Siamo solidi, aiutateci

Da un paio di giorni in Italia la stampa non parla d’altro che dell’intervento pubblico a sostegno delle nostre banche. Sbucato dal nulla, sulla scorta del trauma indotto sui mercati dalla Brexit, respinto dai banchieri, che non vogliono ingressi dello stato nel capitale delle banche (Patuelli dixit), il piano che non c’era continua a fare onde nello stagno. Abbiamo letto di tutto: sospensione del bail-in “per sei  mesi”, garanzie pubbliche, Cassa Depositi e Prestiti in una notte di luna piena, “Padoan Bond”, che poi sarebbero Monti Bond con la marmitta bucata, ed altre meravigliose idee che stanno prendendo forma. Come nella nostra migliore tradizione, il risveglio sarà ruvido.

La prima zuffa con la logica, noblesse oblige, è venuta dal nostro premier, Matteo Renzi:

“Le banche italiane sono molto solide” , ha detto Renzi, ma hanno “un problema: la mancata decisione da parte dei miei predecessori di utilizzare una bad bank pubblica”. Come ha fatto a suo tempo la Germania, ha ricordato il presidente del Consiglio, che “ha utilizzato 200 miliardi di euro per dare aiuti importanti alla sue banche” (Ansa, 28 giugno 2016)

E questo è il primo svarione logico. Il mancato ricorso a soldi pubblici per le nostre banche non sarà per caso legato all’assenza di margini di manovra fiscale di questo paese? Vai a saperlo. Quanto alla Germania, i miliardi erano meno di 150, soprattutto garanzie, e non è stata creata alcuna bad bank pubblica, ma sono dettagli. Ma è la tempistica di questa “iniziativa” italiana a lasciare perplessi. Il referendum sulla Brexit è un innegabile shock, politico, istituzionale e quasi certamente economico e finanziario. Pronti via, ecco l’Italia che si inventa il whatever it takes, prendete e mangiatene tutti, del nostro debito. Ci sono altri paesi europei che hanno chiesto questo tipo di waiver, cioè di deroghe, alla normativa sulla risoluzione delle banche? Non ci risulta. E se siamo da soli a gridare “al fuoco” significa che quella che sta bruciando è la nostra casa.

In pratica, sta andando così: il governo italiano dice che la Brexit colpirà soprattutto il Regno Unito (ma va?), e che noi non avremo problemi rilevanti. E poi, che ti combinano, i nostri eroi? Gridano “si salvi chi può, fate presto!”, su se stessi. Ma come fate, ditemi, come? Vi vengono così, spontanee, o le studiate la notte in qualche cabina di regia? E poi ci sono le “proposte di intervento”, almeno come giunte alla buca delle lettere della nostra vigile stampa. Ad esempio: “sospendere il bail-in per un periodo a termine, diciamo sei mesi”. Bene, durante i quali che accadrebbe? Che lo stato entrerebbe nel capitale delle banche? Con che soldi? Per che fare? E peraltro: “sospendere” qualcosa che non è ancora stato attuato, visto che la risoluzione delle quattro banche, a novembre 2015, non era applicazione della direttiva BRRD ma solo del principio di burden sharing, o condivisione degli oneri nel salvataggio delle banche, esistente dal 2013? Ma voi dove c. eravate, mentre la realtà si srotolava sotto i vostri piedi?

Proviamo in un altro modo, più maieutico:

  • Se parliamo di “sospendere il bail-in” vuol dire che, da qualche parte, ci sono creditori delle banche a rischio di perdere la camicia causa dissesto. Banche italiane in dissesto, ne abbiamo? Ufficialmente no, visto che tutte sono sopra i parametri minimi di capitalizzazione, come stabiliti dalla vigilanza Ue, con lo SREP. Più precisamente, le uniche due banche che erano sotto il minimo di capitale di vigilanza, Popolare Vicenza e Veneto Banca, sono tornate sopra, post aumento di capitale. E quindi, perché stiamo dichiarando che abbiamo banche in imminente dissesto conclamato, onorevole Boccia (e non solo lei)? Per caso ci stiamo autodenunciando al mondo, dopo aver detto “la Brexit saranno cavoli dei britannici”? Ma potete essere così stupidi?
  • Gira pure un importo di aiuti pubblici necessari: 40 miliardi di euro. Fate due conti: il sistema bancario italiano ha sofferenze nette per circa 85 miliardi di euro, frutto di una copertura delle stesse intorno ai 60%. Se “servono 40 miliardi”, vuol dire che la copertura delle sofferenze va portata all’80%, cioè che il loro valore di recupero è solo del 20%, cioè all’incirca quello assegnato alle quattro banche risolte a novembre. Ma tu pensa le coincidenze, vero? Di quanti altri editoriali sui derivati tossici delle banche tedesche avremo bisogno, per convincere il mercato a smettere di guardarci in cagnesco?
  • “Ma sono garanzie fatte con soldi nostri, perché qualcuno dovrebbe opporsi?”, già vi sentiamo obiettare. Ma secondo voi, un paese con il debito dell’Italia che fa ulteriore debito per “garantire” il proprio sistema bancario e “rassicurare” i mercati può finire in modo differente dal tizio che sega il ramo dell’albero su cui è seduto?

Ora, voi mettetevi nei panni della prima tedesca che passa: dopo aver letto per mesi, anzi per anni, che le banche italiane sono “solide”, si sente mandare a chiedere deroghe, per iniettare capitali pubblici nelle medesime, gonfiando ulteriormente il debito pubblico. Che potrebbe mai rispondere, la prima tedesca che passa? NEIN. Ma non prima di aver pensato di trovarsi di fronte dei sociopatici o dei mentitori patologici. E flessibili: vogliono flessibilità sui conti pubblici, flessibilità sulle regole del sistema bancario, flessibilità su tutto quello che si muove e respira. E ora, che accadrà? Le solite cose: da domani torneranno gli editoriali su HSH Nordbank e sui derivati tossici di Deutsche Bank che minacciano il mondo,  la lotta di liberazione dalla Merkel e dalla realtà, che è così fottutamente tedesca. Torneranno i soliti mestatori con le loro pozioni magiche, da bersi durante un weekend e a banche chiuse. Ricordate: non esiste alcun universo parallelo in cui c’è il lieto fine per questo paese. I nodi vengono al pettine anche nell’antimateria e nell’antimoneta.

Questa vicenda conferma per l’ennesima volta quello che è evidente da tempo: la sedicente classe dirigente di questo paese è in completa negazione della realtà, il famoso denial della psichiatria. Lo è la politica, lo sono molti banchieri, che continuano a disegnare mirabolanti piani industriali ad elevata distribuzione di dividendi, mentre la capitalizzazione delle loro banche si squaglia come neve al sole. Tanto, che problema c’è? Si tratta del solito caso di “fallimento del mercato”, e comunque a noi ci ha fregato il neoliberismo.