Il dato italiano di produzione industriale di dicembre va a fare compagnia a quello tedesco e francese e, fuori dall’Eurozona, a quello del Regno Unito (eh, la sovranità monetaria!) nella pesante frenata della manifattura globale con cui si è concluso il 2015. Per fortuna il Tesoro italiano riesce sempre a vedere il bicchiere traboccante, soprattutto guardando nel retrovisore.
Schadenfreude italiana
Dopo lo spettacolare crollo dei mercati azionari, ed in particolare del settore bancario, il nostro cosiddetto dibattito pubblico si è rapidamente popolato di forme di vera e propria Schadenfreude per il fatto che persino l’ex onnipotente Deutsche Bank è in disgrazia, peraltro non da oggi. In parallelo, prosegue la martellante campagna di stampa domestica volta a dimostrare che siamo piccole vittime indifese della sorte ria. La narrativa continua ad essere a maglie larghissime, e la realtà vi si infila agevolmente. La logica, invece, vi è già transitata molto tempo addietro, e da allora non si è più vista.
Il letale apriscatole di Zingales
Su l’Espresso di questa settimana, l’editoriale del professor Luigi Zingales si occupa di come risolvere il problema delle sofferenze bancarie ed al contempo di come restituire fiducia nelle banche, sanzionando i banchieri spregiudicati. Per stavolta non si richiede il rinvio delle norme europee sul bail-in ma la prescrizione resta piuttosto audace, oltre che in lieve conflitto con la realtà.
Tutti editorialisti, con le tasse degli altri
Oggi sul Sole il professor Marco Fortis torna sul tema della presunta sovracollateralizzazione dei prestiti delle banche italiane, cioè della presenza di garanzie reali e personali che grandemente eccederebbero il valore del credito in sofferenza delle banche. Premesso che il pezzo è praticamente identico a quello commentato qui (ma Fortis viene compensato a editoriale o a forfait?), nel dibattito pubblico italiano in questo momento ci sono una leggenda metropolitana ed un enorme equivoco sull’Europa e le sue norme rispetto alle banche.
Il settimanale – 6/2/2016
Il governatore della Banca d’Italia mette a nudo per l’ennesima volta che questo paese ha legislatori che non sanno di che parlano, soprattutto quando escono dai patri confini; Intanto, il patriota Renzi incrocia le corna con la Commissione Ue, per evitare di essere travolto dal suo pericoloso gioco d’azzardo; A colpi di zerovirgola, il fondale di cartapesta renziano scricchiola sinistramente; … Leggi
Gotti Tedeschi ed il controcomplotto amerikano
Oggi, sul Giornale, oltre ad una meravigliosa prima pagina in cui si salta a piè pari nella tesi complottista da scarsa dimestichezza con la lingua inglese, di cui si diceva ieri (del resto, Renato Brunetta è editorialista di punta, ed anche di tacco, del foglio sallustiano), c’è una non meno stimolante intervista ad Ettore Gotti Tedeschi dove l’ex capo dello Ior si mette agilmente in scia al mood complottista in cui gli italiani tanto amano sguazzare.
Attenzione, cospirazione
Iniziamo con una doverosa difesa, non d’ufficio: quella del lavoro dei giornalisti dell’Ansa. Che sono pochi e massacrati dalla crisi aziendale e dai contratti di solidarietà. Ed accade quindi che la qualità del loro lavoro ne risenta, a volte pesantemente. Ad esempio, non hanno più un giornalista fisso a Francoforte; capita poi che la persona che segue la Bce stesse facendo altro, perché la solidarietà è coperta assai corta assente perché (appunto) in solidarietà. E che accade, quindi? Accade che chi copre l’ultimo discorso di Mario Draghi traduca alla lettera, cioè malissimo, una sua espressione.
Le previsioni d’inverno del nostro scontento
Le cosiddette “Previsioni d’inverno” della Commissione europea certificano quello che è sotto gli occhi di chiunque: l’Eurozona cresce per effetto di elementi di stimolo eccezionale ma i fattori di incertezza del contesto globale (Cina e mercati emergenti, tassi americani, andamento del prezzo del greggio) si addensano in modo preoccupante all’orizzonte. Per l’Italia, la traiettoria di crescita piega lievemente ma di quanto basta per squilibrare i conti del 2016. Ma soprattutto, la previsione a legislazione invariata proietta l’ombra sinistra delle clausole di salvaguardia che il nostro premier ha messo attorno al collo del paese.