Ai lettori, come si dice in questi casi

In questi ultimi anni, questo sito ha cercato di mantenere una continuità di informazione su temi destinati ad impattare pesantemente sulla vita dei cittadini di questo paese. Una crisi senza precedenti ha travolto un modello di (sotto)sviluppo, quello italiano, ormai giunto al capolinea, e che attendeva solo l’evento scatenante per travolgerci. Una società costruita per somma di corporativismi, “diritti acquisiti” e rivendicazioni redistributive che si è scordata che, preliminarmente alla redistribuzione, deve esistere una cosa chiamata accumulazione.

In questi anni abbiamo cercato, su scala infinitesimale, di portare un contributo non pavloviano al dibattito sul rinnovamento del paese. A volte ciò è avvenuto in modo del tutto naïf, prendendo posizioni che sono risultate funzionali ad un certo teatrino polarizzato e polarizzante. Superata questa fase, ha cominciato lentamente ad emergere la consapevolezza che il sistema possiede un’inerzia impressionante, difficilmente scalfibile se non a seguito di un grande trauma, che difficilmente sarebbe riuscito a discernere tra “buoni” e “cattivi”.

Spesso ci siamo scontrati con posizioni ideologiche e dogmatiche, irritate dalla mancata corrispondenza con quella che doveva essere la nostra etichettatura “ufficiale”. Liberista ma forse no, liberale ma non è chiaro come, oppure criptostatalista, neokeynesiano, comunque eretico. Superata la fase del rammarico e del disappunto per l’inanità di queste polarizzazioni, è subentrata una disillusione crescente.

Chi scrive non ha né mai ha avuto alcunché da vendere a chicchessia. Non ha ambizioni politiche né potrebbe averne. E quando si è ipotizzato una qualche forma di “arruolamento” è prevalsa la volontà escludente, nel timore di portarsi a casa un eretico che avrebbe destabilizzato il gioco ed il giocattolo che alcuni hanno tentato e tentano tuttora disperatamente di costruirsi, per inseguire proprie aspirazioni e nel desiderio di essere rapidamente cooptati dal teatrino sistemico ed avervi un proprio ruolo, più o meno codificato e visibile.

Alla fine, la stanchezza ha prevalso, sotto il catalizzatore di una stagione politica che oggi rappresenta anche plasticamente la paralisi di un paese ormai in condizioni irriformabili.

Per questo, giunti a questo punto, è meglio mettere un punto, più o meno fermo.

Forse sarà una pausa, in attesa che qualcosa si muova e cambi, o più semplicemente in attesa di poter analizzare qualcosa di realmente notiziabile, e che non sia solo l’interpretazione di qualche sospiro di nulla elevato a tornante della storia. Forse sarà semplicemente una riduzione nella frequenza di pubblicazione, che riporti senso a quello che doveva essere solo un brogliaccio di appunti e che alla fine ha assunto le fattezze di un impegno quotidiano e vieppiù gravoso, a fronte di una progressiva perdita di interesse e di senso per un’attività di questo tipo.

Come che sia, ed evitando inutili autocelebrazioni e sentimentalismi, è d’obbligo un ringraziamento a tutti quelli che hanno seguito questo esperimento in questi anni. A quanti si sono avvicinati a questo sito in tempi recenti ed hanno nel complesso gradito la formula, con apprezzamento ed incoraggiamento. A quanti hanno proposto temi e formulato critiche. A quanti ci sono stati vicini con entusiasmo, a volte generosamente acritico. A chi, con la propria presenza, ha fatto proseguire sin qui questo “lavoro” ma ad un certo punto ha a sua volta manifestato stanchezza, di lettura e di vita.

In attesa di raccogliere le idee (ed altro), un saluto.

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P.S. Per fatto personaleQuesto cosiddetto “corsivo” (in realtà uno sghembo stampatello) de Linkiesta è un esempio eclatante di come l’informazione in Italia sia scesa a livelli da trivio. In primo luogo, accomunare nella “analisi” soggetti che hanno differente storia personale indica una robusta dose di sciatteria, non solo giornalistica. Quanto alla “monetizzazione”, chi scrive ha avuto ed ha rapporti di collaborazione (remunerati) con testate giornalistiche registrate, quindi non si vede su quale realtà potrebbe incidere l’annuncio qui sopra, anche se è pacifico che per diventare ricchi servirà ben altro. Piuttosto, è vero che proporre contenuti mediamente ragionati richiede tempo e documentazione, ed allo stato attuale pensare ad una monetizzazione che dia da mangiare è velleitario. A maggior ragione per le testate giornalistiche online. Ad ogni buon conto, i migliori auguri a Linkiesta, che tempo addietro aveva effettivamente evidenziato problemi di monetizzazione piuttosto importanti, che ci auguriamo ora ampiamente superati. Tutti dobbiamo imparare, quando incontriamo modelli positivi e destinati a durare oltre lo spazio di un mattino di startup. Sperando che i quindici minuti di popolarità non arrivino per un coccodrillo di chiusura delle attività. Anche per chi ha comprato casa senza ricorrere al mutuo.

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