Un paese di antiche tradizioni

In attesa che il consiglio dei ministri ci illumini sul superamento dell’Imu prima casa, è utile andare con la memoria (strumento il cui utilizzo è praticamente vietato in Italia) alla finanziaria dell’anno di grazia 2005, Silvio e Giulio regnanti, che ci portò in dono una riduzione delle imposte, dopo il famoso “primo modulo” del 2003, in cui venne creata la no-tax area. Come vedremo tra poco, nessuno si accorse del calo di pressione fiscale del 2003, mentre nel 2005 accadde qualcosa di singolare ma molto italiano.

Dai resoconti dell’epoca, recuperati dall’archivio Ansa, si riportano alla luce delle autentiche gemme, che serviranno agli antropologi del futuro per trarre preziose inferenze sul tratto culturale dominante della politica italiana. Dal maxiemendamento governativo alla Finanziaria, scopriamo che a fine 2004 Berlusconi era in effetti riuscito a conseguire uno dei suoi obiettivi storici, la riduzione del numero di aliquote Irpef, ottenuto rimodulando la no-tax area ed il sistema di deduzioni dall’imponibile. Sfortunatamente, siamo e restiamo in Italia, e quindi accade che le aliquote siano “solo tre” ma divengano quattro per espediente linguistico oltre che -soprattutto- per esigenze di copertura finanziaria. Ecco dunque l’Ansa del 14 dicembre 2004:

CALO IRPEF: l’emendamento conferma le tre aliquote del 23, 33 e 39%. C’è anche il contributo del 4% per i redditi superiori a 100.000 euro che, contrariamente al passato, non si applica solo per il 2005, ma perde i riferimenti temporali.

Che tradotto vuol proprio dire che le aliquote passavano da cinque a quattro, per un calo Irpef stimato in sei miliardi di euro.

Più interessante è scoprire alcune coperture alla Finanziaria, come detto robustamente centrate dal lato dell’aumento di entrate. Sempre l’Ansa:

BOLLI: Stangata di 1.120 milioni di euro, che salgono a 1.320 dal 2007; si tratta di un aumento di bolli, imposte di registro, tasse di concessione governative, imposte ipotecarie e catastali

Antichi andreottismi, come si nota. Non è tutto: scorriamo altre voci di entrata, prima di passare ad altre “qualificanti” di spesa. Intanto, osserviamo che non si inventa nulla, visto che il giochetto di fare cassa nell’anno fiscale a mezzo di accresciuti acconti d’imposta è da tempo una costante della politica treccartara italiana

ACCONTI TASSE: Aumentano gli “acconti” che il fisco chiederà sulle imposte da pagare per l’anno in corso, e in alcuni casi – per l’Irap e l’Ires – l’aumento trasformerà di fatto l’acconto nel pagamento integrale dell’ imposta. L’effetto sarà un incremento delle entrate di 640 milioni di euro.

C’era anche un prelievo molto tremontiano sulle banche:

BANCHE: stangata anche per le banche. Vengono aumentate le percentuali che esse verseranno allo Stato a titolo di cauzione sulle somme riscosse per conto dell’Erario. Porterà 650 milioni.

Dal versante della spesa c’era molta, troppa socialità, appena temperata da promesse marinaresche su improbabili watchdog:

FORESTALI: arrivano gli agognati 160 milioni; il comma prevede anche la nomina di un commissario straordinario. E il leghista Roberto Calderoli afferma che Berlusconi gli ha confermato la volontà di nominare proprio lui.
LSU: i fondi complessivi salgono da 531 a 688, compresi quelli per Napoli e Palermo.

Per gli immancabili deficit regionali della sanità pera prevista una misura sempreverde, quella che da tempo immemore strangola il paese, assieme ad innumerevoli altri accidenti della storia:

SANITA’ E MANOVRE REGIONALI: sono stanziati 2 miliardi per il 2005 per ripianare il disavanzo delle Regioni del Servizio sanitario nazionale, negli anni 2001, 2002, 2003. Le Regioni che “sforeranno” anche quest’anno, entro aprile dovranno aumentare le addizionali Irap e Irpef.

L’Ansa segnalava poi con deliziosa perfidia anche una voce di spesa ad personam:

TREMONTI: la commissione Bilancio del senato aveva tolto 4,5 milioni (da 5 milioni a 500 mila euro) al suo emendamento per lo studio di fattibilità per una Banca del Sud. Il maxi-emendamento lo ricompensa con 2 milioni per ciascuno dei prossimi 15 anni per la statale 38 della sua Valtellina.

Che, scritta così, è proprio scelta di perfetta fungibilità. Tra le altre chicche di quella Finanziaria c’era l’immancabile sanatoria su affissione abusiva di manifesti elettorali, con oblazione di 100 euro.

E quindi, come è andata a finire? Riguardo il “primo modulo” di alleggerimento Irpef del governo Berlusconi, nel 2003, Istat ci informa che nel 2004 la pressione fiscale scese dal 41 al 40,5%, con deficit pubblico invariato al 3,5% del Pil, che in quell’anno ebbe un mirabile guizzo di più 1,3%. Mentre riguardo lo sfoltimento delle aliquote Irpef attuato con la Finanziaria di fine 2004, ed il suo presunto effetto di supply side, nel 2005 la pressione fiscale passò dal 40,5 al 40%. Per completezza di informazione, però, è utile segnalare che il rapporto deficit-Pil crebbe dal 3,5 al 4,3%, anche perché il nostro Pil restò praticamente fermo, a più 0,1%. Occasione abituale per Tremonti per ripetere che la colpa era del crollo delle Twin Towers.

Come si nota, non si inventa nulla, e le decisioni odierne del consiglio dei ministri pare ce lo confermeranno, almeno stando alle anticipazioni di stampa. Gli italiani si confermano maestri di chiacchiere ed espedienti dozzinali, adottati al termine di estenuanti guerre di religione basate sul vuoto cosmico. Agli antropologi dei posteri la assai poco ardua sentenza.

Aggiornamento – Tradizione pienamente rispettata. La copertura per la eliminazione della seconda rata dell’Imu prima casa è come l’intendenza napoleonica: seguirà.

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