• Nella legge di Bilancio 2018 c’è un sussidio a favore delle piccole librerie. Di certo, non farà leggere più libri;
  • Nella stessa legge, ci sono anche le nuove norme per disciplinare il prestito sociale delle coop. Più tutela per il risparmio, almeno sembra;
  • Altra storia di risparmio tradito, i fondi immobiliari. Ora, per attrazione fatale, il mattone entra nei piani individuali di risparmio. La storia si ripeterà?
  • Israele medita la creazione di una valuta digitale. Il pubblico cattura l’innovazione per disinnescarne il potenziale destabilizzante?
  • Quanto costerebbe il “reddito di dignità”, ultima trovata di Silvio, l’uomo che volle mitridatizzare il populismo sparandole ancor più grosse;
  • Buone notizie per i nostalgici dei monopoli pubblici;
  • Eventi che sarebbero comunque avvenuti, almeno all’80%;
  • Le ultime da Tafazziland, il paese dei piccoli antitrust e dei piccoli stalinisti che ti danno di venduto alle multinazzzzzionali, se solo osi dubitare delle loro formule magiche;

di Vitalba Azzollini

“Uno dei maggiori guai dell’umanità non consiste nell’imperfezione dei mezzi, ma nella confusione dei fini”. Einstein non poteva immaginare che la sua frase si sarebbe attagliata perfettamente a uno dei “guai” della legislazione italiana. Il tax credit alle piccole librerie (20.000 euro, limitato a 10.000 euro per le librerie così dette “non indipendenti”), inserito nell’usuale caravanserraglio della legge di bilancio, ne rappresenta un tipico esempio.

Su Repubblica, un articolo di Vittoria Puledda ci ricorda come è facile scottarsi in questo paese, quando si tratta di risparmio. Se poi combiniamo i concetti di risparmio ed immobili, la probabilità di avere ustioni severe si impenna. Perché gli italiani sono fatti così: vanno pazzi per il mattone, anche se del medesimo capiscono poco e nulla ma qualcuno ha detto loro, assieme alle prime poppate, che l’investimento immobiliare è “sicuro” e tende a rivalutarsi col tempo. Auspicabile che ormai questa leggenda sia stata consegnata alla storia, ma questa che vi racconto oggi è quella che gli anglosassoni chiamerebbero cautionary tale rispetto alla rinascita del “risparmio immobiliare” sotto nuove ed esentasse spoglie.

Il regolatore del mercato azionario israeliano ha avviato la procedura per vietare la quotazione sulla borsa locale di aziende i cui “servizi principali” sono in valute digitali, mentre quelle già quotate ma che sposteranno la maggioranza della propria operatività su servizi di moneta digitale saranno rimosse dal listino. Le motivazioni sono da ricondurre a timori di bolla speculativa ma anche di frode attraverso l’aggiramento del regolatore.

  • Sapete quale è la copertura finanziaria preferita dai pentastellati, la copertina di Linus di tutte le meravigliose proposte che faranno rinascere l’Italia causando una stretta al credito? Questa;
  • Teneteci o ci facciamo esplodere a mezzo referendum a doppia carica, disse Giggino ‘O Stratega;
  • Tu vuo’ fare l’Antitrust: le ultime tafazzate partorite dalla vulcanica mente di Francesco Boccia;
  • Il caso Boschi-Etruria, ultimo episodio (ma solo in ordine cronologico) di un paese calvinista coi nemici e cattolico con gli amici;
  • Il Bitcoin e le altre criptovalute non rappresentano un fattore di rischio sistemico, per ora;
  • ‘O Complotto“, l’ultimo bestseller di Roberto Napoletano;
  • Antichi classici della politica economica italiana: il modello superfesso;
  • La riforma fiscale di Trump e dei Repubblicani è legge: qualche innovazione interessante ma le classi medie e basse rischiano un risveglio ruvido;
  • La Cina escute le garanzie reali e gioca a Monopoli in giro per il mondo. Pugno di ferro sulla via della seta;

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La riforma fiscale statunitense, che segna il primo vero successo della presidenza Trump e del partito Repubblicano che controlla il Congresso ma è lungi dall’essere un monolite, è centrata sulla riduzione fiscale permanente alle imprese, sia di capitali che di persone, mentre per le persone fisiche i benefici, pesantemente orientati sui soggetti ad alto reddito, si produrranno sino al 2025.