C’è un topos assai caro alla politica, in questo paese, da molto tempo. È quello della “Banca del Mezzogiorno” la cui missione deve essere quella di aiutare le imprese localizzate là dove le condizioni sono meno favorevoli, per non dire palesemente ostili. È un tema che ricorre da svariati decenni. L’ultimo, anzi il penultimo, tentativo di rivitalizzare una banca siffatta fu di Giulio Tremonti, con la legge 191/2009. Sappiamo come finì: ibernazione del neonato istituto, acquisito prima da Poste e poi dal Mediocredito Centrale, di cui oggi è la seconda “anima”, su controllo di Invitalia.

di Vitalba Azzollini

Nei giorni scorsi, sul “Blog delle Stelle” è stato pubblicato un post rivolto ai «parlamentari in ritardo con le rendicontazioni e le relative restituzioni» per ricordare loro l’impegno assunto «all’atto della candidatura con il MoVimento 5 Stelle»: «una vera obbligazione giuridica, come di recente affermato dall’Agenzia delle Entrate», nonché «un impegno morale nei confronti di tutti i cittadini italiani e, in particolare, degli elettori», il cui mancato assolvimento «integra una grave violazione disciplinare per la quale i Probiviri si attiveranno senza indugio». Il fatto che il M5S tirasse in ballo l’Agenzia delle Entrate (AdE) per un problema interno – il versamento di una parte della remunerazione al “Comitato per le rendicontazioni/rimborsi del Movimento 5 Stelle” – ha destato qualche dubbio, che merita di essere affrontato.

Visto che oggi in Italia si parla di poco d’altro rispetto alle elezioni regionali dell’Umbria, nell’ennesimo giorno del giudizio più o meno divino nel paese che sta inesorabilmente morendo guardandosi l’ombelico e fantasticando di “nuove vie” per raggiungere più in fretta il dissesto, vorrei aggiungere al frastuono anche il mio inutile commento.

Quelli tra voi che usano come esclusiva fonte di informazione la stampa domestica, tra teatrini televisivi e buche delle lettere partitiche su carta stampata, negli ultimi giorni devono aver tratto motivo di conforto e di rinnovato orgoglio nazionalistico. Si narra infatti, di qua delle Alpi, di una Germania messa all’angolo anche in sedi europee, che ora “deve spendere, e poche storie”, e di un’Italia che praticamente ha preso per mano l’Europa e la sta conducendo verso le praterie del deficit “a fin di bene”, quello che toglie i peccati ordoliberisti dal mondo.

Ora che (grazie al militante ignoto della piattaforma Rousseau) pare avremo un governo, con spiccata predilezione per il sinistro tema del tassa & spendi, possiamo iniziare (chi ha tempo, non aspetti tempo) a delineare le modalità operative di alcuni punti programmatici. Prendetelo come il divertissement di un paese fallito, o come un esercizio speculativo nel senso di lettura del futuro ed evitate di menarmela con le solite domande “ma allora, lei che farebbe?”.