere escluse le imprese pubbliche, non è per nulla chiaro perché i risparmi, anziché andare alle imprese (ed ai lavoratori) in termini di riduzione del cuneo fiscale, dovrebbero andare a Imu ed Iva.

Altra potenziale fonte di copertura è poi la sanità, con l’introduzione del nuovo sistema di franchigia, ridenominato molto fantasiosamente “sanitometro”, che sostituirebbe i ticket, per i quali il governo Berlusconi-Tremonti aveva già deciso un aggravio per i cittadini di ulteriori due miliardi, a partire dal 2014. Ora, è evidente che, se il “nuovo sistema” deve produrre risorse in misura eccedente i due miliardi di “risparmi” già iscritti a bilancio nel 2014, esiste una elevata probabilità che si tratti di nuovi esborsi netti per gli assistiti, e non di effettivi risparmi di spesa, anche se già viene sventolata la miracolosa adozione dei costi standard, la cui partenza in un semestre è probabile tanto quanto la levata del sole ad ovest.

Noi ve lo diciamo da tempo: non trattenete il respiro per Imu ed Iva, e cominciate ad accantonare i soldini. Eviterete, nel mese di dicembre, di mettervi davanti al televisore per ascoltare i dibattiti dei talk show politici su cosa è andato storto in queste operazioni-fiducia, e vi risparmierete anche gli immancabili documentari su quanto funziona bene il welfare tedesco per le famiglie. Un bel puzzle a ottomila tessere farà meglio alla vostra psiche.

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