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Il Conte torna, il Pd lo farà Papa?

Ci siamo, dicono. È giunto il momento della rifondazione del M5S, nel campo del centrosinistra e sotto la guida politica di Giuseppe Conte. L’ex premier sarebbe stato convinto da Beppe Grillo, in un meeting romano che segna la fine della liturgia assemblearistica di cartapesta che per lunghi anni ha irretito un considerevole numero di italiani. Sarà un partito stellato agganciato al campo del centrosinistra, narrano gli esegeti dell’Elevato, che quindi perderà la sua connotazione post-ideologica e paracula del “destra e sinistra sono categorie superate”. Forse non lo erano. O forse a non essere persa sarà la connotazione paracula.

Dobbiamo quindi fare un minimo di antropologia e di ecologia delle popolazioni. Dal movimento nasce un partito, dalla leggenda del movimento-stato che rappresenta “le parti sociali” (che meraviglia) al contenitore-zelig che si allea con chiunque perché la sua consistenza parlamentare, in questa legislatura, lo impone. Oltre all’irresistibile resistenza alle elezioni anticipate, si intende.

La rivoluzione è finita, andate in pace

Ora, non è che si tratti di fenomeno mai visto prima. Alla fine, è difficile governare dalle estreme, a meno di essere in un contesto rivoluzionario, e in Italia siamo pur sempre nel paese di Alberto Sordi. Quindi, spento il click da casa, fatte uscire le frange, resta un bel corpaccione centrista, nel senso più italiano del termine, popolato da personaggi in cerca d’autore i quali, come si dice, in questi casi, hanno compiuto un percorso di maturazione politica.

Anzi, sono diventati “liberali”, come si dice da sempre da noi, quando qualcuno smette di pazziare e fare il guitto e riesce a entrare nella stanza di bottoni e bottoncini. A riprova che questo resta il paese dove il pervertimento linguistico regna incontrastato e dove sono tutti liberali, spesso con molte b.

Avrà successo, questo nuovo esperimento? E come si porrà nei confronti del Partito democratico, che mostra i soliti e ormai stucchevoli segni di autologoramento? Lo vedremo, naturalmente. Per ora, dobbiamo elogiare Beppe Grillo, l’Elevato, che resta incontrastato padrone della sua creatura, a forma e misura delle sue visioni politiche.

Quel gran genio del grillino, lui saprebbe cosa fare

A me restano alcune considerazioni. Ad esempio, è vero che solo i cretini non cambiano mai idea, ma mi pare che il gruppone rimasto nel M5S abbia forse dato prova di eccesso di genialità. Non sono così sprovveduto da non ritenere che Grillo o chi per esso non abbia commissionato sondaggi per capire quanto vale un M5S “centrista a sinistra” guidato da Giuseppe Conte.

Una bella verniciata di verde, con Grillo che ricorda che lui “lo aveva detto, da sempre”. Poi, all’occorrenza, qualche sparata contro le multinazionali con tante zeta, inclusa Big Pharma; una spruzzata di “solidarismo cattolico”, magari con citazione di qualche illustre trapassato di quelle parti, e vedremo l’effetto che fa. Conte, in questo senso, è perfetto. Di buone maniere, non si altera mai, non indulge all’insulto da teatrino televisivo, media su tutto, soprattutto sul nulla. Non sarebbe una sinistra Dc reincarnata e adattata ai tempi, però, quanto un neodoroteismo fuori tempo massimo.

Per il resto, tutto archiviato: i meetup (da quasi subito), gli organi collegiali e il fu direttorio, i rendiconti e gli scontrini, i portavoce-cittadini, il vincolo di mandato, l’uscita dall’euro. Ma, ehi, sono loro che sono venuti incontro a noi, riconoscendo la giustezza delle nostre tesi. “La Storia ci dà ragione”, come disse Pietro Longo a un congresso del Psdi.

Il Nazareno e il reversal takeover

E il Partito democratico? Come gestirà questo ribaltamento di ruoli, dopo aver sognato per un paio di anni di poter drenare l’elettorato grillino? E che diranno al Nazareno di Conte leader partitico in luogo di “federatore” del centrosinistra? A dirla tutta, sarebbe sfizioso se Conte desse vita al “partito di Conte” facendo sbiadire il grillismo e puntando al takeover del Pd. Sfizioso e divertente, diciamo. E per l’avvocato del Popolo sarebbe pur sempre un “ritorno a casa”, per sua stessa ammissione. Il Pd era scalabile dall’interno, come disse Matteo Renzi; ora sarebbe scalato dall’esterno.

Del resto, il Pd resta in essenza un incompiuto, dopo il fallimento della “fusione fredda” dei tempi che furono, ormai consegnata alla storia dei fallimenti politici. Sono partiti con la religione delle primarie, sono finiti (tornati) a Goffredo Bettini. Finzione per finzione, questo reversal takeover sarebbe una interessante nemesi. Tirando le somme, il famoso “o Conte o morte” potrebbe volgersi in “Conte e morte”.

Io, che sono e intendo restare un patetico illuso sul concetto di accountability dei singoli, resto con la speranza di vedere, alle prime urne possibili, la sanzione contro il gruppo di personaggi per tutte le stagioni che persistono in quello che resta del M5S. Dubito accadrà, comunque. Queste operazioni di imenoplastica non sono inedite, nella storia di questo paese. Se poi ci aggiungiamo la retorica della “maturazione”, quella che porta da un party sul balcone di Palazzo Chigi e alla strizzata d’occhio a un gruppo di casseur d’Oltralpe a una bella inamidatura istituzionale, europeista e filoatlantica, un populismo soft e con pochette, tutto si può sanare e perdonare. Dicono.

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