Liberi dagli Ogm, non dall’ipocrisia

Sabato scorso abbiamo avuto la prova generale della melassa nazional-popolare-ideologica di quello che ci attende nel periodo di Expo2015: al netto di vaticini del premier che (visti i precedenti) autorizzano chiunque a toccarsi, abbiamo anche avuto uno dei vecchi cari raptus costituzionali che spesso colgono la sinistra italiana, sia quella hard che quella soft, nei suoi momenti migliori e peggiori. E quindi, vai con la costituzionalizzazione del “diritto al cibo“. Noi pensavamo che questo fosse diritto già compreso nei principi fondativi della Carta ma evidentemente siamo piuttosto obsoleti. Oltre ai padiglioni di Expo, si sta inoltre rapidamente edificando il Pantheon dei numi tutelari che nutrono il mondo, di speranza e non solo. Tra essi, l’ex presidente brasiliano Lula. Noi saremmo più cauti nella scelta dei santi protettori: la storia ha una predilezione ad essere particolarmente str0nza, ma tant’è.

Quello che invece desideriamo segnalarvi, in questo baccanale di buoni sentimenti ad alto tasso glicemico, è un commento, pubblicato ieri su Repubblica, di Elena Cattaneo. Senatrice a vita ma soprattutto biotecnologa impegnata nello studio delle malattie neurodegenerative, degli impieghi terapeutici delle cellule staminali e attenta divulgatrice scientifica. Di seguito uno stralcio dell’editoriale di ieri, relativo alla decisione italiana di prorogare il divieto di coltivazione di mais ogm. Il tutto in nome di un malinteso, ipocrita e molto pop “principio di precauzione”.

Che accadrà, ora? La risposta la fornisce Elena Cattaneo. Ed è molto interessante per chi, privo di competenze scientifiche specifiche, guarda agli aspetti ed alle ricadute economiche di questa decisione italiana. Grattando sotto la superficie degli slogan, che in Italia è sempre uno strato molto spesso, si scopre la realtà:

Oltretutto, ora che è impossibile coltivare Ogm (intendo quelli dimostrati sicuri per l’ambiente e la salute), viene meno anche l’accusa che chi parla a favore degli Ogm lo fa al “soldo delle multinazionali”. Paradossalmente, proprio oggi che siamo “liberi dagli Ogm”, abbiamo creato le condizioni per essere ancor più al “soldo delle multinazionali”. Siamo infatti costretti, per sempre e senza speranza, a comperare la mangimistica da loro, senza più ambire a contrapporre alcun nostro brevetto ottenuto da centri di ricerca pubblici, e quindi continuando ad acquistare anche sempre più semi (quelli non Ogm, ma che differenza fa?) dalle stesse multinazionali sementiere. Siamo anche tecnicamente dipendenti dalle multinazionali tedesche per le tonnellate di pesticidi che importiamo. E non ci si illuda di poter fare a meno della mangimistica Ogm, senza la quale le “mungiture di piazza” viste il 6 febbraio a Milano sarebbero solo un’anticipazione del disastro finale della zootecnia.

Su queste nuove basi, ho provato a rileggere gli ultimi eventi e li riassumerei nei seguenti punti:

1) L’Italia (come l’Europa) finge di chiudere agli Ogm. L’Europa lo fa lasciando liberi gli Stati di decidere, ben sapendo che molti Paesi mireranno a chiudere, piuttosto che informare i propri cittadini. Così sta accadendo in Italia e posso solo dispiacermi. Ma si chiuderà alle sole coltivazioni, perché quei 4 milioni di tonnellate di soia Ogm che importiamo ogni anno (10 mila tonnellate al giorno) saranno nascosti sotto il tappeto. Continueremo ad importarli. A questi si aggiungono mais e cotone Ogm. Quindi a me pare che il “baccano” sulla volontà di divieto di coltivare Ogm mascheri una notizia importante, cioè che confermiamo la nostra dipendenza dalle importazioni.

2) Questa decisione sancisce anche che gli Ogm (mi riferisco, uno a uno, ai 46 che l’Europa importa) non sono affatto dannosi per la salute animale e umana visto che in tutta questa discussione europea nessuno ha sollevato un grido di allarme circa la loro “pericolosità sanitaria”. Anche questa è una notizia importante.

3) Nessuna multinazionale soffrirà di questa decisione europea, visto che con essa l’Europa certifica la propria totale dipendenza da queste multinazionali per i semi Ogm e per i semi non Ogm. Nulla più è nostro, nemmeno la speranza di un futuro diverso. Questo è solo triste.

4) Quando il Governo italiano vieterà la coltivazione anche di quell’unico Ogm autorizzato dall’Europa, il mais Bt, le nostre imprese agricole, che se ne potevano giovare economicamente, dovranno acquistare mangime Ogm dai consorzi agrari, incluso mi pare quelli di Coldiretti, contraria agli Ogm. Sono troppe le contraddizioni.

Non male, vero? Ancora una volta, si conferma l’assoluta expertise italiana in ipocrisia, uno dei nostri tratti distintivi e caposaldo del nostro progressivo inabissamento, quello che amiamo imputare ad un complotto esterno sulla cui denuncia cui si fanno e disfano effimere fortune politiche. Che l’Expo cominci, allora: tra una spruzzata di Naomi Klein, riesumata dal suo oblio internazionale e che sta già alacremente facendo merchandising dei buoni sentimenti ed intenzioni papali (“Il papa ha letto Piketty”), la santificazione di personaggi che tutto sono fuorché santi, l’immancabile costituzione più bella (e demagogica) del mondo, ci attendono mesi di sbobba ideologico-mediatica. Buon appetito.

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