I freni rotti ed il baratro dietro la curva

Ieri, al termine della conferenza stampa a Palazzo Chigi in cui è stato illustrato il condono fiscale riveduto e corretto, i due vicepremier a domanda hanno risposto: “non vogliamo uscire dalla Ue e dall’euro” (bontà loro) e “non ci saranno patrimoniali”. Ora, io capisco l’esigenza dei giornalisti di fare domande, ma continua a non essermi chiaro che tipo di risposte differenti ci si potesse attendere.

“Stiamo bene nella Ue, vogliamo cambiarla” pare un commento uscito durante un momento di terapia di gruppo di soggetti minati da profondo disagio. Turbe di personalità narcisistica o, più verosimilmente, la stanca reiterazione di una giaculatoria che non colpisce nessuno dei destinatari. Non la plebe festante che è stata convinta che esista da qualche parte un “pozzo del deficit” a cui “attingere”, né gli investitori né (men che meno) gli altri esecutivi europei.

Sul fatto che “non ci saranno patrimoniali”, voi che vi sareste aspettati? “Abbiate pazienza e arriva, tutto a suo tempo”? Tutto molto surreale, in questo paese che sta trotterellando verso il baratro con i suoi 60 milioni di ostaggi, alcuni dei quali convinti di non essere tali. I nostri eroi stanno cercando disperatamente di arrivare alle elezioni europee di maggio, ma su questa traiettoria maggio dista un’era geologica e non ci arriveranno vivi, né loro né il paese.

Ovviamente, poiché non tutti dentro il governo sono stupidi, c’è anche chi è molto preoccupato, per usare un eufemismo. Tra questi si può sicuramente annoverare il sottosegretario alla presidenza del consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti, che oggi è intervistato sul Messaggero, e cerca di fare forza soprattutto a se stesso con una ipotesi di azione che non ha alcun senso, ma che sentiamo spesso ripetere.

Non è che potreste ridurre quel 2,4% di deficit-Pil?, chiede l’intervistatore. Giorgetti risponde:

«Non è che possiamo cambiare solo perché Moody’s ha fatto quella valutazione. La manovra è impostata. Adesso vedremo nei documenti che verranno presentati in Parlamento come è strutturata nei dettagli. Il 2,4% è un tetto massimo per tutte le misure in essa contenute, ma non è detto che questo accada perché potrebbero esserci delle difficoltà anche operative. Noi ce la metteremo tutta per fare le cose e farle bene, ma il ministro dell’Economia ha la possibilità di monitorare e verificare l’andamento dei conti pubblici come è stato già fatto in passato. A mio giudizio il ministro dell’Economia deve avere anche la possibilità di calibrare i flussi di uscita e, come ha detto il ministro Savona, fare il punto trimestralmente o anche in tempi più ristretti. Siamo gente responsabile e faremo le cose responsabilmente, Non possiamo tenere sempre il piede sull’acceleratore. Se vediamo una curva dovremmo frenare e scalare di marcia e poi accelerare»

Quindi, non tocchiamo il numero perché sarebbe come dare ragione a Moody’s. E vabbè. Poi, la bizzarra interpretazione del deficit indicato nel Def come “tetto massimo”, e quasi l’auspicio che ci siano lentezze e casini nelle misure di esborso, per tenere basso il deficit. Che definire bizzarra è un pallido eufemismo. Immagino che Giorgetti non gradisca vedere lanciare sulla folla festante 780 euro pro capite della rendita di cittadinanza ma che dire delle pensioni di anzianità o, addirittura, degli investimenti? Forse Giorgetti auspica che rallentino pure quelli?

Ma soprattutto, quale sarebbe questa curva per farci frenare, o queste revisioni trimestrali dell’attuazione delle misure di cui parla anche Paolo Savona, l’uomo a cui interessa più la storia che la cronaca e che detesta i piloti automatici? Provate ad immaginare: ad un certo punto, tra qualche settimana o mese, la congiuntura rallenta; la disoccupazione aumenta, il Pil flette. Il gettito fiscale, di conseguenza, cala e le spese per disoccupazione ed altri sussidi aumentano. Il deficit, quindi, aumenta spontaneamente. Davvero Giorgetti, Savona e gli altri pensano che, in sede di “revisione trimestrale”, a quel punto verrebbero bloccati i provvedimenti della legge di Bilancio, per non farlo crescere oltre?

“Ehi, c’è recessione! Presto, bloccate il reddito di cittadinanza, le pensioni di anzianità e gli investimenti, altrimenti il deficit-Pil arriva al 5%!” Ma davvero questa gente pensa che tutti, ma proprio tutti, quelli che li ascoltano siano degli irrecuperabili coglioni? Chiedo, eh. Io capisco la forte preoccupazione di quelli come Giorgetti, che non sono né stupidi né hanno in mente di distruggere questo paese. Ma queste dichiarazioni trasmettono all’esterno (negli investitori, ad esempio) la netta sensazione che ci troviamo di fronte ad un esperimento stralunato che sta rapidamente andando fuori controllo.

Dubito che il panico possa cogliere quanti, nella maggioranza e nell’esecutivo, sono privi di consapevolezza perché sono solo dei poveri dropout improvvisamente elevati sino alla stanza dei bottoni. Ma chi non appartiene a questa categoria che pensa di fare, esattamente? Fuggire dalla nave quando la medesima inizierà a colare a picco, e magari tornare a pestare la grancassa quando al governo arriverà un tecnico incaricato di portare l’età pensionabile a 70 anni e di assestare una patrimoniale di alcune decine di miliardi? Non è ancora tardi: fermatevi.

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