Contrasto d’interessi, uno zombie italiano

Nella condizione di pre-bancarotta civile e culturale prima che economica in cui si trova l’Italia, non stupisce che alcuni proiettili d’argento tendano a ricorrere, vere e proprie idee-zombie che si alimentano di ignoranza e furbizia. Ecco perché non poteva non tornare il mitologico contrasto d’interessi.

Ne ho scritto per lunghi anni, come potete constatare. La misura semplicemente non funziona, perché esiste sempre un equilibrio in cui il prestatore d’opera (l’artigiano, segnatamente), riesce ad allettare il committente con sconti mirati.

Eppure, da perfetto zombie, il contrasto d’interessi si ripresenta a intervalli più o meno regolari quando, in modo altrettanto regolare, ci si accorge che la situazione sta peggiorando e quindi “se tutti pagassero, sai quanti soldi potremmo recuperare, signora mia”. Che poi è concetto del tutto differente dal fallace slogan “pagare tutti, pagare meno”, perché in Italia l’aumento di gettito si tradurrebbe in corrispondente aumento di spesa pubblica, per lenire le sofferenze del Popolo Sovrano, e non certo in calo della pressione fiscale.

A parte ciò, nei giorni scorsi sul Corriere è comparsa una “proposta” di Alberto Brambilla, che nella vita è esperto di temi previdenziali, che punta a rendere “scaricabile” dalle tasse il 50% delle spese delle famiglie, Iva inclusa, in via sperimentale per tre anni, per indurre l’emersione del nero. L’idea non ha capo né coda, per motivi che abbiamo segnalato ad nauseam, ma resta sempre sullo sfondo del teatrino italiano, dove di quando in quando si leva qualche babbeo proclamando: “facciamo come gli americani, loro scaricano tutto!”. Ovviamente non è vero, ma transeat. Siamo italiani, quindi ripartiti tra tonti e cinici, con i secondi che spesso trainano i primi.

Oggi, su l’Economia del Corriere, si presenta Bruno Tabacci, esponente di +Europa, che ci ricorda di aver presentato, dal 2004 ad oggi, numerosi emendamenti alle leggi di stabilità per introdurre il contrasto d’interessi. In attesa che gli venga dunque consegnato il Nobel per l’Economia incompresa, Tabacci ha il “merito” di aver ben presente che ogni iniziativa di contrasto d’interessi causa perdita di gettito allo stato.

Di conseguenza, (ari)ecco la sua proposta del 2013: la lotteria delle spese “scaricabili”. La proposta del Centro Democratico prevedeva

[…] la detraibilità dal reddito di tre tipologie di spesa da estrarre a sorte ogni anno ad opera dell’Agenzia delle Entrate nell’ambito di un elenco di 12 categorie di spese ad alto rischio di evasione, quali, ad esempio, le spese per piccole manutenzioni domestiche; per i servizi professionali, nonché le spese effettuate in taluni esercizi commerciali.

La proposta prevedeva la detraibilità della spesa “in misura almeno doppia dell’aliquota Iva”. Tabacci, come detto, è consapevole che queste iniziative causano perdita di gettito, e questo è già confortante. La scommessa è che i consumatori chiedano sistematicamente la fatturazione e gli scontrini per poter partecipare a questa riffa da Terzo Mondo, e di conseguenza che l’emersione di attività ed il relativo gettito siano più che sufficienti a pagare i fortunati vincitori della lotteria.

[…] atteso che i contribuenti, nell’alea, sarebbero indotti a richiedere e conservare fatture e scontrini di tutte le tipologie di spesa incluse nel paniere delle spese detraibili.

Davvero? E per quale motivo? Voglio dire, siamo certi che i contribuenti rinuncerebbero a chiedere fattura all’idraulico sperando che quella spesa sia la fortunata vincitrice dell’esenzione? Chissà, magari gli italiani, che sono dei tossici dei giochi d’azzardo, potrebbero aderire in massa.

E pensate che siamo ancora in ballo con queste idiozie mentre nel frattempo abbiamo visto arrivare lo spesometro (poi eliminato), la fattura elettronica (che quindi pare non servire all’emersione del nero), ed ora la possibilità che il fisco metta il naso nei conti correnti valutando le condotte di consumo dei cittadini rispetto alle entrate, secondo “sofisticata” profilazione. Poi, a intervalli regolari, arriva una bella “rottamazione” e si riparte, con nuove e ficcanti iniziative del fisco contro gli evasori.

In pratica, le cose stanno in questi termini: i contribuenti devono valutare la probabilità di essere “estratti” nella riffa fiscale e da lì decidere se accettare il risparmio del nero o chiedere fattura piena. Ogni anno, poi, nella legge di bilancio servirebbe appostare la somma che andrà sacrificata per rimborsare i fortunati vincitori, sperando che l’emersione del nero ed il relativo gettito siano superiori a questa spesa. Non male, no? Semplice ed efficace (mentre lo scrivo ho indossato un bel naso di plastica rossa).

Così stanno le cose, nel povero paese che sta affondando in mezzo al Mediterraneo.

P.S. Al Corriere si sono pure confusi, scambiando il “contrasto d’interessi” per l’altro grande spaventapasseri della politica italiana, il “conflitto d’interessi”. Non è gravissimo, nel più generale istupidimento del dibattito pubblico tricolore.

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