Ieri i ministri dei Trasporti ed Infrastrutture, Paola De Micheli, e dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, sono stati auditi in Commissione Trasporti della Camera su tempi, modi e maniere per rimettere in pista l’altoforno di soldi dei contribuenti chiamato Alitalia. Quello che è emerso è che l’unica certezza è l’assenza di certezze. Anzi, no: l’unica certezza è che verrà perseguito il modello Ilva (noto anche come modello Unione Sovietica), tenendo quindi fermo l’obiettivo di occupazione e facendo ruotare attorno ad esso il contributo dei contribuenti italiani, cioè l’entità delle perdite che da ciò conseguiranno.

Mentre il settore aereo globale viene letteralmente abbattuto dal Covid-19, con stime di minori ricavi quest’anno per 113 miliardi di dollari, in Italia va in scena l’ultima tragica farsa di un paese piagato da un letale mix di ignoranza, malafede e nazionalismo con le pezze al culo, già ampiamente rintracciabile nella storia post unitaria del paese: il bando di vendita di Alitalia.

Premessa d’obbligo: l’epidemia di coronavirus oggi in atto nel mondo, mentre si discute su aspetti nominalistici (è già pandemia o no?), cambia radicalmente gli scenari. Soprattutto per l’Italia, il paese sviluppato più fragile sul pianeta, e che potrebbe subire un collasso economico. Ciò premesso, ad oggi da noi abbiamo tre nodi irrisolti di cosiddetta “politica industriale” e l’esecutivo, tra un balbettio e l’altro, punta a soluzioni che erano molto rischiose già prima dell’epidemia.

Provate a scorrere i giornali delle ultime settimane, per non dire mesi. Quello che avrete di fronte saranno miriadi di non-notizie su una fantomatica azione dello Stato per ricondurre a equilibrio ed economicità altrettanti casi di presunti “fallimenti di mercato”, il nuovo mantra con cui si tenta di occultare “normali” fallimenti di aziende che sul mercato non riescono a stare.

Il governo pro tempore ha scoperto una triste verità: non puoi imporre ad una controparte la tua volontà se sei all’angolo e praticamente fallito. Che fare, quindi, per scalciare la lattina e distrarre gli ottusi sudditi dal gramo avvenire che si prepara loro? Ideona: invochiamo il ritorno ad un passato che, in realtà, mai è esistito nell’iconografia con cui lo rappresentiamo oggi.