Sarah Palin nel 2012? Chi può dirlo. Al momento, Intrade non la considera ancora front runner, ma il prediction market è notoriamente poco profondo e la data remota. In caso, Karen Breslau su Newsweek fornisce alla governatrice dell’Alaska alcuni suggerimenti per porre le basi dell’assalto a Pennsylvania Avenue. Di particolare rilievo ci pare quello che invita a non rinchiudersi nel recinto della propria base elettorale, perché sono soprattutto gli indipendenti quelli che contano.

Chiunque vinca le elezioni statunitensi (e lo sapremo tra poche ore, brogli e imbrogli permettendo), si troverà a gestire un paese con una enorme inerzia negativa: due guerre in corso, la peggior crisi economica da ottant’anni. Nessuno ha la bacchetta magica, ed alcune aspettative palesemente sovradimensionate (o più propriamente messianiche, in caso di vittoria di Obama), rischiano di essere amaramente frustrate. C’è quindi motivo per ritenere che i gradi di libertà disponibili nel breve termine al vincitore saranno piuttosto esigui.

“There are no real or fake parts of this country, there’s no city or town that’s more pro-America than anywhere else. We are one nation. All of us are proud to be Americans, all of us are patriots, the man and woman who serve on our battlefields, some are Democrats, some are Republicans, but they fought together and bled together and some died togheter under the same proud flag. We do not serve a Red America or a Blue America, we serve the United States of America.”

Barack Obama