• Con tradizionale tempismo, l’Italia sta per mettersi la spilla “I love China”. Il governo che sta bloccando tutte le opere infrastrutturali assegnerà l’analisi costi-benefici a Pechino?
  • A proposito, qui siamo al “togli Keynes, metti Keynes“;
  • Molti anni fa c’era uno spot con Massimo Lopez che diceva che “una telefonata allunga la vita”. Oggi è una “interlocuzione” a caso che tenta di allungare una farsa chiamata governo;
  • Dove si conferma che la maggiore emergenza sanitaria italiana sono le amnesie selettive;
  • Per il 2020 il conto è a circa 40 miliardi ma tranquilli, c’è chi ne ha già trovati 12, nella sua fantasiosa testolina;
  • E comunque, chi ha detto che i burocrati remano contro? Ne abbiamo trovata una che fa pure l’economista per conto terzi;
  • Il salario minimo secondo i 5S. Ottima opportunità per riproporre i danni del reddito di cittadinanza, amplificati. Nel frattempo, al MEF, quel salario è zero;
  • Anche la Banca d’Italia fa sentire le sue lamentazioni contro il bail-in. Ma a cosa punta realmente Palazzo Koch? Proviamo a immaginarlo;
  • Nel frattempo, la Bce offre l’ennesimo puntello all’Italia, ma stavolta un filo meno generoso;
  • Come potrebbe dire la ministra Lezzi (e se lo dicesse ci prenderebbe), è stato il riscaldamento, non c’è nulla da entusiasmarsi;
  • Bisogna regalare a Trump un testo base di economia: pare ne abbia disperato bisogno;
  • La Zinganomics parte facendo un crasso sfoggio di ignoranza, oltre che di plagio di idiozie altrui;

Ieri mattina, come spesso accade, i giornali italiani sono stati presi in contropiede da un articolo della stampa estera. Questa volta è stato il Financial Times, che ha postato sull’edizione online la notizia del forte malumore di Washington e della preoccupazione di Bruxelles per l’Italia che starebbe per diventare il primo paese del G7 a sostenere formalmente la Belt and Road Initiative (BRI) di Pechino. Al termine di una giornata che ha visto i nostri giornalisti impegnati a inseguire le notizie date da fuori, ecco quello che potremmo aver compreso.

La politica, soprattutto in Italia, è spin e capacità di distrarre l’opinione pubblica dai casini che si accumulano a seguito di decisioni precedenti prive di aggancio alla realtà. E quindi, dopo la partenza del reddito di cittadinanza, che si rivelerà la più grande operazione di voto di scambio della storia repubblicana, oltre che un sussidio fintamente condizionato ma in realtà privo di condizioni effettive (e non dite che non ve lo avevo detto), oggi tocca ad una nuova operazione propagandistica: quella del salario minimo.

Nel nostro paese è ufficialmente in corso un’offensiva contro le norme europee relative al bail-in. Per il momento, si tratta di un’offensiva immaginaria, nel senso che la revisione della disciplina di risoluzione delle banche in dissesto non appare in cima né all’agenda europea né a quelle dei singoli paesi dell’Unione. Ma tant’è. E dopo il sindacato dei banchieri, anche Banca d’Italia torna a far sentire la propria voce.

Torniamo a parlare del reddito di cittadinanza a pochi giorni dal suo avvio ufficiale. Tutti i limiti evidenziati da molti, a cominciare dall’ufficio parlamentare di bilancio, restano però intatti. Dalle modalità di erogazione che favoriscono i single sulle famiglie, alla capacità dei centri per l’impiego a procurare le offerte di lavoro, fino alla mancata universalità del provvedimento che ha un budget annuale.
Ne parliamo con Paolo Manasse, professore di economia all’università di Bologna.

  • Il consuntivo 2018 conferma che la maggior minaccia per la sostenibilità del nostro debito pubblico è la crescita esangue del Pil nominale;
  • Continua il sogno bagnato italiano di cancellare il bail-in. L’Abi però non ci dice con cosa vorrebbe sostituirlo. Dettagli minori;
  • Patuelli però non è solo: anche Bankitalia lotta con lui. Con suggerimenti che ci rendono i classici peccatori del pensar male;
  • La storia del complotto planetario sull’oro per finire a costringere le banche italiane a ridurre i Btp in portafoglio. Dan Brown è un patetico dilettante, al confronto;
  • Non c’è più l’emergenza sbarchi? Per continuare lo storytelling salviniano l’emergenza viene confezionata in casa, producendo irregolari;
  • Io comunque resto affascinato dalle manifestazioni di stupidità conclamata di questo cosiddetto governo;
  • Da Alitalia è iniziato a sprigionarsi profumo di spezzatino;
  • E mentre Salvini cerca di vampirizzare i pentascappati di casa senza farsi travolgere dalla loro implosione (auguri), il nostro Giggin Ping ha grandi progetti per il futuro;

Ieri è stata la giornata in cui lo stagno italiano ha prodotto una bolla di fermentazione più grande delle innumerevoli altre emesse quotidianamente e che fanno la felicità di retroscenisti e conduttori di circhi televisivi con claque prezzolata. Per l’ennesima volta, dall’Italia si è levata una ferma vocina: “no al bail-in bancario!”. Epperbacco.

Il 24 febbraio, sul Sole, è uscito un articolo a firma del vice direttore Alessandro Plateroti, dal titolo tanto intrigante quanto poco comprensibile: “Banche, l’oro in bilancio vale più dei titoli di Stato“. Ancor più intrigante e meno comprensibile è l’occhiello (“Basilea 3 reintroduce il gold standard – Banche, l’oro nei bilanci diventa moneta“). Mosso dalla curiosità per questa evidente titolazione-esca, mi sono letto l’intero articolo, che credo faccia parte del filone investigativo del giornale. Quello dietro il quale si cela di solito un enorme complotto ai danni dell’Italia.