Land of opportunity

Siamo tutti felicissimi che il vice ministro degli Esteri, Lapo Pistelli, abbia oggi annunciato coram populo che, all’età di 51 anni, andrà a reinventarsi lasciando una ultraventennale carriera politica per divenire vicepresidente senior di Eni, con delega a “promuovere il business internazionale e di tenere i rapporti con gli stakeholders – in Africa e Medio Oriente – e dei progetti sulla sostenibilità”. La persona ha un curriculum internazionale certamente interessante. Il problema è la cosina chiamata “opportunità”, quella di uscire dal governo ed entrare in una azienda pubblica senza decantazione.

E’ il modello delle revolving doors, di cui si discute aspramente da molto tempo in molti paesi, soprattutto anglosassoni. In quelle realtà si discute dell’opportunità di consentire il passaggio dal government alle imprese private e viceversa, per timori di conflitti d’interesse. Il caso di Pistelli è formalmente diverso ma sostanzialmente assimilabile. Aver deciso di lasciare “per sempre” la politica era ed è il “minimo sindacale” per un’operazione di questo tipo, e comunque non esiste garanzia alcuna che Pistelli non farà il percorso inverso, tra poco o molto tempo.

Non siamo educande, non ci scandalizziamo. O forse siamo solo stanchi e stufi di vedere piccole e grandi porcherie o anche solo situazioni di palese inopportunità secondo minimali canoni liberali (termine ormai consunto da uso ed abuso in un paese che di liberale mai ha avuto alcunché) presentate come voluttuosi sorsi di amari calici o scelte di vita più o meno irreversibili. Le persone sono o dovrebbero essere persone, prima che affiliati politici, persino in un paese di clan belluini e beceri come l’Italia.

Abbiamo letto che l’Antitrust avrebbe dato il via libera alla “scelta di vita” di Pistelli. Ottimo, la forma è salva, dunque. La sostanza assai meno, ma sono dettagli. Quello che ci sconcerta è questa considerazione di Pistelli, fatta durante l’intervista ad Antonella Rampino de La Stampa:

«È vero che mi intriga la capacità che hanno gli americani, quelle revolving doors per le quali si passa dall’università al business alla politica o viceversa, in modo che le competenze si fertilizzino, mentre da noi è tutto bloccato, di solito…»

E insomma, pare che per Pistelli le revolving doors da criticità democratica e conflitto d’interessi divengano modello da importare in Italia, paese ove gli “echi della modernità” non giungono e quando giungono sono spesso profondamente distorti. Perché questa “elaborazione intellettuale” di Pistelli (che praticamente dà di provinciale a chi non vede, comprende ed elogia la sua “discontinuità” e la rivoluzionaria opportunità di cross fertilization della nostra vita di comunità nazionale) pare frutto o di una disarmante ingenuità o meglio di ignoranza dei termini della questione. Il che, in un soggetto così esperto delle cose del mondo appare inconcepibile oltre che problematico per il suo prossimo lavoro. Oppure è frutto del più classico e tradizionale paraculismo italiano. Come che sia prendetene nota, provinciali.

Per il nostro paese è comunque un salto di qualità: siamo diventati una “terra di opportunità” (e della loro assenza) in luogo dell’inelegante opportunismo che per decenni ha segnato la selezione negativa delle nostre classi dirigenti.