Giappone, la bolla è sempre più gonfia

Oggi è arrivata la notizia che la Bank of Japan ha deciso a sorpresa (e di misura, 5 voti a favore contro 4) di aumentare ulteriormente i propri acquisti di attivi, nel tentativo di combattere la deflazione. Le nuove misure si sommano a quella, altrettanto importante, che prevede di modificare l’allocazione strategica del gigantesco fondo pensione del paese, verso più azionario e meno titoli di stato. L’esperimento prosegue, sempre più affascinante. Resta da capire come finirà.

L’antefatto è che l’inflazione core, al netto anche della variazione delle imposte indirette, sta inesorabilmente calando, ed ora è arrivata ad un tendenziale dell’1%. Poiché obiettivo di governo e banca centrale è quello di raggiungere il 2% entro il prossimo anno, ecco che il governatore della BoJ, Haruhiko Kuroda, dopo aver passato le ultime settimane a negare l’esigenza di un ulteriore stimolo, ha deciso di portare l’aumento annuale di base monetaria a 80 trilioni di yen, dall’attuale target di 60-70 trilioni. Gli acquisti avverranno soprattutto su titoli di stato a lunga scadenza, in modo da portarne la scadenza media a 7-10 anni, tre anni più della media attuale. Molto interessante è anche il fatto che la BoJ aumenterà gli acquisti di fondi immobiliari (REIT) e di Etf azionari. Questi ultimi verranno acquistati al passo di 3 trilioni di yen annui. Se vi state annoiando a leggere, leggete questo: la Bank of Japan stampa moneta per comprare azioni. Ganzo, no? Siamo sempre più sulla strada del Monopoli, si direbbe. Oltre all’azione della BoJ, si diceva, il gigantesco fondo pensione giapponese, che dispone di attivi equivalenti a 1.100 miliardi di dollari, ha deciso di cambiare la propria allocazione strategica, tagliando la quota di possesso di titoli di stato dal 60% al 35%, e quella investita in azioni giapponesi dal 12 al 25%. In aumento anche la quota di azioni estere.

Quindi, proviamo a tirare le fila del discorso: la banca centrale giapponese stampa all’impazzata e si compra una quota crescente di titoli di stato, che di fatto le saranno venduti dal fondo pensione nazionale. Il quale aumenterà la quota di azioni domestiche ed estere, mettendo pressione ribassista sullo yen. La banca centrale, inoltre, aumenta la quota di azioni comprate stampando moneta. Al termine di questo gigantesco esperimento di ricomposizione di attivi e passivi del sistema-Giappone, avremo un legame sempre più tenue tra valore intrinseco della moneta ed attività reali sottostanti. In altri termini, si combatte la deflazione con una fiammata inflazionistica sugli attivi. Una deflazione, ribadiamolo, che appare molto radicata nel sistema, visto che l’aumento dei prezzi visto sinora è stato causato dall’indebolimento dello yen, mentre il potere d’acquisto delle famiglie giapponesi è in caduta (è di oggi la notizia che la spesa complessiva è calata in settembre del 5,6% annuale).

Ai mercati globali questa mossa combinata è piaciuta molto, visto che l’aumento di liquidità globale e la riallocazione degli investimenti azionari a favore dell’estero finiranno col beneficiare il mondo intero, nel momento in cui la Fed punta a stringere progressivamente le condizioni monetarie. Restano le contraddizioni di fondo. Come abbiamo visto sinora, il forte indebolimento dello yen al momento non produce aumento dell’export ma solo erosione del potere d’acquisto dei residenti. Di fatto, vista la reazione dello yen alle misure odierne, questa è la reiterazione dello schema già visto nell’ultimo anno e mezzo o giù di lì.

Ed il Giappone, che ha una popolazione in restringimento, deve trovare il modo di sostenere il proprio debito pubblico. La creazione di inflazione risponde anche a questa esigenza, ovviamente. La via è stampare moneta? Avremmo seri dubbi, ma l’esperimento è e resta affascinante. Il mondo continua ad essere quel luogo dove banche centrali ed istituzioni acquistano disperatamente tempo.

Lettura complementare consigliata: Buttonwood dell’Economist. Se avete fretta, limitatevi agli ultimi due paragrafi. Il senso è tutto lì.

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