Macromonitor – 16/2/2014

Mercati rischiosi ancora in ripresa, malgrado dati macro nel complesso più deboli delle attese, solo in parte a causa delle avverse condizioni meteo. Ciò sta determinando una lieve revisione al ribasso delle stime di crescita degli Stati Uniti per il trimestre in corso e per quello precedente. Pil dell’Eurozona meglio delle attese.

Da inizio anno l’andamento dei mercati appare poco correlato con il flusso settimanale di notizie economiche, mentre gli investitori si chiedono se il momento sia opportuno per rientrare sui mercati emergenti, dopo le forti vendite di inizio anno. I multipli azionari degli emergenti si sono ulteriormente ridotti rispetto a quelli dei paesi sviluppati, mentre la maggioranza delle valute emergenti quotano al di sotto del loro valore di equilibrio di lungo termine. I rendimenti medi delle obbligazioni emergenti in valuta locale sono quasi 200 punti-base superiori alla chiusura del 2013. Anche il rendimento del debito esterno degli emergenti è ampiamente superiore alla sua media dell’anno precedente.

Per valutare un reingresso sui paesi emergenti serve tuttavia che si arrestino le riduzioni delle stime di crescita e una crescita degli Stati Uniti tale da non indurre una azione restrittiva della Fed che anticipi le previsioni di consenso, poste alla seconda metà del prossimo anno per il primo rialzo dei tassi ufficiali. Le economie emergenti si trovano al momento in una fase di ciclo più avanzata di quella dei paesi sviluppati, con assenza di output gap, crescenti pressioni salariali, margini di profitto in compressione e rapporti di indebitamento in crescita, circostanze che inducono a strette fiscali e monetarie che a loro volta retroagiscono in modo spesso disordinato con la reazione dei mercati. Per questo l’ipotesi di rientro sui mercati emergenti, allo stato attuale, appare ancora prematura.

A ciò si aggiunge l’incertezza sulla riduzione del grado di indebitamento dell’economia cinese, che impatterebbe in modo significativo su altri paesi emergenti attraverso il canale del commercio estero, mentre quello finanziario eserciterebbe minori influssi negativi, data la natura ancora chiusa del sistema finanziario cinese. Tra le aree emergenti, le previsioni di crescita permangono in costante deterioramento per l’America Latina (col Brasile entrato ufficialmente in recessione a fine 2013), mentre l’Asia emergente mostra aspettative di crescita molto stabili. Ciò si riflette evidentemente anche sull’andamento delle valute, in particolare dei paesi con maggiori deficit delle partite correnti. Le obbligazioni emergenti in valuta locale dovrebbero beneficiare della conformazione molto ripida della curva dei rendimenti, ma ciò verrà precluso in ipotesi che le banche centrali locali decidano di difendere il cambio con politiche monetarie aggressivamente restrittive. Migliori appaiono le prospettive del debito emergente in valuta forte, più legato alle dinamiche di credito degli Stati Uniti, che al momento continuano a favorire spread più stretti. Ovvio tuttavia l’invito alla selettività per paese.

Sul mercato dei titoli di stato, rendimenti in rialzo in settimana, in particolare negli Stati Uniti ed in Regno Unito. Tale movimento appare legato alla prima testimonianza davanti al Congresso in qualità di capo della Fed di Janet Yellen, che è apparsa ridimensionare la recente debolezza dei dati sul mercato del lavoro, segnalando l’esigenza di avere ulteriori riscontri e suggerendo l’influenza delle avverse condizioni meteo. In Regno Unito, l’Inflation Report della Bank of England ha abbandonato la forward guidance basata sul tasso di disoccupazione, sostituendola con l’obiettivo di chiudere l’output gap (la quantità di risorse inutilizzate nell’economia), quantificata intorno all’1-1,5%, entro i prossimi due o tre anni. Il rialzo dei rendimenti sul Gilt può quindi essere letto come un aumento del premio al rischio che la banca centrale possa trovarsi “dietro la curva” rispetto all’emergere di pressioni inflazionistiche.

Sui mercati azionari, seconda settimana consecutiva di rialzi. La reporting season statunitense, in larga parte completata, è stata nel complesso positiva, con sorprese sia per gli utili che per il fatturato per azione. Da inizio anno la previsione degli utili per azione sull’indice S&P 500 è stata aumentata, mentre è stata ridotta per emergenti ed indice Eurostoxx50.

Sul mercato delle obbligazioni a spread la settimana ha visto diffusi restringimenti, con high yield statunitense ed europeo in testa.

Sul mercato dei cambi, dollaro in calo settimanale contro quasi tutte le divise, secondo alcune interpretazioni a causa di dati macro più deboli, a loro volta probabilmente indotti da avverse condizioni climatiche.

In settimana, materie prime in rialzo a seguito di condizioni climatiche ancora molto rigide, tali da indurre maggiore domanda di petrolio e gas e timori di danni ai raccolti.

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