Nel mese di luglio, la sterlina ha perso contro dollaro il 4% circa, mentre contro euro la discesa è stata di quasi il 3% negli ultimi quattro giorni. Nulla di misterioso, è il mercato che sta prezzando una crescente probabilità di una Hard Brexit il giorno di Halloween (simbolismo piuttosto azzeccato), mentre il neo premier Boris Johnson sta mostrando quel priapismo mascellare che noi italiani ben conosciamo in uno dei nostri vicepremier, quello noto per le retromarce e le fughe, oltre che per l’assenteismo dai consessi europei.

Finale di stagione, la quinta ed ultima, per le Belve. Un riepilogo di quello a cui crediamo, tendiamo e puntiamo, col nostro modo di comunicare. Il tutto solcato da una playlist da Belve. Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito in questi anni, incluso chi ha manifestato problemi comporta-mentali ed esistenziali. Lieti di aver esercitato un ruolo terapeutico nella mattina del sabato.

  • La disperata lotta contro la realtà dei sovranisti italiani giunge ad una nuova stazione, anzi antica. Quella di partenza;
  • Unicredit taglierà altri 10.000 posti nei prossimi quattro anni? Fatalmente fisiologico ma è già iniziata la retorica sovrana dell’imbalsamazione. Labour intensive o muerte;
  • Immagina, puoi: anche vedere un avvocato d’affari globetrotter (Golfo incluso) mentre lotta contro il “colonialismo finanziario” che minaccia la Penisola;
  • Quando sei un organo di informazione che fa agenda, cultura e tendenza, ricevi moltissima corrispondenza. Fatalmente, qualcosa va smarrito;
  • Cosa c’è in fondo alla strada fatta di QE a oltranza, tassi sempre più negativi e debito in crescita? Scoprirlo potrebbe essere spiacevole;
  • Arriva Boris, che si credeva Winston. Ma Lei è già pronta, anche per lui;
  • Giggino inventa il mandato zero. Per i numeri negativi ci attrezzeremo, per le abilità computazionali si attende il miracolo;
  • In morte di Francesco Saverio Borrelli, che pensava la società italiana assai migliore di quanto realmente fosse;

C’era grande attesa, per usare un eufemismo, per le parole di Mario Draghi ieri dopo il meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea. La domanda era sempre quella: quale coniglio Ogm uscirà stavolta dal cilindro? Quali attivi verranno acquistati, alla ripresa di un Quantitative easing che era stato avviato a chiusura subito prima che la congiuntura tornasse a deteriorarsi? Per il momento, si attende settembre. Ma la Bce potrebbe avere le polveri bagnate, e non solo per l’imminenza dell’uscita di Draghi.

Dopo l’intervento in diretta Facebook del premier Giuseppe Conte, pare che la Tav si farà. Perché “sono intervenuti fatti nuovi”. Non si direbbe, se non per la lieve riduzione del costo per l’Italia, peraltro non ancora certificata dalla Ue. Però abbiamo buttato felicemente un anno, come con molte altre opere infrastrutturali. E soprattutto con il bilancio pubblico.

Ieri, secondo indiscrezioni giornalistiche provenienti da Bloomberg, si è appreso che Unicredit inserirà nel nuovo piano quadriennale 2020-23, che sarà presentato a fine anno, un taglio fino a 10 mila posti di lavoro, oltre ad una riduzione del 10% dei costi operativi. Forse complice il gran caldo, la reazione dei sindacati è stata piuttosto sopra le righe. Molto rumore per nulla o segno dei tempi per un settore in ristrutturazione permanente?