Carote, bastoni ed agguati fiscali

di Daniele Muritano

Ovvero, di come sia possibile invitare i contribuenti ad assumere determinate condotte, promettendo che le condotte medesime risulteranno neutrali ai fini di una imposta, solo per sanzionare successivamente i contribuenti, accusandoli di elusione di un’altra tipologia di imposte. E, soprattutto, di come sia possibile che le “interpretazioni” dell’Agenzia delle Entrate facciano premio su un testo di legge, confermando che l’Agenzia, attraverso le sue “interpretazioni” di ciò che si configura come condotta elusiva, è praticamente una divinità, e pure capricciosa.

Forse non tutti sanno che…il Testo Unico delle Imposte sui Redditi, all’art 176, comma 3, prevede che

«Non rileva ai fini dell’articolo 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600, il conferimento dell’azienda secondo i regimi di continuità dei valori fiscali riconosciuti o di imposizione sostitutiva di cui al presente articolo e la successiva cessione della partecipazione ricevuta per usufruire dell’esenzione di cui all’articolo 87, o di quella di cui agli articoli 58 e 68, comma 3»

Traduco per i non esperti: se un’azienda viene conferita in una società e poi il conferente vende le quote di questa società a un terzo, l’operazione è dichiaratamente considerata non elusiva. Più nello specifico, la “neutralità” fiscale si realizza attraverso la mancata tassazione della plusvalenza derivante dal conferimento della partecipazione, mentre la successiva cessione della partecipazione a terzi avviene in regime di Participation Exemption (PEx), dove in pratica il 95% della plusvalenza derivante dalla cessione è esente da tassazione.

Invece, come al solito, il diavolo si nasconde nei dettagli.

Per realizzare questa operazione occorre stipulare due atti, entrambi da registrare. E si registrano pagando solo 336 euro di imposta fissa di registro (168 euro per ogni atto, e diverranno 200 dal prossimo primo gennaio, grazie alla Legge di Stabilità).
Invece il fisco italiano come ragiona? Il fisco dice: tu, furbissimo contribuente, mi hai frodato! Se avessi venduto l’azienda direttamente avresti pagato il 3% sul prezzo, l’imposta di registro in forma proporzionale. Invece così hai pagato solo 336 euro! E tutto questo non va bene.

Sai che faccio, allora? Collego i due atti e li interpreto come se si trattasse di un’unica operazione di cessione di azienda. E ti chiedo di pagare il 3%, oltre le sanzioni e gli interessi. L’italico fisco, quindi, ritiene non elusiva tale operazione ai fini delle imposte sui redditi ma elusiva ai fini dell’imposta di registro (imposta indiretta). Riassumendo: io fisco ti incentivo a compiere una determinata operazione giuridica (conferimento di azienda + cessione di quota) assicurandoti formalmente (cioè scrivendolo in un testo di legge) che non la considererò elusiva, però se la fai ti massacro con l’imposta di registro. Quindi, per sintetizzare: un unico “fatto”, due regimi tributari. Se un’operazione è “fiscalmente neutra”, è ovvio che dovrebbe esserlo per tutte le imposte. Invece no.

Il commentatore della rivista online Fisco Oggi (per chi non lo sapesse è più o meno l’house organ dell’Agenzia delle Entrate) scrive, in sostanza, che il contribuente avrebbe dovuto stipulare una “lineare” vendita di azienda. Ma chi stabilisce quali sono i mezzi giuridici “lineari” e quali sono, invece, quelli “non lineari”? Il fisco? I giudici? Il padreterno?
Insomma, per il nostro amato fisco esiste un immanente principio in forza del quale il contribuente è costretto a utilizzare i mezzi giuridici più onerosi dal punto di vista fiscale.

Per cui, caro contribuente, non ti muovere da questo modello altrimenti ti bastono. La carota e il bastone, appunto. A questo punto non resta che aspettarsi accuse di “frode” per avere donato una casa riservandosene l’usufrutto perché così facendo si abbassa la base imponibile.

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