Argentina, i ricchi piangano meno

Problema: che fare quando il tuo mercato automobilistico domestico sta colando a picco e ciò si riverbera in modo nefasto su manifattura e crescita economica? Dipende: o si erogano sussidi alla rottamazione, che prendono a prestito dal futuro, oppure si interviene sulla fiscalità applicata agli acquisti di auto. L’Argentina, che nei primi cinque mesi di quest’anno ha visto un calo del 25% nella produzione di auto, ha deciso di intervenire alleggerendo la pesante gabella sulle auto di lusso. Servirà a poco ma conferma che il populismo è ricetta infallibile per danneggiare il gettito fiscale.

A gennaio 2014, Buenos Aires ha introdotto una tassa sulle auto di lusso, nella misura di un folle 30% sui veicoli di prezzo compreso tra 170.000 (circa 19.000 dollari) e 210.000 pesos. Oltre i 210.000 pesos il taglieggio balzava al 50%. Dopo i primi segni di cedimento del mercato, il governo argentino ha alzato la franchigia del 15% a fine 2014, ed oggi annuncia un altro 15% di incremento, portando la soglia tassabile a 225.000 pesos per l’aliquota del 30% e a 278.000 per quella al 50%. E’ pure prevista una misura protezionistica, con la tassa che viene tagliata di 20 punti percentuali per veicoli prodotti in Argentina.

Che accadrà, ora? Forse nulla, nel senso che i prezzi delle auto di alta gamma sono ormai divenuti proibitivi per la maggior parte dei consumatori. Le auto di fascia di prezzo intermedia vedranno probabilmente un aumento dei prezzi di listino visto che i produttori, alla canna del gas, cercheranno di fiondarsi nel cuneo fiscale lasciato libero dalla manomorta del governo e cercheranno di ricostituire margini. Effetto finale, un evidente disincentivo alle vendite nel segmento intermedio. Vado pazzo per le unintended consequences ben riuscite. Ciliegina sulla torta, la discriminazione a danno delle auto non prodotte in Argentina causerà una zuffa col Brasile, che è il maggior partner commerciale di Buenos Aires ed il suo maggiore mercato di esportazione per le auto. E che, come noto, già non si sente tanto bene di suo.

Il mercato è decisamente una brutta bestia. Soprattutto quando qualche demagogo tenta di saltargli in groppa.