Gattopardismo fiscale digitale

Da ieri, con supremo sprezzo del pericolo (di procedure d’infrazione comunitaria), l’Italia applica sugli ebook l’aliquota Iva minima del 4%, tra grande fanfara del ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, e non solo. Come i più perspicaci tra voi avranno notato, però, Amazon non ha modificato i prezzi dei propri ebook. La spiegazione è semplice e disarmante.

Come si può leggere su Italia Oggi,

A partire da ieri sono entrate in vigore le nuove normative che regolano il commercio diretto, ovvero l’e-commerce di beni non materiali, dalle app ai software allo streaming per finire con gli abbonamenti ai vari servizi digitali. Oltre all’Iva sugli eBook, destinata a uniformarsi all’interno del Vecchio continente. La regola è molto semplice: chi acquisterà servizi all’estero sarà tenuto a versare l’aliquota Iva del Paese di residenza e non del Paese in cui si trova il fornitore come avveniva in passato. Molte aziende hanno già iniziato a segnalare questa importante modifica ai propri clienti. È il caso, per esempio, di Skype che in Italia applicherà un aumento dell’imposta sul valore aggiunto del 7%, passando al 22% rispetto al 15% del Lussemburgo previsto finora per i clienti italiani.

Ora, a parte il rincaro per gli utenti italiani di Skype, è utile sapere che Amazon (ed Apple) sino a ieri l’altro pagava l’Iva al Lussemburgo, che sugli ebook è pari al 3%. Di conseguenza, se non vi fosse stata la “audace” mossa del nostro governo, agli acquirenti italiani di ebook sarebbe finito in faccia un consistente aumento di prezzo. Ecco, quindi, per evitare una figura non particolarmente edificante, l’iniziativa di Franceschini e del governo italiano. E vissero tutti felici e contenti, a prezzi invariati. E per questa volta l’abbiamo sfangata.

Come dicono i nostri leader antimercatisti ed antielusivi (tranne che con gli amici), in Europa serve armonizzazione. E smettere di considerare i consumatori-elettori-contribuenti come dei minorati encefalici, aggiungeremmo.

Aggiornamento – Anche i prezzi degli ebook venduti da società italiane sono rimasti fermi. Delle due l’una (se ce ne fosse una terza, segnalatecela): o le società italiane in realtà fatturavano a loro volta dal Lussemburgo sino al 31 dicembre, oppure l’occasione è ghiotta per un bel comportamento collusivo. Del resto, la traslazione a valle dell’imposta non è una legge fisica.

Aggiornamento del 15 gennaio – Un po’ impitoniti dalle libagioni del fine anno (questa è la motivazione ufficiale), eppur si muovono. Anche per evitare che lo faccia la Ue, con una bella procedura per aiuti di stato.

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