Oggi sul Sole 24 Ore c’è un articolo di Isabella Bufacchi che confuta e rettifica altro articolo online del medesimo giornale, di qualche giorno addietro, in cui si indicava che la Germania avrebbe usato nientemeno che 500 miliardi di fondi pubblici per aiutare le proprie banche durante la Grande Recessione.
Il settimanale – 23/1/2016
Il nostro premier si accorge che a suon di deficit si finisce contro un muro (nel 2017), e quindi la butta in patriottica caciara. Non servirà ma molti italiani saranno orgoglioni; Nel frattempo, tempesta sulle banche (non solo quelle italiane, comunque). È chiaramente un complotto, ma forse non esterno; Per fortuna abbiamo chi ci indica la via; Attendendo la nuova versione … Leggi
Fermate la Ue, Paolo Savona vuole scendere
Nei giorni scorsi è stato pubblicato un pensoso commento del professor Paolo Savona, in ambasce per il miserrimo stato della Patria ed angosciato per l’assalto degli alieni Stranieri. Spunti interessanti ed un bel salto quantico, che tuttavia conferma la tesi centrale del professore emerito della Luiss ed allievo di Guido Carli.
Bad bank a prezzi di mercato, che fare?
(Post lievemente tecnico ma nel complesso abbordabile anche da non specialisti. Per tutto il resto, avete l’uscita dall’euro e la stampa di certificati di credito fiscale, oltre al Lego)
Oggi sul Sole un commento di Carlo Alberto Carnevale Maffè e Franco Debenedetti tenta di superare lo scoglio (o meglio l’incaglio, per restare in tema) della bad bank per proporre una soluzione “di mercato” ed armonizzata alla direttiva europea sul bail-in al problema di sofferenze e ricapitalizzazione delle banche. nel momento in cui leggiamo editoriali che oscillano tra il cospirazionista e l’etilico, questa è una boccata d’aria fresca. Ma i problemi e le contraddizioni tendono a persistere.
Chi complotta veramente contro le banche italiane?
di Mario Seminerio – Econopoly
Lo scorso 6 gennaio, sul sito web della Banca centrale europea, è comparso un comunicato stampa in cui si dettagliano le cinque priorità della supervisione bancaria per l’anno appena iniziato. In cima alla lista ci sono il business model ed i rischi di redditività, seguiti dal rischio di credito. La lista prevede anche, oltre all’adeguatezza patrimoniale, i rischi di governance, la qualità dei dati e la liquidità. L’importanza di tali rischi varia a seconda dei paesi sotto il meccanismo di supervisione. Si noti che parliamo di una procedura che non è specifica al nostro paese.
E l’ABI rispose
Da una cortese telefonata del vice direttore generale della Associazione bancaria italiana, dottor Gianfranco Torriero, ottengo alcune precisazioni sul mio intervento alla puntata di sabato de “I conti della Belva“, in cui invitavo (nuovamente) il presidente dell’Abi a fornire non solo l’importo dei nuovi mutui erogati dal sistema bancario italiano ma anche di quelli nel frattempo estinti o comunque usciti dai bilanci delle banche italiane visto che, nelle statistiche della Banca d’Italia, lo stock di mutui resta pressoché invariato da un anno all’altro, con buona pace del mirabolante +97% nei nuovi mutui erogati che il nostro frizzante premier ed i suoi “fedelissimi” (cit.) imputano nientemeno che al Jobs Act.
Hollande, antichi sussidi contro vecchia disoccupazione
Presentato dal presidente francese François Hollande un piano “straordinario” per spingere l’occupazione e contrastare la disoccupazione, soprattutto quella di lunga durata. Nulla di rivoluzionario, molto “lavoro di cacciavite”, come avremmo detto da noi, una abituale astuzia statistica. E una copertura finanziaria annunciata che appare assai poco renziana.
Risparmio, è solo vittimismo, inutile chiedere la moratoria sulle regole
di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano
Sulla spinta emotiva dello shock causato dalla risoluzione delle quattro banche commissariate, si sono levate alcune illustri voci a chiedere nientemeno che l’applicazione di una moratoria alla direttiva europea BRRD sui dissesti bancari. La motivazione, come illustrata dall’editoriale sul Sole di Luigi Zingales e Luigi Guiso, risiederebbe nella “specificità” italiana rispetto al resto d’Europa, cioè nel fatto che i nostri risparmiatori hanno in portafoglio una quota di obbligazioni bancarie che non ha pari in Europa.