Il post-cast: la resa dei conti tra mercati e banche centrali

Il violento rialzo dei rendimenti obbligazionari, in un mondo che negli ultimi quindici anni ha accumulato un impressionante stock di debito, mette a rischio il lieto fine di pandemia immaginato da governi e banche centrali

La polveriera del debito e il cerino dell’inflazione

I violenti rialzi dei rendimenti obbligazionari verificatisi di recente sono solo l’ultimo episodio di ricorrenti episodi di violenta volatilità sui mercati, alimentati da politiche monetarie eccezionalmente lasche, in atto ormai da molto tempo, adottate per evitare guai peggiori ma che accumulano instabilità al trascorrere del tempo.

Oggi governi e banche centrali concordano sulla necessità di curare le cicatrici sociali della pandemia attraverso forti espansioni fiscali “accomodate” da politiche monetarie concilianti. Al punto da tollerare un modicum di inflazione, anche per “recuperare” i lunghi anni trascorsi con prezzi freddi malgrado i reiterati stimoli monetari. Tutto molto bello se non fosse che, in giro per il mondo, esiste una quantità impressionante di debito, emesso nel corso degli anni grazie ai tassi zero o negativi delle banche centrali, e che durante la pandemia ha subito un ulteriore, inevitabile balzo.

Una lievitazione di debito, conseguenza di politiche monetarie volte a evitare distruttive crisi, che tuttavia ha moltiplicato squilibri e rischi. Oggi, alla vigilia dell’approvazione di una manovra di stimolo fiscale per 1.900 miliardi di dollari (il 9% del Pil statunitense), promossa dall’Amministrazione Biden e che si somma a quelle attuate da Donald Trump, i possessori di debito (cioè i creditori) sono inquieti: siamo alla vigilia di un boom di domanda di consumi e credito e le banche centrali promettono di tollerare una “modica quantità” di inflazione. Sarà davvero modica o il genio uscirà dalla bottiglia?

Un mondo di debito. Infiammabile

Dato lo stock di debito in giro per il mondo, basta che alcuni possessori del medesimo si dirigano verso l’uscita, per scatenare un movimento che farebbe schizzare i rendimenti, col rischio di soffocare la ripresa in culla e far crollare i mercati finanziari, le cui quotazioni storicamente molto elevate sono figlie della convinzione che non vi siano rischi inflazionistici, semmai il contrario.

È quanto si è verificato negli ultimi giorni, in quello che è un classico movimento di anticipazione (agli steroidi), che retroagisce con l’economia reale e rischia di produrre profezie che si autoavverano. Non serve avere effettiva inflazione ma immaginare che essa possa comparire. E si torna a parlare di “bond vigilantes” e del potere di intimidazione dei mercati obbligazionari su governi e banche centrali, che la disinflazione di questi anni aveva accantonato.

Subito, i banchieri centrali hanno azionato la retorica del “monitoraggio stretto” delle condizioni di mercato, mentre altri osservatori hanno unito i puntini e trovato l’idrante, suggerendo agli istituti di emissione di aumentare gli acquisti di debito, per calmierare l’ascesa dei rendimenti. Ha già iniziato l’Australia, che da tempo sta adottando una politica di “controllo della curva” dei rendimenti sulla scadenza triennale dei titoli governativi.

L’estintore delle banche centrali è piccolo?

Forse questo primo getto d’acqua sul principio d’incendio andrà a buon fine, facendo rientrare la crisi. Ma che accadrebbe se l’inflazione si manifestasse realmente, spinta dagli stimoli fiscali e monetari e magari da politiche economiche mosse dalla buona intenzione di indennizzare il lavoro per le sofferenze patite in questi lunghi anni di globalizzazione finanziarizzata?

Bestseller
The Grand Tour presents…
  • Amazon Prime Video (Video on Demand)
  • Richard Hammond, Jeremy Clarkson, James May (Actors)

Ultimo aggiornamento 2021-04-15 / Link di affiliazione / Immagini da Amazon Product Advertising API

Intuitivo e intuibile: gli investitori tornerebbero a liberarsi del debito, costringendo le banche centrali a raccoglierlo praticamente a pie’ di lista, per evitare sconquassi all’economia reale. Così facendo, però, aumenterebbe il rischio di disordine monetario. Scenario che ricorda un po’ l’apprendista stregone in Fantasia della Disney. Con le banche centrali declassate al ruolo di Topolino e non a quello dello stregone titolare, ovviamente.

Nel podcast troverete tutto questo e molto altro. Buon ascolto.

Nota di servizio ad uso degli ascoltatori: il Phastidio Podcast è disponibile su numerose piattaforme tra cui SpotifyGoogle PodcastApple Podcast. Il feed originale, da aggiungere agli aggregatori, è questo

Sostieni Phastidio!

Dona per contribuire ai costi di questo sito: lavoriamo per offrirti sempre maggiore qualità di contenuti e tecnologie d'avanguardia per una fruizione ottimale, da desktop e mobile.
  • Per donare con PayPal, clicca qui. Oppure, richiedi il codice IBAN. Vuoi usare la carta di credito per donazioni una tantum o ricorrenti? O preferisci donare bitcoin? Ora puoi!
  • Share via
    %d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:
    Send this to a friend