Da che lato si conficca il cuneo fiscale

Un interessante documento della Ue, relativo alla tassazione del lavoro, getta luce sulla composizione del cuneo fiscale, e sulle misure correttive che dovrebbero essere attuate per ottenere risultati già nel breve periodo.

La premessa è nota: occorre ridurre il costo del lavoro, in particolare quello relativo a lavoratori a basso reddito (e a bassa qualificazione professionale) ed ai cosiddetti “secondi percettori” di reddito (tipicamente, le donne). Il cuneo fiscale, come noto, è dato dalla somma di imposte personali sul reddito (la nostra Irpef), contributi pagati dal lavoratore e contributi pagati dal datore di lavoro. La figura 1 del documento Ue mostra l’incidenza del cuneo fiscale sul totale del costo del lavoro riguardo i soggetti a basso reddito, che sono convenzionalmente identificati con quanti guadagnano entro il 67% della retribuzione media. Il nostro paese è tra quelli messi peggio, assieme a Belgio, Ungheria, Germania e Francia (cliccare per ingrandire):

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Un’elevata incidenza del cuneo fiscale frena lo sviluppo dell’occupazione. Paesi con elevato cuneo fiscale sui lavoratori a basso reddito e basse skills possono comunque integrare il reddito di tali lavoratori con misure di welfare, anche se ciò tuttavia non ottimizza il tasso di occupazione. Questo vale ovviamente in paesi dotati di risorse fiscali abbondanti (una Germania a caso), mentre nei paesi in crisi fiscale questo obiettivo “perequativo” di welfare viene meno, o è inesistente (un’Italia a caso).

La composizione del cuneo fiscale è molto importante nel breve periodo, perché (ad esempio) riduzioni mirate dei contributi sociali pagati dai datori di lavoro possono condurre ad aumenti della domanda di lavoro per determinate categorie di soggetti, ad esempio i sopra citati soggetti a basso reddito/bassa qualificazione ed i secondi percettori di reddito.

Riguardo tale categoria, e con riferimento ai dati del 2012, si nota che nel nostro paese il cuneo fiscale pesa molto dal lato del datore di lavoro (la parte azzurra dell’istogramma). Provate, ad esempio, a guardare che accade in Germania: che il datore di lavoro paga relativamente poco ed il lavoratore relativamente di più, sul totale del cuneo. Tutto )o quasi) si aggiusta “a valle”, col welfare, come detto. Ma questo lo sapevamo da molto tempo. Si noti il peso del cuneo sui patron francesi, detto per inciso.

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La sintesi del discorso è presto detta: nel breve periodo, per i soggetti a basso reddito e per favorire i “secondi percettori” (a parità di ogni altra condizione), l’Italia necessita di sgravare in modo sostanziale i datori di lavoro, attraverso minore contribuzione, anziché i lavoratori attraverso minore Irpef. Qualcosa di cui Matteo Renzi e Filippo Taddei dovrebbero tenere conto, contrariamente a quanto (pare) abbiano iniziato ad elaborare. Vista l’assoluta scarsità di risorse impiegabili allo scopo, oltre alla formidabile tendenza della nostra classe politica a non cogliere i termini della questione (in questo in ottima compagnia di alcuni affannati cattedratici con enormi problemi di intelligibilità del pensiero altrui), questo pare destinato a restare un puro esercizio intellettuale.

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