Il mese di agosto è, per tradizione, quello in cui le forze politiche sparano più idiozie del solito, oltre che quello in cui i giornali devono saturare la foliazione di luoghi ancor più comuni del solito. Quest’anno la situazione è simile ma differente. Perché abbiamo un esecutivo che danza sull’orlo di un vulcano attivo, perché si è già innescata una copiosa fuga di capitali dall’Italia, perché le iniziative legislative sono qualcosa di demenziale, ad essere gentili, e perché le dichiarazioni alla stampa hanno frequenza direttamente proporzionale al tasso di stupidità delle medesime.

Nella girandola di dichiarazioni sull’accecante futuro che attende gli italiani, stanno precisandosi (si fa per dire) i contorni della nuova cosiddetta gara per Alitalia, che avrà luogo in “settembre-ottobre”, secondo quanto detto dal ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Danilo Toninelli. Da precedenti dichiarazioni sappiamo che Alitalia tornerà ad essere “compagnia di bandiera con il 51% in capo all’Italia e con un partner che la faccia volare”. Ecco, a partire da queste due informazioni, proviamo a fare un po’ di fantascienza.

L’Antitrust europeo ha aperto un’indagine per valutare se il prestito-ponte concesso dall’Italia ad Alitalia rappresenti illegittimo aiuto di stato. Si tratta, come saprete, di 900 milioni di euro, deliberati in due momenti successivi: i primi 600 milioni a maggio 2017, i secondi 300 milioni ad ottobre, per una durata di 18 mesi, salvo proroghe, in luogo dei sei mesi consentiti dalle norme europee. L’indagine dovrà anche valutare se il rendimento del prestito, intorno al 10%, è fuori mercato. Quanti tra voi pensano che il 10% sia un tasso praticamente usurario, riflettano circa il fatto che le banche non prestano ad aziende decotte, di solito.

Oggi sul Corriere potere leggere la notizia di una “sperimentazione” di welfare che riguarda alcuni lavoratori Alitalia. Mentre la compagnia si accinge a prorogare per l’ennesima volta la cassa integrazione per 1.300 amministrativi, per un anno, per 320 di essi si prevede anche l’accesso all’assegno di ricollocazione, “in costanza di rapporto di lavoro”. Un welfare iper-scandinavo nel Belpaese, ma solo se lavorate per la cosiddetta compagnia di bandiera.

Nuovo piccolo segnale di fumo nella costosissima (per i contribuenti italiani) telenovela Alitalia. Pare che Lufthansa abbia intenzione di offrire 250 milioni per la parte aviation della compagnia, con un organico ridotto di un quarto, a seimila unità. Come da consunto copione, è già iniziato il fuoco di sbarramento, distinguo, puntualizzazioni e patrio orgoglio che manderà a monte anche questa opportunità, salvo scoprire che mai è esistita e che domani andrà meglio.

Come saprete, da un paio di giorni la telenovela della piaga purulenta chiamata Alitalia si è arricchita di un nuovo episodio. Niente proclamazione del fortunato vincitore-compratore all’apertura delle buste di lunedì 16 ottobre; spostamento al 30 aprile di questo fausto momento, che tuttavia continua a sfuggire ai contribuenti italiani come una pozza d’acqua sfugge agli assetati nel deserto, quando le si arriva vicino. Rimborso del prestito-ponte a novembre 2018 perché bisognerà pur dare tempo al vincitore ad abituarsi all’idea, no?

Un paio di notiziole che danno la misura dello stato confusionale in cui si dibatte la politica italiana, e di conseguenza che si abbattono sui portafogli dei contribuenti italiani. Ieri, in audizione parlamentare, il ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, ha confermato che il governo italiano ha una meravigliosa idea in mente: quella di diventare improvvisamente liberista e battersi contro una forma di protezionismo generata dalla Ue.

Sui quotidiani oggi trovate, tre le altre cose, la notizia dei conti trimestrali di Generali. O meglio, non esattamente la notizia dei conti trimestrali bensì quella dei grandi propositi del Leone triestino. Ad esempio, che la compagnia punta entro il 2020 a fantasmagorici obiettivi di redditività e masse gestite nell’asset management, per crescita interna. Nelle pieghe del bilancio, c’è però anche una notiziola spicciola, di quelle che di solito è meglio tenere nelle retrovie.