Il governo pro tempore ha scoperto una triste verità: non puoi imporre ad una controparte la tua volontà se sei all’angolo e praticamente fallito. Che fare, quindi, per scalciare la lattina e distrarre gli ottusi sudditi dal gramo avvenire che si prepara loro? Ideona: invochiamo il ritorno ad un passato che, in realtà, mai è esistito nell’iconografia con cui lo rappresentiamo oggi.

Egregio dottor Francesco Greco, illustrissimo signor Procuratore,

sono un cittadino italiano incensurato, pago tutte le tasse non perché moralmente superiore (non mi permetterei mai di essere così presuntuoso) ma solo perché sono al giogo della dittatura del sostituto d’imposta. Rispetto le leggi della Repubblica, anche quelle che non condivido. Per questo oggi mi permetto di rivolgerLe una supplica, col pensiero rivolto con gratitudine a quanto da Lei fatto per la collettività, con la nascita del cosiddetto “modello Milano”, città di cui sono pure residente, e che tante risorse fiscali ha riportato al Bene Comune, di cui i prestiti ponte per Alitalia sono parte integrante.

Dal caso Alitalia, che promette di diventare uno dei maggiori scandali della storia di questo paese, che pure di scandali ne ha visti moltissimi, passando per i tavoli di crisi al Mise, l’unica lezione da trarre è che ci sono casi in cui la patologia aziendale richiede solo di “lasciare andare” il paziente, senza accanimento sui contribuenti. Perché non saranno improbabili e burocratiche “riconversioni” a colpi di sussidi e proclami politici (e men che mai “nazionalizzazioni”) a invertire molte storie aziendali ormai finite. Ecco perché occorre concentrare gli sforzi sulla tutela del lavoratore anziché del posto di lavoro. Lo so, è terribilmente difficile, soprattutto in aree desertificate di lavoro. Ma l’alternativa non è né può essere la cassa integrazione in deroga ad oltranza e verso l’infinito. Perché questa è la via dell’inferno e del fallimento del paese. Buon ascolto.

Nuova puntata della farsa più costosa della storia d’Italia. Ieri i commissari straordinari di Alitalia hanno incontrato i sindacati e ci hanno fatto sapere che, nel mese di luglio, la liquidità in cassa, costruita sulla dote del prestito ponte pubblico da 900 milioni, è diminuita di 24 milioni, da 436 a 412 milioni, a cui vanno aggiunti i depositi cauzionali. I commissari si sono affrettati a comunicare che si tratta di numeri “comunque superiori a quanto programmato e comunicato come dato previsionale”. Ma le chiacchiere stanno avvicinandosi asintoticamente a zero.

Oggi su alcuni quotidiani italiani campeggia una pagina pubblicitaria, acquistata da Alitalia per informare il mondo del suo record. No, non quello di compagnia aerea che ha prodotto il maggior deficit cumulato della storia dell’aviazione civile e tuttora continua a non riuscire a fallire in pace. Né quello di vettore che ha gemmato il maggior numero di BadCompany. No, si tratta del “record” di puntualità nei voli.

di Mario Seminerio – Il Foglio

Il vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, ha incontrato i sindacati dei lavoratori Alitalia, dopo la formalizzazione dell’”avvio” delle trattative con Delta e EasyJet. Ché di quello si tratta, e non di un arrivo in porto o in aeroporto. È solo l’inizio di una nuova, estenuante fase negoziale per accasare il vettore tricolore, dopo fiumi di inchiostro rosso e interventi dei contribuenti che ormai giustificherebbero l’integrazione dell’oggetto sociale di Alitalia con “produzione di Bad Company”.