Macromonitor – 23/3/2014

Settimana con azionario, prodotti a spread e dollaro in rialzo, mentre titoli di stato e materie prime soffrono quella che appare una posizione meno conciliante della Fed in politica monetaria. Su tutto resta la forte incertezza per la situazione in Ucraina.

Una valutazione sul posizionamento di mercato non può prescindere dal punto del ciclo economico in cui ci troviamo, ammesso di riuscire a identificarlo, date le condizioni del tutto peculiari di questa fase economica, e gli strumenti utilizzati sinora per contrastare la recessione, soprattutto in termini di politica monetaria non convenzionale. Negli Stati Uniti, la recessione è ufficialmente terminata, secondo il modello del NBER, nel giugno 2009, quasi cinque anni addietro. Una fase espansiva dell’economia può volgersi in recessione per effetto di un imprevedibile shock esterno (ad esempio petrolifero), oppure per “normale” surriscaldamento dell’economia, che costringe la banca centrale ad avviare una politica monetaria restrittiva per contrastare pressioni inflazionistiche. Il surriscaldamento può avere luogo anche sui mercati finanziari, oltre che nell’economia, causando bolle, il cui scoppio si trasmette all’economia reale, e provocando recessione. Negli Stati Uniti le due ultime recessioni sono state di questo tipo, a inizio anni Duemila con lo scoppio della bolla tecnologica, e nel 2008 con quella di credito.

In termini di crescita del Pil, questa espansione statunitense è la più debole dalla Seconda Guerra Mondiale, con inflazione sotto il target della Fed. In termini finanziari la riduzione del premio al rischio azionario e più in generale degli attivi rischiosi appare ad uno stadio più avanzato, ed il rischio di formazione di bolle non può essere escluso, anche considerando condizioni di allentamento monetario senza precedenti. A livello globale, la maggiore indiziata di scoppi di bolle resta l’economia cinese, anche considerando il tentativo delle autorità di sgonfiarla. Altra area di rischio è quella che la Fed adotti un eccessivo ed intempestivo approccio restrittivo di politica monetaria. In quella circostanza i mercati creditizi ed immobiliari potrebbero reagire in modo scomposto alla stretta. In Eurozona, pur con tutta l’incertezza e fragilità relative alla costruzione istituzionale ed alla governance economica, le condizioni di ciclo appaiono evidentemente più arretrate rispetto a quelle degli Stati Uniti.

Sul mercato dei titoli di stato, il rialzo dei rendimenti sui mercati sviluppati si è in pratica ripreso il calo della settimana precedente. Il rendimento del decennale statunitense è risalito di 12 punti-base, mentre Bund e Gilt di una decina. Gran parte di questi rialzi deriva dagli esiti del FOMC della Fed di mercoledì, che ha sorpreso i mercati per l’aumento delle previsioni sui tassi ufficiali a fine 2015 e 2016 (rispettivamente 25 punti base e mezzo punto percentuale), a fronte di una previsione di inflazione e Pil invariata e di disoccupazione solo lievemente inferiore, che nel complesso paiono segnalare che la Fed è molto meno colomba e più falco, in questo avvio di presidenza di Janet Yellen

Sui mercati azionari, la divergenza tra azioni statunitensi e resto del mondo si è accentuata nell’ultima settimana. L’indice S&P 500 ha segnato nuovi massimi storici assoluti, mentre il MSCI World ha accusato una flessione ed ora dista circa 2 punti percentuali dal proprio massimo storico, peraltro segnato a inizio marzo.

Sul mercato dei cambi, il dollaro è in rialzo generalizzato, dopo il meeting della Fed e quella che appare la progressiva normalizzazione dei dati macro dopo le gelate invernali. A livello di singoli cross, tuttavia, lo scenario di rafforzamento del dollaro a seguito di progressiva normalizzazione delle condizioni monetarie appare meno lineare e scontato, nel breve periodo. Bisognerà infatti considerare paesi il cui ciclo restrittivo di politica monetaria appare in anticipo rispetto a quello statunitense, o quelli che hanno ridotto o eliminato ampi deficit delle partite correnti, oltre al posizionamento di mercato sulle singole valute.

Sul mercato delle materie prime, nuovo calo settimanale per l’energia. L’evoluzione climatica in Nord America verso la normalità e la fase di calma apparente in Crimea ed Ucraina hanno inciso sull’andamento riflessivo dei prezzi dell’energia. I prezzi del grano hanno registrato tensioni rialziste a seguito della siccità che ha colpito inizialmente la California e che ora sta estendendosi ad altre parti degli Stati Uniti, oltre a timori (per ora non suffragati dai fatti) di interruzioni nei flussi di export da Russia ed Ucraina.

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