Macromonitor – 25/5/2014

Nuovi massimi storici per l’indice S&P 500 e più in generale settimana positiva per gli attivi rischiosi, dopo che i dati macro sembrano confermare che la frenata del primo trimestre verrà riassorbita in quello in corso.

Il sentiment di questa settimana non va comunque considerato acquisito, nel continuo alternarsi di illusioni e delusioni che caratterizza questa fase di crescita incerta dell’economia globale. I rendimenti obbligazionari, come detto più volte, sono troppo bassi e cedenti per essere compatibili con una vera ripresa, e questo tiene gli investitori in costante inquietudine e dubbio. Il basso livello dei rendimenti è spiegabile con condizioni di inflazione e ripresa molto deboli. L’attuale espansione statunitense, che pure dovrebbe essere piuttosto matura (essendo quasi al termine del suo quinto anno), e di conseguenza portare con sé le “tradizionali” pressioni inflazionistiche di questa fase, è in realtà la più debole dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, con una crescita cumulata nel quinquennio di circa il 10%. La spiegazione di questa debolezza è legata alla fase di riduzione del rapporto di indebitamento dell’economia e della cautela che segue ogni crisi finanziaria come questa.

Il forte rialzo dei rendimenti statunitensi dello scorso anno era legato ad aspettative di crescita molto robusta, che poi si sono pesantemente ridimensionate, assieme a quelle globali. In un simile contesto, i rendimenti obbligazionari non potevano che scendere, tanto più vistosamente quanto più i mercati si attendevano la loro risalita. A questo bisogna poi aggiungere che, in questa fase storica (data l’azione delle banche centrali), l’inflazione si manifesta non sui prezzi al consumo quanto su quelli degli attivi finanziari, producendo situazioni che possono essere definite a vario livello di bolla, il cui scoppio causa danni all’economia reale, e contribuisce quindi a mantenere bassi i tassi d’interesse. Riguardo il rischio di credito ed i relativi spread, nell’attuale ciclo di mercato essi restano molto bassi, perché le condizioni di liquidità elevatissima finiscono col fare premio sulla crescita anemica. Di conseguenza, al calare dei rendimenti tendono a calare anche gli spread. Il mercato azionario dovrebbe poi beneficiare di condizioni di crescita non troppo surriscaldata né esangue, come sono quelle che continuano ad essere previste per gli Stati Uniti quest’anno.

Sul mercato dei titoli di stato, questa settimana vi è stato un rimbalzo dei rendimenti per Eurozona e Regno Unito, dell’ordine di circa 7 punti base, nel primo caso grazie a dati macro che suggeriscono una crescita tedesca piuttosto robusta nel secondo trimestre, e nel secondo caso dopo che le minute dell’ultimo meeting della Bank of England hanno mostrato valutazioni più bilanciate tra chi vuole mantenere la posizione attuale di politica monetaria e chi ritiene che il momento del primo rialzo dei rendimenti sia più vicino. I rendimenti statunitensi sono rimasti pressoché invariati.

Sui mercati azionari la settimana ha visto diffusi recuperi, col nuovo massimo storico assoluto per l’indice S&P 500. Le stime flash degli indici dei direttori acquisti di maggio sono risultate molto più forti delle attese e dovrebbero trovare conferma nel dato definitivo, a inizio giugno. La reporting season statunitense del primo trimestre si è quasi conclusa, con il 75% delle società che hanno riportato sorprese positive sugli utili, pari complessivamente a circa il 6%. Dati positivi pur se di minore magnitudine giungono, in aggregato, anche da fatturati e crescita degli utili. In Europa, per contro, a fronte di sorprese positive sugli utili aggregati di poco superiori al 2%, la crescita annuale di fatturato ed utili resta in campo negativo, pur se attesa invertirsi entro l’anno.

Sui mercati obbligazionari a spread, lieve restringimento per gli emergenti, ed allargamento di alcuni punti base per gli High Yield europei. E’ proseguito il restringimento degli spread per la Russia, dopo l’avvio del ritiro delle truppe di Mosca dal confine orientale ucraino, dopo che la stessa Russia ha accettato sorvoli del proprio territorio da parte di osservatori internazionali per confermare il ritiro. Restringimento anche per l’India, dopo la schiacciante affermazione elettorale del partito nazionalista indù BJP, guidato da Narendra Modi, considerato un forte riformista pro-business.

Sul mercato dei cambi, in settimana il dollaro è risultato in rialzo soprattutto contro euro e dollaro australiano e neozelandese, mentre si è indebolito su valute emergenti quali rupia indiana, rublo russo, lira turca e rand sudafricano. Dall’annuncio di Mario Draghi dell’8 maggio sull’allentamento della Bce al meeting di giugno l’euro si è indebolito contro dollaro del 2%.

In settimana, materie prime in rialzo dello 0,5% in dollari, guidate dai metalli base, anche grazie al dato cinese dell’indice dei direttori acquisti di imprese manifatturiere, che ha sorpreso al rialzo dopo cinque mesi consecutivi di cali, e che pare suggerire la conclusione del rallentamento dell’attività industriale.

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