Crescita, il rischio di una frenata improvvisa che preoccupa i mercati

Dietro la nuova volatilità le  incognite sull’economia mondiale: dalla guerra dei dazi Usa-Cina al rialzo dei tassi della Fed

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La recente ripresa di volatilità sui mercati finanziari ha lasciato gli analisti a chiedersi se non si sia trattato di un semplice episodio ma dell’inizio di una fase di difficoltà. Nulla di inedito: visto che l’attuale fase rialzista dei mercati azionari dura da oltre nove anni, e che l’espansione è tra le più longeve di sempre, ad ogni correzione dei mercati ci si domanda se la fine di questo ciclo positivo sia imminente.

Tra i maggiori potenziali catalizzatori ci sono la guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti, per ora ferma a dazi su 360 miliardi di dollari di controvalore di scambi, ed il rialzo del dollaro, che fa soffrire i paesi emergenti, soprattutto quelli con squilibri delle partite correnti, indebitatisi in dollari durante l’espansione ed oggi a crescente rischio recessione, costretti ad alzare i tassi, inasprire la tassazione e tagliare la spesa pubblica per raffreddare la domanda interna e stabilizzare il cambio, il cui violento deprezzamento si è nel frattempo tradotto in maggiore inflazione e perdita di potere d’acquisto delle famiglie.

Questo disordine “sottotraccia” non si è sinora riflesso in evidenti danni alla crescita globale, prevista per ora solo in lieve rallentamento rispetto all’andamento molto sostenuto visto soprattutto nel 2017, ed alla ulteriore accelerazione vista da inizio anno negli Stati Uniti, dopo la riforma fiscale e l’approvazione di un pacchetto pro-ciclico di stimolo fiscale aggiuntivo da parte del Congresso, calibrato sulle elezioni di Midterm del mese prossimo, che sta spingendo la Fed a stringere il credito oltre le attese.

Ma la frenata potrebbe materializzarsi all’improvviso, e questo rende nervosi i mercati. Donald Trump, malgrado i dazi sin qui inflitti alla Cina, non ha realmente dettagliato cosa vuole da Pechino, e questa incertezza rende più difficoltosa la navigazione degli investitori. La Belt and Road Initiative, con cui la Cina sta tentando di proiettare la sua potenza sul corridoio eurasiatico, sta scontrandosi con le crisi di bilancia dei pagamenti dei paesi partner. Il Pakistan ha avviato colloqui col Fondo monetario internazionale per ottenere l’ennesimo salvataggio, ma gli americani potrebbero subordinare l’intervento del Fondo alla preventiva imposizione di perdite ai creditori cinesi.

Molti produttori globali vorrebbero riplasmare le proprie catene del valore, ad esempio uscendo dalla Cina per rivolgersi a fornitori vietnamiti, ma i costi associati allo spostamento inducono molte multinazionali a prendere tempo, sperando che le tensioni commerciali si risolvano o che i paesi di destinazione dei nuovi investimenti risolvano i loro colli di bottiglia. Sullo sfondo, gli investitori osservano nervosamente l’andamento degli utili societari ed i focolai di tensione aggiuntiva, come la Brexit e l’Italia. Molti fronti aperti, un ciclo economico molto maturo: questa volta il “muro di preoccupazione” per i mercati appare decisamente più alto e scivoloso.

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