Lentamente ma inesorabilmente, prosegue la disseminazione dell’informazione sulla proposta di legge legastellata sul ricalcolo delle pensioni cosiddette d’oro, di cui vi ho dato conto qui. Oggi su Repubblica ci sono un paio di esempi interessanti che illustrano il tipo di punizione prevista per i plutocrati con rendite pensionistiche “elevate”, ma -ribadiamolo- che nulla c’entra il ricalcolo contributivo, contrariamente a quanto proclamato ad esempio dal vicepremier Luigi Di Maio. Forse finirà in nulla, per manifesta stupidità del meccanismo. O forse no.

Nei giorni scorsi è stato presentato un progetto di legge di iniziativa di due deputati (uno leghista ed uno pentastellato) relativo al ricalcolo delle cosiddette “pensioni d’oro”, che poi sarebbero quelle oltre i 4 mila euro netti mensili. Come noto, il M5S punta molto sul “ricalcolo” delle pensioni più ricche, per assegnare fondi alle minime e portarle alla famosa “soglia di cittadinanza” di 780 euro, che ad oggi resta irraggiungibile. La cosa interessante è il criterio di ricalcolo contenuto nella proposta di legge.

Da quando si è insediato, questo esecutivo ha scelto di non decidere su alcuni bubboni che si trascinano da anni. In realtà, il messaggio che passa è che “stanno decidendo, oh se stanno decidendo!” Ora decidono, teneteli o decidono, e cose del genere. Ma al momento si è visto poco e nulla, se non una pervicace volontà procrastinatoria travestita da decisionismo. Ma questo decisionismo spesso viene presentato come “ascolto” e “partecipazione” dei cittadini sovrani, ci mancherebbe. Il risultato è ancor più straniante.

Si dice che solo i cretini non cambiano mai idea. Motivo per il quale i politici italiani, da tempo immemore, tendono ad essere prossimi al puro genio. Per fare emergere questa intelligenza superiore in tutta la sua geometrica potenza di fuoco, è sufficiente qualche minuto ed un archivio di agenzia di stampa.

In attesa che il governo gialloverde prenda le prime decisioni pesanti, qualificanti e caratterizzanti il Contratto, ieri sono stati pubblicati i risultati di una simulazione col nuovo metodo di “quota 100”, come previsto da Alberto Brambilla, esperto previdenziale e consigliere della Lega per la riforma. Sono cose già note, in particolare le avevo tratteggiate qui, quando parlavo di nuove pensioni da fame nera e vera, ma è utile ribadirle con qualche dettaglio aggiuntivo.

C’è un’interpretazione benigna, da parte di molti analisti ed osservatori, circa l’azione del governo gialloverde. E cioè che, per manifesta assenza di risorse ed altri vincoli di realtà, i nostri eroi si limiteranno a qualche mossa simbolica per contentare il popolino, tipo colpire i vitalizi o altre cose più spettacolari tipo contrasto all’immigrazione e nuovi e maggiori vincoli alle Ong che operano nel Mediterraneo. Al netto di ciò, argomentano gli ottimisti, non dovrebbero esserci grossi sommovimenti a livello di conti pubblici, in attesa di scavallare le elezioni europee del prossimo anno con nuove mirabolanti promesse. Io non sarei così ottimista.

Mentre oggi il governo Di Maio-Salvini entrerà nella pienezza della propria legittimazione parlamentare, con il discorso programmatico e la fiducia al Prestanome del Consiglio Giuseppe Conte, pare siano già iniziati i negoziati con la realtà del nuovo governo gialloverde, e si preannunciano tutt’altro che semplici.

Pare che ce l’abbiamo fatta, e che stavolta il governo si farà. Un sollievo, dopo quasi tre mesi di bizantinismi, machiavellismi da osteria, psicodrammi personali, accattonaggio politico e non solo, tentativi di trattare forme problematiche di senilità e, su tutto, disperate ricerche di alibi. Avremo quindi un governo sovranista, impegnato a “migliorare la qualità della vita degli italiani”, come si direbbe di cure palliative.

Quando ieri mattina ho scritto questo post, a metà tra la satira e l’ucronia, avevo espresso l’auspicio che il capo dello Stato accogliesse tutti i nomi della squadra di governo gialloverde, incluso quello per l’Economia, perché ritengo che solo la realtà possa occuparsi degli italiani. Così non è andata, Mattarella ha esercitato le proprie prerogative costituzionali, in quello che tutti sappiamo era, è e sarà un gigantesco gioco a somma negativa per questo disgraziato paese. E ora?