Il nostro paese da qualche tempo può fregiarsi di un campione nazionale che ci gonfia di orgoglio: si tratta di Alitalia, che primeggia nella puntualità, fa segnare incrementi di ricavi, ha la coda di pretendenti. Pensate che io sia ubriaco? No, questi sono i titoli e le “notizie” che potete leggere sulla stampa nazionale da oltre un anno. Avevamo un gioiello di azienda e non ce ne eravamo accorti. Per fortuna l’esecutivo gialloverde, in piena continuità con chi lo ha preceduto, sta agendo per valorizzare questo patrimonio nazionale. 

Chiunque creda davvero che il prossimo 31 ottobre si giungerà alla definizione del nuovo assetto societario di Alitalia, se la faccia passare: il nostro prestigioso esecutivo, per mano e bocca del suo imprescindibile vicepremier e bisministro, Luigi Di Maio, sceglierà la via della proroga alla proroga. Ma nel frattempo è “divertente” assistere agli spasmi dialettici della nostra sovrana compagnia di giro.

Uno degli elementi costanti del pensiero magico che informa l’indefessa azione di questo prestigioso esecutivo è il principio del minimo risultato col massimo sforzo, in termini di inefficacia, inefficienza e costo per i contribuenti, meglio se quelli futuri. Un preclaro esempio di questo analfabetismo funzionale, che evidenzia la sproporzione grottesca tra obiettivi e strumenti, lo troviamo in relazione alla vicenda Alitalia.

Il mese di agosto è, per tradizione, quello in cui le forze politiche sparano più idiozie del solito, oltre che quello in cui i giornali devono saturare la foliazione di luoghi ancor più comuni del solito. Quest’anno la situazione è simile ma differente. Perché abbiamo un esecutivo che danza sull’orlo di un vulcano attivo, perché si è già innescata una copiosa fuga di capitali dall’Italia, perché le iniziative legislative sono qualcosa di demenziale, ad essere gentili, e perché le dichiarazioni alla stampa hanno frequenza direttamente proporzionale al tasso di stupidità delle medesime.

Nella girandola di dichiarazioni sull’accecante futuro che attende gli italiani, stanno precisandosi (si fa per dire) i contorni della nuova cosiddetta gara per Alitalia, che avrà luogo in “settembre-ottobre”, secondo quanto detto dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Da precedenti dichiarazioni sappiamo che Alitalia tornerà ad essere “compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare”. Ecco, a partire da queste due informazioni, proviamo a fare un po’ di fantascienza.

L’Antitrust europeo ha aperto un’indagine per valutare se il prestito-ponte concesso dall’Italia ad Alitalia rappresenti illegittimo aiuto di stato. Si tratta, come saprete, di 900 milioni di euro, deliberati in due momenti successivi: i primi 600 milioni a maggio 2017, i secondi 300 milioni ad ottobre, per una durata di 18 mesi, salvo proroghe, in luogo dei sei mesi consentiti dalle norme europee. L’indagine dovrà anche valutare se il rendimento del prestito, intorno al 10%, è fuori mercato. Quanti tra voi pensano che il 10% sia un tasso praticamente usurario, riflettano circa il fatto che le banche non prestano ad aziende decotte, di solito.

Oggi sul Corriere potere leggere la notizia di una “sperimentazione” di welfare che riguarda alcuni lavoratori Alitalia. Mentre la compagnia si accinge a prorogare per l’ennesima volta la cassa integrazione per 1.300 amministrativi, per un anno, per 320 di essi si prevede anche l’accesso all’assegno di ricollocazione, “in costanza di rapporto di lavoro”. Un welfare iper-scandinavo nel Belpaese, ma solo se lavorate per la cosiddetta compagnia di bandiera.

Nuovo piccolo segnale di fumo nella costosissima (per i contribuenti italiani) telenovela Alitalia. Pare che Lufthansa abbia intenzione di offrire 250 milioni per la parte aviation della compagnia, con un organico ridotto di un quarto, a seimila unità. Come da consunto copione, è già iniziato il fuoco di sbarramento, distinguo, puntualizzazioni e patrio orgoglio che manderà a monte anche questa opportunità, salvo scoprire che mai è esistita e che domani andrà meglio.