Con la sola imposizione di De Dominicis

Torniamo su vita ed opere del neo assessore al Bilancio capitolino, Angelo Raffaele De Dominicis. Vi starete chiedendo come è andata a finire quella richiesta monstre di risarcimento alle perfide agenzie di rating. Con l’archiviazione. Ma l’iniziativa di De Dominicis ha comunque prodotto una ricaduta di effetti benefici talmente potenti che merita di essere narrata, almeno con le parole di De Dominicis medesimo.

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Un phastidioso upgrade

Ieri è accaduto un fatto piuttosto interessante: il rilancio di un vecchio post di Phastidio, per profilare il nuovo assessore al Bilancio di Roma, ha avuto nel giro di poche ore una sorprendente diffusione virale, con migliaia di visualizzazioni di pagina e centinaia di condivisioni sui social. Se siete abituati a leggere solo questi pixel, il post era questo. Dove si dava conto di come, nel corso di un’intervista a Lorenzo Salvia del Corriere, Angelo Raffaele De Dominicis avesse spezzato le reni alle agenzie di rating, novello procuratore di Trani ad honorem, tirando la volata nientemeno che a Barack Obama.

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Il settimanale – 3/9/2016

  • Il Regno Unito spinto dalla forte espansione monetaria post referendum. Per la Brexit, quella vera, c’è tempo;
  • Si fa strada un’ipotesi alternativa per l’operazione monstre che dovrebbe ripulire la banca più problematica d’Europa. Attenzione, ché di piani B son piene le fosse;
  • Torna la stralunata propaganda renzista, con un menù rigorosamente à la carte e l’abituale codazzo di watchdog accucciati;
  • Nel secondo trimestre l’Italia si conferma a crescita zero, ma alla fine il contentino decimale arriva lo stesso;

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E di Pil un pizzichin

Pubblicata da Istat la stima finale della variazione del Pil italiano del secondo trimestre. Confermata la variazione congiunturale (cioè trimestrale) nulla, e rivisto al rialzo il dato tendenziale (da +0,7% a +0,8%). Dio benedica i decimali e le revisioni, noi non intendiamo pensare male, men che mai di Istat. Ci sono anche altre considerazioni da fare, relative alla composizione della crescita.

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Rignano, secondo estratto

Dopo una pausa di riflessione, tornano a grande richiesta (del premier) le slide sul meraviglioso mondo che si sta dischiudendo davanti agli scettici occhi degli italiani. Futile tentare il fact checking, esercizio con cui ormai in questo paese si incarta il pesce: per fare verifica dei numeri e delle affermazioni serve avere le basi, che in Italia, paese di piccoli e grandi magliari, semplicemente non esistono. Il campionario di manipolazioni è talmente grossolano da far pensare ad uno scherzo, o all’azione di un troll. Sfortunatamente è tutto vero. Ma quando si è di fronte ad un paese di analfabeti funzionali, nativi e di ritorno, a che servono le sottigliezze?

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Monte di spasmi

Sembrava uno dei tanti boatos agostani, quello lanciato sabato scorso dal Sole: l’aumento di capitale da 5 miliardi di MPS è eccessivo, serve ridurlo. Per ottenere ciò, si potrebbe proporre la conversione volontaria delle obbligazioni subordinate in azioni, almeno di alcune di esse e per alcune tipologie di investitori (quelli istituzionali, si narra). Pare che la voce avesse qualche fondamento e che di conseguenza ci sia da valutare questo nuovo sub-scenario. Che, a cascata, determina nuove criticità ed interrogativi.

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Niente miracoli da Brexit

Troppi entusiasmi per i dati sui consumi

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

I primi dati congiunturali relativi al periodo post referendum sulla Brexit hanno suscitato stupore e commenti entusiastici da parte dei sostenitori dell’uscita del Regno Unito dalla Ue. Il mini boom delle vendite al dettaglio di luglio, cresciute in volume dell’1,4% su giugno, ha fatto gridare all’improbabile miracolo, secondo l’abitudine a fare di un singolo dato una tendenza consolidata. Al rimbalzo dei consumi di luglio ha contribuito il forte deprezzamento della sterlina, che ha stimolato gli acquisti di non residenti al punto da produrre una crescita annua del 13% delle vendite di orologi svizzeri in Regno Unito.

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La strada per il dissesto è lastricata di buona flessibilità

L’ennesimo post terremoto italiano è sinistramente simile a quelli che lo hanno preceduto, così come alle fasi successive a grandi episodi di dissesto idrogeologico che punteggiano la storia del nostro paese. Al netto dei buoni sentimenti e della umana solidarietà, la frase ricorrente è “questa volta sarà diverso”. A questo giro iniziamo a sommare alla ferrea volontà di discontinuità con quella che è e resta una “tradizione” italiana (sismicità e dissesto del territorio) con le recriminazioni per non poter fare più deficit. Tutto già visto, ma l’incarognimento si sta accentuando.

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