Il settimanale – 18/6/2016

Venerdì è stato il No Tasi Day renziano, sulle orme del berlusconismo che fu. La realtà, al solito, sta altrove; Italia, paese da favola: quelle che si raccontano prima delle elezioni e fuori tempo massimo di circa cinque anni… …e quelle dove si fa un bel falò psichedelico dei flussi causali, come da consolidata tradizione; E comunque, che prometterai mai … Leggi

Le fiabe a tenaglia e le correlazioni spurie

Pubblicati da Inps i dati dell’osservatorio sul precariato, aggiornati al periodo gennaio-aprile di quest’anno. Ve li forniamo senza particolari commenti, perché siamo piuttosto annoiati di osservare arrampicate sugli specchi ed altri equilibrismi che sono (forse) divertenti nella fase iniziale ma divengono stucchevoli se reiterate. I numeri sono quelli che sono, poi siete padronissimi di pensarla altrimenti.

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Giocarsi la pelle. Altrui

Gli anglosassoni lo chiamano, molto evocativamente, “skin in the game“: indica legare il proprio destino a qualcosa che si è creato e si sta gestendo. Nel caso dei manager, ad esempio, si tratta della componente retributiva variabile, che in astratto dovrebbe essere legata ai risultati aziendali. La realtà sta ovviamente altrove visto che spesso, quando non arrivano i risultati aziendali, i compensation commitee si trasformano in creativi esperti di bonus geneticamente modificati e riescono a mantenere o accrescere gli importi trasformando il variabile da performance a retention, cioè “è talmente bravo che non possiamo permetterci di perderlo, paghiamolo anche se ha bucato le previsioni del piano industriale”.

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L’Atlante che si morde la coda

Oggi sul Fatto, Giorgio Meletti dà conto di un incontro tra il sottosegretario alla presidenza del consiglio e responsabile della “cabina di regia”, Tommaso Nannicini, ed i vertici delle 15 casse previdenziali degli ordini professionali italiani. Durante il convivio, il governo avrebbe reiterato la moral suasion alle casse previdenziali, invitandole a prendere in considerazione l’investimento nel nuovo veicolo Atlante, che dovrebbe nascere a breve e dedicarsi alla rimozione delle sofferenze dai bilanci delle banche. Le casse non avrebbero manifestato grande entusiasmo, per usare un eufemismo. Con qualche ragione.

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Dove la spending review non arriva

Ieri l’Autorità garante per la concorrenza ed il mercato (Agcm, per gli amici Antitrust) ha pubblicato i risultati di un’indagine conoscitiva sul trasporto pubblico locale. La cosa non pare aver avuto particolare risonanza sulla nostra vigile stampa, e possiamo capirlo. Sono le solite prediche inutili delle nostre Authority, ed il paese è in in altre faccende affaccendato. Un vero peccato, però: il documento è piuttosto interessante, per la sua analisi sociale oltre che economica del trasporto pubblico locale, per l’identificazione degli ambiti di fallimento dell’iniziativa pubblica e per le misure correttive suggerite. In realtà, la riforma del Tpl rappresenterebbe soprattutto un’imponente azione di revisione della spesa pubblica, nel paese in cui i premier passano il tempo nominando “esperti” di questa materia che vengono rapidamente estromessi, quando sono “tecnici”, oppure che finiscono a raccontare fiabe quando sono politici, spacciando riallocazioni di spesa per “tagli”.

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Se me lo dicevi prima

Ad ennesima conferma che in campagna elettorale le idee geniali non si limitano a fiorire ma letteralmente esplodono, oggi vi segnaliamo l’exploit del sindaco uscente ed aspirante rientrante di Torino, Piero Fassino, che ha deciso di correre in soccorso dei commercianti e lanciare una rivoluzionaria innovazione fiscale, destinata a mutare la natura di uno dei maggiori tributi locali, per gettito. Resta da capire un piccolo dettaglio, sempre quello. Che poi è la storia di questo paese e della sua classe politica, da tempo immemore.

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Il baccanale delle tasse

«[…] è stato calcolato il total tax rate per un imprenditore e per un professionista che lo scorso anno hanno guadagnato 100mila euro. Il risultato è che su 100mila euro di reddito lordo, all’imprenditore restano 35.103 euro, dopo aver pagato tra tasse e contributi ben 64.897 euro, pari al 65% di 100mila, mentre al professionista restano 30.789 (-69%)» – Il Sole 24 Ore, 12 giugno 2016

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Il settimanale – 11/6/2016

Cose che il governo non ha previsto: contribuenti che non riescono a loro volta a prevedere che diverranno incapienti e saranno costretti a restituire il demenziale bonus 80 euro; Pare che il governo Renzi possa sconfessare se stesso ed aumentare le imposte (ma solo ai “ricchi”, per carità), intervenendo sulle agevolazioni fiscali. Un vero peccato aver tolto a tutti la … Leggi