Quanto è avanti Ingroia

L’Unione delle Camere Penali italiane (che è l’associazione su base volontaria dei penalisti italiani) è in gravi ambasce. L’ex magistrato Antonio Ingroia, appena diventato avvocato, ha solennemente promesso che non difenderà “mafiosi e corrotti”. E sin qui, potrebbe pure trattarsi del manifesto programmatico di una Giovane Marmotta. Se non fosse che, in tale nobile proponimento, esiste una contraddizione logica che al contempo mina dalle fondamenta la sua stessa appartenenza all’avvocatura e l’esercizio di quella professione, in ambito penale.

Ingroia non vuol difendere “mafiosi e corrotti”, ma chi ha stabilito la condizione di “mafiosi e corrotti”? La ricezione di un avviso di garanzia (che se si chiama di “garanzia” ci sarà un perché)? Oppure il rinvio a giudizio? Quindi, se le cose stanno in questi termini, l’avvocato Ingroia ha deciso che anche solo uno di questi eventi è di per sé condanna passata in giudicato, e mettiamoci una pietra sopra. Ingroia è troppo avanti: lui salta tre gradi di giudizio ed ha finito il suo compito. Come quando suggeriva di considerare tutti evasori ed applicare norme antimafia. Salvo prova contraria, rigorosamente a carico dell’interessato. Diciamo che, per essere un avvocato, Ingroia appare ancora troppo magistrato. E pure della peggiore specie.

Ma di certo occorre risarcirlo di un danno d’immagine: chi lo dipinge come ignavo ed accidioso non ne ha compreso la vera natura. Fosse per lui, non esisterebbe più alcun arretrato nel penale. E potrebbe godersi il meritato riposo.

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