Devo confessare che trovo sempre meno spunti e voglia per commentare quello che sta accadendo nel povero paese alla deriva nel Mediterraneo. I temi tornano con ciclicità ad alta frequenza, mostrando un’emivita sempre più corta, che pare confermare che l’instupidimento del discorso pubblico è ormai prossimo alla fase terminale. Del resto, lo scenario che abbiamo di fronte è molto ben delineato.

La giornata di ieri è stata l’epitome della cifra stilistica di questo cosiddetto esecutivo che non esegue. Tutto si compendia nella sequenza “proclama-stallo-rinvio”. Uno schema a cui siamo ormai abituati e che ci accompagnerà sin quando la realtà, sotto forma di crisi economica grave, non darà una spallata decisiva a questa compagnia di giro.

La dichiarazione di guerra è stata consegnata all’ambasciatore francese! Squillavano le trombe della propaganda italiana, con priapismo mascellare d’ordinanza e impiego del talentuoso ghost writer che si ispira al Ventennio, quando il nostro ministero per le Infrastrutture e i trasporti l’altro giorno ha inviato agli odiati franzosi il ferale documento con l’analisi costi benefici sul Tav. Quanto accaduto in seguito è stato solo il naturale sviluppo del canovaccio messo in scena dalla compagnia di giro italiana.

Con la kermesse de noantri di ieri (animata solo da 5S, con leghisti latitanti), all’auditorium dell’Enel, entra nel vivo il processo che condurrà all’erogazione del cosiddetto reddito di cittadinanza. Cioè alla più importante operazione di voto di scambio mai creata nella storia della Repubblica. Abbiamo scritto più e più volte, di tutte le incoerenze e disincentivi che questa misura produrrà sull’economia italiana; soprattutto ne ha scritto, da esperto, Luigi Oliveri. Qui facciamo sintesi con le ultime evidenze.

Esattamente come accaduto con la decontribuzione triennale di Matteo Renzi, è iniziata la grande competizione per dimostrare che il cosiddetto Decreto dignità, scritto e riscritto dall’esecutivo tra luglio e settembre, e che ha prodotto alcuni regimi transitori ed un discreto casino, sta determinando un boom di trasformazioni a tempo indeterminato di contratti di lavoro. Benvenuti nel Paese della Marmotta.

La surreale idea di nazionalizzare l’istituto genovese e fonderlo con MPS dovrebbe servire a sconfiggere il rischio di credito

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

Dalla grandinata di bellicose dichiarazioni politiche sulla vicenda del salvataggio di Carige, spicca la persistente suggestione a creare una “banca d’investimento dello stato”, in grado di “prestare ad imprese e cittadini”. Magari attraverso la fusione con MPS.

Il consiglio dei ministri ha adottato una serie di provvedimenti a sostegno dell’ultima grande malata di una lunga serie di banche, nel paese dove “gli istituti sono solidi”. Si tratta di Carige, da anni in condizioni periclitanti. Quella che ha un azionista di maggioranza relativa in grado di bloccare l’assemblea straordinaria, e che sostituisce amministratori delegati manco fosse Maurizio Zamparini coi suoi allenatori. La cosa interessante è che le misure del governo del Cambiamento sono la fotocopia di quelle adottate dai governi nella scorsa legislatura.

La legge di bilancio per il 2020 partirà, come sappiamo, con 23 miliardi di clausole di salvaguardia, cioè di aumento Iva, destinati a diventare 29 nel 2021. Si tratta del principale frutto avvelenato del “negoziato” che i nostri sovrani scappati di casa hanno condotto con la Commissione Ue. “Che sarà mai, lo fanno tutti i governi, da anni”, è il ritornello di queste ore, che proviene non solo e non tanto dai soldatini-elettori gialloverdi, quelli devastati dalle dissonanze cognitive ed ormai prossimi alla coprofagia fideistica che li porta a vedere profiteroles ovunque, ma soprattutto da osservatori e commentatori “terzisti” (spoiler: i terzisti non esistono né mai sono esistiti).

Signori, è fatta: la Commissione Ue ci ha “promossi“. Questo per chi ci crede, ovviamente. Per tutti gli altri, ci sono i primi dettagli dei salti mortali fatti dal nostro esecutivo per tenere in vita le due misure-bandiera, che serviranno a nulla. In compenso, tra le coperture affiorano danni non lievi. Ma è tutto l’impianto della manovra che si rivelerà estremamente tossico-nocivo per questo povero paese.