Macromonitor – 5/10/2014

Settimana di ribassi per azionario, materie prime, mercati emergenti ed obbligazioni societarie, mentre i Treasury segnano un calo dei rendimenti, al netto del recupero finale indotto dal positivo report sull’occupazione statunitense. La forza del dollaro e la debolezza dell’economia globale mettono a rischio il vigore della crescita statunitense.

I mercati azionari europei hanno avuto una reazione fortemente negativa all’annuncio di Mario Draghi delle date di avvio degli acquisti di Abs e covered bond, con vendite violente nella giornata di giovedì. In particolare, i mercati non avrebbero gradito la mancanza di indicazioni sulle modalità operative degli acquisti. Resta sul tappeto, inoltre, il problema del prezzo al quale gli acquisti saranno effettuati: un prezzo troppo elevato rispetto a quello di mercato equivarrebbe ad un sussidio alle banche, mentre un prezzo troppo basso farebbe emergere delle perdite per gli istituti di credito, che comunque potrebbero scegliere di non cedere i titoli, vanificando l’obiettivo di espansione del bilancio della Bce. A questi non lievi problemi operativi si somma l’incertezza sul destino delle tranche mezzanine, quelle che assorbono maggior capitale di vigilanza (e la cui cessione da parte delle banche sarebbe quindi opportuna), e che hanno maggior rischio, motivo per il quale Draghi ha detto di ritenere auspicabile la presenza di garanzie pubbliche, per evitare alla Bce il rischio di credito conseguente. Il programma nasce quindi con molte incertezze, che sono alla base delle critiche provenienti soprattutto (ma non esclusivamente) dalla Germania. A ciò si aggiunge il fatto che i mercati, nella loro costante anticipazione degli eventi (e spesso dei desideri), si sono da tempo posti in attesa dell’annuncio di un easing quantitativo sovrano da parte della Bce. Da qui la reazione molto nervosa di giovedì.

Sul mercato dei titoli di stato, la Bce ha fornito le date di avvio degli acquisti di Abs e dei covered bonds, oltre a confermare il messaggio di essere determinata ad aumentare la dimensione del proprio bilancio. La Bce potrà acquistare sino al 70% di una singola emissione (ma non oltre il 30% per emissioni greche e cipriote), e ciò ricalca il limite che la Fed si è data negli acquisti di Treasury. Secondo alcune previsioni, la Bce potrà aumentare di 750 miliardi di euro entro fine 2016 la dimensione del proprio bilancio.

Sui mercati azionari, la settimana è stata caratterizzata da ribassi marcati, soprattutto in Europa, Giappone ed emergenti. In Europa, gli ultimi dati degli indici dei direttori acquisti confermano il rallentamento, che potrebbe risolversi in sorprese negative nella imminente reporting season del terzo trimestre, verosimilmente in parte mitigate dalla debolezza del cambio, anche se l’azionario europeo resta vulnerabile a causa di multipli storicamente elevati. Negli Stati Uniti, la reporting season inizia con una stima di consenso sugli utili per azione dell’indice S&P che implica una crescita annua del 5%, che dovrebbe essere agevolmente battibile e di conseguenza produrre sorprese positive, al netto di effetti negativi causati dalla forza del dollaro e dalla intervenuta debolezza dell’economia globale. Nei paesi emergenti, i persistenti ed accentuati ribassi del cambio mettono a rischio il mercato obbligazionario ed azionario, attraverso pressioni rialziste sui rendimenti.

Sul mercato dei cambi, il dollaro termina la settimana in ulteriore generalizzato rafforzamento, malgrado nella giornata di mercoledì l’annuncio (poi non confermato) che le autorità sanitarie texane stessero investigando su un secondo contagiato da Ebola abbia contribuito a determinare una flessione dei rendimenti al di sotto di importanti livelli tecnici. Prosegue quindi la contrapposizione tra forza dell’economia statunitense e delusioni sulla congiuntura di parecchi paesi del G10 ed emergenti.

In settimana, materie prime in calo del 2,5%, con energia in calo del 4%. Continua la discesa del prezzo del petrolio, su cui incide anche la forza del dollaro e che, sorprendentemente, non trova contrappeso negli elevati ed apparentemente crescenti rischi geopolitici del Medio Oriente. Questa settimana l’OPEC non solo non ha agito per contrastare la discesa dei prezzi, ma i dati hanno mostrato un aumento di produzione del cartello petrolifero, e l’Arabia Saudita ha abbassato i propri prezzi ufficiali di vendita. La domanda fisica, peraltro, resta molto debole, in particolare dalla Cina, dove i rischi al ribasso per la crescita appaiono in aumento. Proseguono poi le sorprese sui livelli di produzione di Libia e Iraq, che sono molto più alti di quanto ritenuto possibile, data la situazione dei due paesi. Ulteriore elemento ribassista sui prezzi è poi stato fornito dalla notizia che in luglio gli Stati Uniti non hanno importato greggio nigeriano per la prima volta in oltre vent’anni.

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