Dopo la pausa estiva, torna l’angolo del vostro titolare con Michele Boldrin, sul canale YouTube di Liberioltre (a proposito, vi siete iscritti?). Questa settimana andiamo alla ricerca della superiore razionalità del pensiero strategico di Matteo Salvini, proseguiamo con le manovre per la formazione di un prestigioso governo demostellato; per l’occasione, verrà inaugurata la tratta ferroviaria (rigorosamente a bassa velocità) Bibbiano-Cialtronia.

Sul Sole un articolo di Luca Davi commenta i risultati dello studio annuale della società di consulenza A.T. Kearney sui conti delle banche retail europee, coprendo 92 istituti attivi in 22 mercati continentali. Per l’Italia, lo studio considera i bilanci delle divisioni commerciali delle nostre prime cinque banche. La sintesi è che il settore in un decennio è cambiato profondamente ed ancor di più è atteso cambiare. Ma sarà durissima.

Il professor Alberto Brambilla è uno dei massimi esperti di questioni previdenziali nel nostro paese. Tuttavia, quando si sposta in ambito fiscale, evidenzia minore robustezza di elaborazione teorica. In questi mesi Brambilla è tornato a rilanciare con forza il proiettile d’argento più amato dagli italiani: il contrasto d’interessi, noto anche col nome di battaglia di “scarichiamo tutto!”

  • Con indulgenza degna di miglior causa, la chiamano “la crisi di governo più pazza del mondo”: ultime cronache dal tossico laboratorio italiano, dove le cavie prendono il sole ed anche parecchie sòle;
  • Lo scalpore suscitato dalla frase sui “pieni poteri” forse è dovuto al fatto che pochi si sono resi conto che ai “pieni poteri” ci stiamo già arrivando;
  • Per l’uso delle posate a tavola, ci stava provando;
  • Io però resto della mia idea;
  • Il tempo è denaro (dei contribuenti), ma galantuomo persino in Italia;
  • Dietro allo spettacolare collasso degli asset argentini, la paura dei mercati per un nuovo, ennesimo default;
  • Diritti acquisiti per sempre: in Brasile scatti di anzianità nell’aldilà;
  • Riflessioni sul fenomeno di cui parlano anche uscieri e casalinghe: l’inversione della curva dei rendimenti;
  • Il villaggio cinese e gli scemi dell’informazione italiana;
  • Come direbbe la saggezza popolare: denari, santità e decreto dignità, metà della metà;
  • Storie di grandi manager: di come Marissa Mayer ha creato enorme valore, per sé;

di Vitalba Azzollini

Qualche giorno fa il ministro dell’Interno ha dichiarato: «Chiedo agli italiani, se ne hanno voglia, di darmi pieni poteri per fare quello che abbiamo promesso di fare fino in fondo senza rallentamenti e senza palle al piede. (…) chi sceglie Salvini sa cosa sceglie». Chissà se egli era consapevole dei riferimenti storici cui l’espressione “pieni poteri” rimanda: nel 1922, con il famoso “discorso del bivacco” in una “aula sorda e grigia”, qualcuno reclamava “pieni poteri”; e la dittatura di qualcun altro prese avvio con il “decreto dei pieni poteri”, adottato dal parlamento tedesco nel 1933.

L’ultima volta che ho scritto di Argentina è stato quasi un anno addietro. Dopo il maxi prestito del Fondo Monetario Internazionale, concesso sotto gli auspici di Christine Lagarde e di una rinnovata valenza “sociale” dell’azione del Fondo (una cosa tipo “austerità, ma dolce”), la situazione non è migliorata. O meglio, i conti pubblici si sono più o meno raddrizzati, ma l’opinione pubblica non ha gradito il persistere di una condizione piuttosto misera.