Nuovo crossover (che non è un suv) nella programmazione del canale YouTube di Liberioltre. Il vostro titolare ed il tignoso Luciano Capone riflettono sul contrasto d’interessi, ultimo proiettile d’argento della politica italiana. Come riuscire a sentire una struggente nostalgia per Vincenzo Visco e la sua competenza ai tempi dei miracolosi riti voodoo degli odierni saltimbanchi. Buona visione.

Dopo la pausa estiva, torna l’angolo del vostro titolare con Michele Boldrin, sul canale YouTube di Liberioltre (a proposito, vi siete iscritti?). Questa settimana andiamo alla ricerca della superiore razionalità del pensiero strategico di Matteo Salvini, proseguiamo con le manovre per la formazione di un prestigioso governo demostellato; per l’occasione, verrà inaugurata la tratta ferroviaria (rigorosamente a bassa velocità) Bibbiano-Cialtronia.

C’era grande attesa, per usare un eufemismo, per le parole di Mario Draghi ieri dopo il meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La domanda era sempre quella: quale coniglio Ogm uscirà stavolta dal cilindro? Quali attivi verranno acquistati, alla ripresa di un Quantitative easing che era stato avviato a chiusura subito prima che la congiuntura tornasse a deteriorarsi? Per il momento, si attende settembre. Ma la Bce potrebbe avere le polveri bagnate, e non solo per l’imminenza dell’uscita di Draghi.

Dopo l’intervento in diretta Facebook del premier Giuseppe Conte, pare che la Tav si farà. Perché “sono intervenuti fatti nuovi”. Non si direbbe, se non per la lieve riduzione del costo per l’Italia, peraltro non ancora certificata dalla Ue. Però abbiamo buttato felicemente un anno, come con molte altre opere infrastrutturali. E soprattutto con il bilancio pubblico.

Su Francesco Saverio Borrelli, morto ieri, e sulla stagione di Mani Pulite molto si è scritto ed altrettanto si scriverà. Quello che abbiamo sotto gli occhi è una sostanziale resistenza di pratiche corruttive rispetto ad un’azione della magistratura che a volte (non sempre) è stata meritoria ma altrettanto inane. Perché c’è altro, in questa maledizione italiana.