Il mio fallimento è migliore del tuo

C’è una cosa che mi ha sempre colpito, del tribale discorso pubblico di questo povero paese: le devastanti dissonanze cognitive associate al tifo da stadio. Quella cosa che ti porta a giustificare ogni inazione e fallimento della tua fazione al grido di “e quelli che c’erano prima, allora?”. E la sua conseguenza, “lasciateli lavorare!”, che rapidamente vira in “li hanno ostacolati con ogni mezzo”, che a sua volta trasmuta in “c’è un complotto per farli fallire”.

Scoppiano i tombini dopo un temporale? Beh, si, però scoppiavano anche con Rutelli-Veltroni-Alemanno-Marino, e i più anziani vi diranno che scoppiavano pure con Vetere e Petroselli. Se scoppiano col mio nemico è una vergogna, se scoppiano con la mia figurina tribale è sfiga, complotto, e l’ineluttabile ostruzione di eventi imprevedibili. Però da qui in avanti andrà meglio, perché stiamo lavorando per voi, anzi noi ne usciremo meglio di altri. Ma sapete che c’è? Che dopo alcuni giri di questa giostra, di fallimento in fallimento, il paese affonda, ed i risultati si vedono tutti. Però le fazioni continuano a fronteggiarsi ed alternarsi, mangiando cucchiaiate di escrementi con voluttà perché questi sono i nostri escrementi, e che cazzo!

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