Arrivata la legge di Bilancio, ci sono conferme e cambiamenti in corsa, fermo restando che il percorso parlamentare sarà per definizione problematico. Resta l’impianto di base, che è quello di una manovra elettorale di fattura pessima o più propriamente di una truffa ai danni di una popolazione ad alta densità di analfabeti funzionali al teflon rispetto alle proprie dissonanze cognitive, ma soprattutto di un’anima del paese che resta anarcoide sino al punto di segare il ramo su cui è seduta.

Dopo una giornata di esaltanti bocciature “tecniche”, o meglio da parte della realtà, oggi il nostro prestigioso esecutivo sovranista, intento a comprarsi le elezioni europee e quelle italiane, ha deciso che si procede, business as usual, o i più autarchici “me ne frego”, “se indietreggio, uccidetemi”, “molti nemici, molto onore”, che tanto bene hanno portato al titolare del copyright di quei claims. Ma la giornata di ieri è stata interessante soprattutto perché ha fornito alcune indicazioni su quanto potrebbe attenderci a breve.

Altre osservazioni spicciole domenicali su quello che ci aspetta se gli scappati di casa daranno seguito alle loro minacce contabili. Cominciamo dalla domandona che molti patrioti si fanno: perché questo deficit così basso e che replica quanto fatto in passato da altri governi italiani è diventato improvvisamente la pietra dello scandalo? Sarà mica un complotto contro di noi, eh? Eh?

I nuovi spasmi sul Btp, con lo spread sul decennale tornato in area 300 punti base, sono il frutto del dilettantismo e dell’improvvisazione con cui questo esecutivo sta gestendo una delicatissima legge di bilancio per il 2019. Dentro questa cornice, che conosciamo da tempo, si muovono le correnti più strutturate e strategicamente consapevoli di quanti stanno spingendo il Paese verso l’Incidente.

E così, il sedicente “governo del cambiamento” ha gettato il debito oltre l’ostacolo, approvando una nota di aggiornamento al Def che prevede un rapporto deficit-Pil al 2,4% per ben tre anni, per finanziare nuova spesa senza copertura. Vinte le resistenze del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, le cui dimissioni sono probabilmente state bloccate dal presidente della Repubblica, almeno per ora. Avremo giorni e settimane molto interessanti.

Mentre attendiamo con curiosità la cornice della Nota di aggiornamento al Def, e sentiamo il rumore di piedini sbattuti da qualche piccolo statista di zona depressa, la stampa rilancia senza sosta le ipotesi dei provvedimenti  portanti della legge di bilancio 2019. Pare inizi ad emergere un minimo di razionalità, ma mai essere troppo ottimisti, in questo paese.

Ieri, lo stagno italiano ha prodotto l’ennesima bollicina da fermentazione, solo un po’ più grande del solito. A generarla è stata la pubblicazione, su Repubblica e sul Giornale, di un messaggio vocale Whatsapp di Rocco Casalino, portavoce del presidente del consiglio. Un messaggio molto ruvido, diciamo così, che ha suscitato una puntuale ondata di sdegno e qualche giustificazionismo dei soliti letti e sentiti in questo paese, contro i “burocrati”. Che, indigeni o stranieri, sono da sempre l’ultimo ostacolo al conseguimento della felicità.

Ieri è stato depositato in Commissione Lavoro della Camera il testo rivisto della proposta di legge che taglia le cosiddette pensioni d’oro. Rivisto è termine piuttosto impegnativo, visto che l’impianto della proposta di legge resta immutato. Però vedrete che i nostri eroi insisteranno a dire che si tratta in realtà di “ricalcolo contributivo”, e i giornalisti, a stragrande maggioranza, obbediranno docili ad amplificare e diffondere il nuovo vocabolo della Neolingua.