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I no-qualcosa e il marketing politico virale

Continua, sotto la lente deformante dei media, la protesta dei cosiddetti no-vax, che sono una internazionale, contro l’adozione del Green Pass per l’accesso a determinati luoghi e attività. A me pare si possa leggere il fenomeno in termini di segnalamento, posizionamento e marketing politico. Inclusi gli errori della politica pavloviana, che non riesce a delimitare la vera area del consenso ottenibile da queste manifestazioni e inevitabilmente va a sbattere il grugno. Anche se poi la memoria da lievito dell’elettore mediano risolve tutto, con una spessa coltre di oblio.

Si è detto, con scarsa originalità, che a titillare i no-vax puri e duri sono gli stessi che avevano montato il circo contro l’euro, estraendone in alcuni casi significativi benefici individuali. Ora, e dopo che la vicenda euro è stata archiviata, portando con sé molte disillusioni e recriminazioni, le carriere politiche si spostano sul tema no-vax in senso lato.

Il ventre molle dei boh-vax

Badate, qui non voglio parlare degli aspetti giuridici, che padroneggio sino a un punto assai limitato. Per chi fosse interessato, ci sono gli articoli e i tweet di Vitalba Azzollini, che spiegano pressoché tutto. La mia lettura sull’adozione del Green Pass l’ho già detta in questo podcast, ma la ribadisco anche per iscritto.

Nella pandemia, siamo giunti a un momento in cui il numero di vaccinati, pur se elevato, resta inferiore a quello che servirebbe per tenere sotto controllo la situazione. Ci sono due aree di non vaccinati, escludendo la fascia numericamente non amplissima di coloro che hanno controindicazioni sanitarie assolute.

Ci sono i boh-vax, che in linea di massima possono essere convinti, spesso con argomenti non troppo aulici, tipo l’esclusione dall’apericena o altre amenità sociali, e che come tali sono i principali destinatari della misura del governo. Una misura che segue quella di Emmanuel Macron e precede quelle che prenderanno i tedeschi, pare.

Si è detto che quella del Green Pass è un’ipocrisia, perché si tratterebbe di obbligo vaccinale dalla porta di servizio. Non sono d’accordo, per i motivi detti sopra, e cioè quello di produrre una sorta di nudge (lo so, nudge non è il termine più corretto ma fatevelo bastare, per ora), per riassorbire l’area grigia dei boh-vax.

Dopo di che, se in autunno i numeri saranno ancora insoddisfacenti rispetto alla trasmissibilità della variante dominante, i governi penseranno a obblighi per categorie, più o meno numerose. Di certo non mi sfugge che premere il pulsante dell’obbligo vaccinale generalizzato è operazione ad altissimo rischio politico.

La frangia delle rane di Fedro

Poi ci sono i no-vax veri e propri, quelli che non hanno alcuna intenzione di vaccinarsi. Quanti sono? Penso siano una frangia, numericamente risibile ed elettoralmente inutilizzabile, che si gonfia mediaticamente come le rane di Fedro. Fisiologico che sia così, per distribuzione statistica delle opinioni. E qui entra in gioco la politica, e i suoi errori reiterati.

Ci sono, al momento, due partiti impegnati a titillare i no-vax, con argomentazioni che fanno a cazzotti con la logica ma che servono per la pesca a strascico, esattamente come sono servite le equivalenti motivazioni al tempo della campagna no-euro. L’idea di questi partiti è che l’area no-vax sia molto vasta e possa essere agganciata e affiancata ai propri elettori pro-vax. Idea non del tutto priva di senso, viste le amnesie selettive che piagano l’elettorato di questo paese.

Le cose diventano divertenti quando i cosiddetti leader di questi partiti si accorgono di essersi spinti troppo in là, oppure che esiste ancora qualcuno che va a guardare l’archivio delle loro dichiarazioni, e sono costretti a contorsioni piuttosto buffe per salvare capra (vaccinata o meno) e cavoli. Come sempre, in questi casi, la logica ne esce con le ossa rotte:

Il punto centrale è che questi cosiddetti leader politici non riescono a fermarsi per tempo e scoprono di aver perso il ventre molle, sia esso boh-euro che boh-vax, mentre sono riusciti a fare inviperire i no-euro e i no-vax puri e duri, distillati da un processo di selezione naturale rigorosamente avversa, che li accusano di tradimento. Motivo per cui subiscono delle micro scissioni, prontamente tamponate con le dichiarazioni ambigue quanto basta di propri esponenti che presidiano la frontiera tra il “corrente” e il “deviante”.

Presidiare la frontiera della devianza

Questi personaggi si incaricano di fare il lavoro sporco, a volte fingendo di avere un pessimo rapporto con la logica, in altri casi non recitando affatto. Ad esempio, scambiano le probabilità per una legge fisica (“Visto? Erano vaccinati eppure sono stati contagiati! I vaccini non servono!”), in altri casi hanno la maschera di spingersi oltre, accarezzando le tesi più demenziali, tipo quelle sulla “terapia genica” e altre, uscite da puntate di X-Files scartate perché gli sceneggiatori erano strafatti di peperonata.

A tema sgonfiato, i cosiddetti leader replicano dicendo che, “grazie a loro”, sono state evitate pericolose derive autoritarie, allo stesso modo in cui sostengono che, “grazie a loro”, l’Eurozona oggi è umanizzata e gli stivali chiodati tedeschi sono finiti in soffitta. E vissero (quasi) tutti felici e contenti.

Restano i duri e puri, sedotti e abbandonati, a schiumare sui social, attendendo la prossima Norimberga. La politica è l’arte di travestirsi, oltre che la scienza di identificare con sufficiente precisione i bacini elettorali potenziali e valutarne l’effettiva stabilità. Nella prima attività direi che molti politici ottengono ben più della sufficienza, grazie a un cinismo che trova fertile terreno nella deprivazione culturale di ampi strati dell’elettorato.

Riguardo invece alla capacità di quantificare le consistenze effettive degli elettori, direi che siamo messi maluccio. Ma nulla che non possa essere neutralizzato con una bella spruzzata di merda social e con la relativa nebbia da essa causata, come accade col letame nei mesi invernali.

Foto di Rudy and Peter Skitterians da Pixabay

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