Macromonitor – 21/7/2013

Tutte le classi di attivi in rialzo settimanale, con azionario statunitense a nuovi massimi storici e dollaro in flessione su commenti concilianti di Ben Bernanke nell’audizione semestrale al Congresso.

Il rialzo dei rendimenti sul reddito fisso ha solo in parte eroso l’amplissimo premio al rischio dell’investimento azionario, che mantiene quindi la propria attrattività pressoché inalterata ed attualmente è anche beneficiato da ampi flussi di portafoglio. Le economie sviluppate presentano al momento rischi di deterioramento congiunturale complessivamente contenuti, con utili che supportano i corsi azionari. I paesi emergenti, per contro, mostrano dati di crescita deludenti, con revisioni al ribasso che ne danneggiano il momentum. La fuoriuscita dall’obbligazionario emergente, che probabilmente non si è ancora conclusa, costringe molte banche centrali ad alzare i tassi ufficiali per evitare eccessivi e violenti deprezzamenti del cambio, danneggiando ulteriormente le prospettive di crescita.

Sul mercato dei titoli di stato, nuovo recupero dopo le parole di Bernanke. I rendimenti dei Treasury sono di fatto tornati a dove si trovavano il giorno successivo al meeting della Fed di giugno. Gli investitori giapponesi sembrano aver avviato acquisti di obbligazioni estere nella prima metà del mese, e questo può aver contribuito alla stabilizzazione. Anche i mercati obbligazionari emergenti denominati in valuta locale hanno trovato una stabilizzazione, ma i rischi di ulteriori vendite da parte dei non residenti persistono, indirettamente confermati da importanti deflussi dai fondi comuni specializzati.

Sui mercati azionari, la reporting season statunitense continua a produrre dati nel complesso confortanti, anche se le proiezioni di fatturato ed utili per azione si posizionano su incrementi di circa l’1 per cento rispetto allo scorso anno, confermando quindi l’andamento piatto dei margini di profitto che è in atto da circa un biennio negli Stati Uniti (pur se su livelli assoluti storicamente elevati), mentre in Europa e negli emergenti tale andamento appare ancora cedente. Tale differente andamento dei margini è alla base delle preferenze di posizionamento degli investitori per gli Stati Uniti.

Sul mercato delle obbligazioni a spread si è verificato un significativo restringimento negli Stati Uniti, dopo la testimonianza al Congresso di Bernanke, mentre in Europa non si è avuto miglioramento di rilievo. Gli spread statunitensi, sia di investment grade che high yield hanno ritracciato circa metà dell’allargamento successivo all’annuncio della Fed di progressiva fuoriuscita dall’easing quantitativo.

Sul mercato dei cambi, come detto, indebolimento dei dollaro dopo le parole di Bernanke in audizione congressuale. Le previsioni restano tuttavia per un dollaro in rafforzamento, per differente posizionamento degli Stati Uniti nella fase di crescita, anche se al momento mancano determinanti di rivalutazione rilevante, visto che i rendimenti reali impliciti nei titoli di stato indicizzati all’inflazione restano bassi ed i futures sui Fed fund stanno prezzando un tasso all’1 per cento nel 2015.

Sul mercato delle materie prime, il greggio WTI ha chiuso il differenziale con il Brent, ponendo fine ad uno spread negativo che durava da metà del 2010, quando si crearono colli di bottiglia ed accumuli al punto di stoccaggio di Cushing, in Oklahoma. L’ampio differenziale tra prezzi del Brent e del WTI che si è formato in seguito a tale situazione ha creato incentivi per trovare nuovi mezzi di trasporto verso le raffinerie della costa del Golfo del Messico: si sono utilizzati ferrovia, camion ed inversione del flusso di greggio nell’oleodotto, che lentamente hanno ridotto lo spread.
L’oro ha ceduto circa il 20 per cento negli ultimi quattro mesi, in larga misura a causa della decisione della Fed di uscire progressivamente dal QE3. Le quotazioni sono ora attese stabilizzarsi, anche in risposta a tagli di produzione e ad una maggiore domanda fisica.

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