La quiete dal lato della domanda

Pubblicato oggi da Istat l’aggiornamento di un interessante indicatore, il tasso di posti vacanti, che fornisce suggestioni sia in termini di sviluppo della domanda di lavoro (quella proveniente dalle imprese) che del più generale dinamismo del mercato. Il riscontro è presto fatto: c’è calma piatta, sotto ogni aspetto.

Come precisa Istat,

Il tasso di posti vacanti è il rapporto percentuale fra numero di posti vacanti e somma di posti vacanti e posizioni lavorative occupate.

I posti vacanti misurano le ricerche di personale che alla data di riferimento (l’ultimo giorno del trimestre) sono già iniziate e non ancora concluse. Sono, infatti, quei posti di lavoro retribuiti che siano nuovi o già esistenti, purché liberi o in procinto di diventarlo, per i quali il datore di lavoro cerchi attivamente un candidato adatto al di fuori dell’impresa interessata e sia disposto a fare sforzi supplementari per trovarlo.

Questo indicatore, nella definizione metodologica data dal nostro istituto di statistica, “misurando la quota di posti di lavoro per i quali le imprese cercano lavoratori idonei, corrisponde alla parte di domanda di lavoro non soddisfatta. Esso presenta una diretta analogia con il tasso di disoccupazione, che misura la quota di forze di lavoro in cerca di un’occupazione e rappresenta, quindi, la parte di offerta non impiegata”.

Da questa definizione discende che il tasso di posti vacanti può indicare sia la crescita quantitativa degli organici, a seguito di espansione dei livelli di attività aziendale che la loro ricomposizione qualitativa, ad esempio a seguito sia della comparsa di nuove figure professionali o dell’aumento di dimissioni spontanee di lavoratori, i cosiddetti quitters, il cui numero indica la fiducia nelle opportunità offerte dal mercato del lavoro. In Italia questa specifica serie storica al momento manca mentre è piuttosto osservata negli Stati Uniti, dove si trova all’interno della survey JOLTS.

Ebbene, quello qui sotto è il grafico del tasso di posti vacanti. Indica, dal lato della domanda di lavoro, una situazione di staticità pressoché completa (dopo un lieve uptick relativo ai servizi, nell’ultimo trimestre 2014, e per l’industria nel primo trimestre 2015), che mal si concilia con la pretesa rivitalizzazione del mercato del lavoro. Evviva Istat, comunque.

Posti-vacanti

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