Con Michele Boldrin analizziamo l’intervista del Ceo di Intesa Sanpaolo al direttore del Sole, di cui ho già narrato qui. Si parte da un numero sbagliato (la sola quota di titoli di stato direttamente in mano alle famiglie, ignorando quella indiretta, da fondi e polizze) e ci si dirige verso il Grande Trofeo: l’enorme liquidità di conto corrente, da usare per emettere i suggestivi social bond.

Per questa puntata dell’angolo di Phastidio, tentiamo di capire che vuole il governo italiano dalla Ue. Come sapete, io credo da tempo che vogliano soldi “a gratis”, nello specifico sotto forma di monetizzazione da parte della Bce. C’è anche l’ennesimo “manifesto” di economisti (e non) che chiede questo ma incappa in alcuni grossolani svarioni, del tipo che la Bank of England avrebbe “iniziato a monetizzare”. E che cosa è la “monetizzazione di fatto” attribuita a Federal Reserve e Bank of Japan?

Ieri su Repubblica è stato pubblicato un editoriale del professor Roberto Perotti, dal titolo inequivocabile: “L’illusione dei coronabond”. Tutto verte intorno a quella che Perotti definisce “mancanza di realismo”, e che si può considerare più propriamente come una commedia degli equivoci: la distinzione tra manovra espansiva e solidarietà.

Solo qualche commento in ordine sparso sulla “comunicazione” di ieri della presidente della Bce, Christine Lagarde, al termine del meeting della Bce. La frase “non siamo qui per chiudere gli spread” ha causato una sorta di run al Btp, innestatasi su un contesto globale già con nervi eufemisticamente a fior di pelle, ripetutamente colpito da shock quali il coronavirus, la guerra petrolifera tra sauditi e russi, le decisioni cervellotiche di Donald Trump.

Questa settimana, con Gianluca Codagnone, proviamo a tratteggiare qualche scenario, più o meno macro, sulle conseguenze che il coronavirus potrebbe avere su mercati finanziari, sulla destabilizzazione (disruption, come dicono quelli bravi) delle catene del valore e più in generale sull’innesco di un processo duraturo di deglobalizzazione. In pratica, il coronavirus come prosecuzione con altri mezzi degli effetti del protezionismo.

L’anno è appena iniziato ma il vibrante think tank dei nostri esperti da quotidiano macina nuove meravigliose idee per fondere proiettili d’argento e paletti di frassino e riportare il nostro paese agli antichi splendori. E così, dopo il concorso a premi di Marco Fortis sulla raccolta di avanzi primari, oggi tocca analizzare una proposta non meno suggestiva elaborata, sempre sulle colonne del Foglio, da Massimo Mucchetti.

L’aspetto più logorante del dissesto di Banca Popolare di Bari, alfine conclamato dopo anni di polvere ed altre sostanze sotto i tappeti (anche se corre voce che qualcuno sapesse da anni), non è tanto l’ennesimo salasso per i contribuenti, ammesso che la Commissione Ue accetti interpretazioni fantasiose per il salvataggio pubblico, né il ritorno ossessivo del termine “ristoro”, che ricorda il supporto a viandanti in pellegrinaggio lungo polverose e pericolose vie dei secoli che furono.