Vendesi azienda morta, astenersi perditempo e realtà

Mentre il trasporto aereo passeggeri in tutto il pianeta è abbattuto dal coronavirus, il paese che rifiuta la realtà cerca nuovamente di opporsi ad essa.

Mentre il settore aereo globale viene letteralmente abbattuto dal Covid-19, con stime di minori ricavi quest’anno per 113 miliardi di dollari, in Italia va in scena l’ultima tragica farsa di un paese piagato da un letale mix di ignoranza, malafede e nazionalismo con le pezze al culo, già ampiamente rintracciabile nella storia post unitaria del paese: il bando di vendita di Alitalia.

La compagnia, come sappiamo, potrà essere venduta in blocco o anche a spezzatino. Dopo mille giorni di follie, iniziate con l’ordine a FS di sfidare il senso comune e inventarsi integrazioni azionarie dove al più potevano esistere banalissime integrazioni commerciali, siamo tornati al punto di partenza.

E invece no, perché non siamo al punto di partenza. Siamo al momento di una crisi di settore globale di portata epocale che potrebbe sfoltire pesantemente il numero di player in campo. Come continua ad accadere da tempo, ed infatti la resa dei conti è sempre più prossima, gli italiani si ostinano a non voler guardare in faccia la realtà e a cercare “soluzioni” che non fanno che amplificare il danno. È il letale eccezionalismo italiano.

Dopo anni passati a sostenere che non si doveva permettere a Lufthansa di prendersi un’Alitalia ridimensionata, oggi siamo all’assurdo di spiare le mosse del vettore tedesco, per capire se e cosa pensi di fare con acquisizioni di altre compagnie. No alla “svendita”: comprateci, vi supplichiamo.

Unica soluzione, da anni, è la liquidazione di Alitalia. L’ostinazione con cui si è tenuta in vita un’azienda ormai morta è la spia dell’incapacità italiana a prendere atto dei vincoli di realtà. Il bando di “vendita” che finalmente ammette l’ipotesi dello spezzatino è solo una presa di coscienza abbondantemente fuori tempo massimo. Direi -appunto- con un ritardo di non meno di due anni.

Infatti, se fossimo “in orario con la realtà”, ora dovrebbe essere in corso la liquidazione di Alitalia. Né è escluso che, al termine di questa procedura di avviso di vendita, il governo italiano decida di procedere alla nazionalizzazione integrale, come accadrà per Ilva, portandosi in casa un nuovo focolaio di distruzione di risorse fiscali.

Come detto più volte, non è questione di non aver previsto l’epidemia, ma di continuare a tenere in vita situazioni che in vita non sono più. A quel punto, basta una turbolenza esterna per amplificare il danno. Quello che vale per Alitalia vale a maggior ragione per la situazione economica del paese: l’incapacità di adattarsi all’habitat esterno ha posto le basi per un trauma che la demografia del paese potrebbe non reggere. Eppure, siamo ancora alla ricerca di vie di fuga dalla realtà. La proliferazione di “soluzioni alternative”, in questi ultimi anni, è l’evidente febbre di un organismo gravemente malato.

Gli storici e gli antropologi del futuro studieranno questo sconcertante fenomeno di suicidio di una comunità nazionale, iniziato con la tetragona negazione della realtà e proseguito con la vittimistica ricerca di complotti esterni e quinte colonne interne.


Foto di Pete Linforth da Pixabay

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