Vi meritavate Alberto Sordi, ora avete Casaleggio

Oggi sul Fatto trovate un’intervista di rara irrilevanza contenutistica a Davide Casaleggio, in cui svetta, tra tutti gli altri ponderosi concetti, quello della privacy applicata ad una consultazione pubblica per partecipare ad un’elezione.

Ecco qui sotto, in tutto il suo splendore, la nuova frontiera della democrazia italiana:

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Qui il mio problema è quello di trovare e scegliere il registro con cui commentare questa cosa. Potrei essere sdegnato e cercare un antiemetico. Oppure potrei usare l’abituale ironia che vira nel sarcasmo, di cui però mi starei anche stancando, quando commento le vicende di questo Twin Peaks alla deriva in mezzo al Mediterraneo. Vi confesso che non so esattamente che fare. Siamo di fronte ad una epocale presa per il culo, ma certificata da uno statuto che è talmente vivo da essere emendato praticamente ad ogni stormir di fronde.

C’è però da dire che tutto quanto sinora accaduto, inclusa questa vicenda della privacy, è coerente con la logica di “uno vale uno”. Nel senso che, fuori dal vertice che guida il movimento e della raccolta di figurine con cui rendere ancor più attraenti liste elettorali piene di non-economiste strappate alla Merkel, olimpionici, giornalisti a carriera finita o specialisti in raccolta differenziata, tutto il resto sono solo inutili figuranti che servono solo a fare numero. E quindi proteggere la loro privacy ha senso, o meglio la loro identità non dovrebbe interessare nessuno.

L’intervista a Casaleggio junior prosegue con l’annuncio della road map per Rousseau, che come forse intuite è l’evoluzione del leggendario “sistema operativo” (beata ignoranza che fa girar l’Italia), e su cui si investirà pesantemente, e che tra poco verrà nobilitato dall’immancabile blockchain che è tanto trendy, signora mia, e che servirà a meglio proteggere l’identità di elettori e eletti ed il processo di selezione del personale politico del movimento. Se solo non fosse che la vera blockchain rende tutto inesorabilmente tracciabile.

Quanto agli italiani che il 4 marzo voteranno questa gente perché “abbiamo già visto gli altri, mettiamo alla prova questi”, nulla da aggiungere: il ragionamento ha senso, visto chi è stato sinora eletto e chi si accinge ad esserlo. Questi sono i frutti marci della drammatica deprivazione culturale in cui questo paese sta affogando.

Aggiornamento del 3 febbraio: pubblicati i risultati delle parlamentarie, un vero bagno di folla telematico. Forse invocare la privacy serviva anche a coprire quello.

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