L’aumento dei saggi che ci mette nei guai

Mentre discutiamo se sia preferibile la forma presidenziale alla francese, il “sindaco d’Italia”, la correzione proporzionale, lo sbarramento del Beluchistan, può essere utile sapere che sui mercati prosegue la tendenza rialzista dei rendimenti obbligazionari. E quindi, che ci frega?, diranno i più pratici tra voi. “Tanto lo spread è stabile, no?”. Proprio questo è il punto.

Dopo che la Fed ha ripetutamente fatto sapere che potrebbe rallentare fino ad esaurire gli acquisti di Treasury ed obbligazioni ipotecarie, oggi pari ad 85 miliardi di dollari al mese, gli investitori stanno uscendo dalle posizioni più pesanti accumulate negli ultimi mesi. I rendimenti salgono un po’ ovunque: Giappone, Regno Unito, Treasury, Bund, periferia europea. I rendimenti reali espressi dai Treasury statunitensi indicizzati all’inflazione oggi sono tornati poco sopra lo zero: erano negativi per lo 0,7 per cento sino alla fine di aprile, ed hanno toccato anche il meno 1 per cento.

Il rendimento del Bund tedesco è risalito di circa venti centesimi in tre settimane, ma quello che è peggio, il movimento di avversione al rischio che ha colpito gli investitori internazionali sta portando alla fuoriuscita dal Btp e dai Bonos spagnoli, mettendo pressione allo spread, che si è mosso pressoché in sincrono col rialzo dei rendimenti tedeschi, il che significa che il rendimento del Btp decennale è aumentato di circa 40 centesimi nelle ultime tre settimane. Il problema è che i nostri rendimenti sarebbero dovuti restare fermi, se non scendere, durante l’ascesa di quelli tedeschi. Così non è stato, ad indicare che ora stanno dominando, come detto, considerazioni di avversione al rischio.

Questo significa essenzialmente che, se la tendenza resterà in essere, incorreremo in un aumento del costo del debito di nuova emissione, con conseguente aggravio nei conti pubblici. Non è un caso che la sofferenza maggiore oggi, sul mercato azionario italiano, stia colpendo le banche, che sono più  meno pesantemente esposte al debito sovrano, e che potrebbero essere danneggiate in termini di minusvalenze, causate dal rialzo dei rendimenti di mercato.

Forse le cose non andranno in questi termini, forse il mercato troverà una stabilizzazione o una inversione di tendenza, quando apparirà chiaro che la congiuntura resta debole o debolissima, e che magari la Fed non uscirà tanto presto dal QE3, ma non bisogna dimenticare che siamo esposti alle correnti d’aria internazionali nel momento in cui siamo estremamente vulnerabili, e che nessuna forma di autarchia parolaia potrebbe aiutarci, in siffatta contingenza.

Quindi? Quindi speriamo passi tutto, che i rendimenti scendano e che il nostro stellone si riprenda, prima di inabissarsi sotto l’orizzonte. Come si diceva in italiano desueto come sinonimo di rendimento, questo è l’aumento dei saggi che può metterci in ginocchio. L’aumento degli altri saggi, quelli che devono spiegarci come allacciarci le scarpe, è per lo più innocuo nel breve termine, anche se indicativo di quella impotenza riformistica che prima o poi ci spazzerà via.

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