Sul New York Times Greg N.Mankiw (economista di Harvard, già direttore del Council of Economic Advisors durante il primo mandato di Bush ed advisor di Mitt Romney durante le primarie di quest’anno) sostiene che, sulla tassazione dei dividendi, Barack Obama si confermerebbe un politico post-partisan, qui più vicino all’agenda repubblicana. Dopo aver spiegato i motivi per i quali la tassazione dei dividendi rappresenta una distorsione al sistema di incentivi che finisce col ridurre il potenziale di crescita dell’economia, Mankiw ricorda che la proposta di Obama di mantenere la cedolare secca sui dividendi (aumentata dal 15 al 20  per cento) è largamente preferibile al ritorno della loro tassazione ad aliquota marginale dell’imposta sul reddito.

Sarah Palin, da ieri running mate di John McCain, è alla ricerca di un piano per l’Iraq, e sembra anche avere un’idea piuttosto “focalizzata” del concetto di indipendenza energetica. Almeno questo è quanto dichiarava a Time il 14 agosto:

The GOP agenda to ramp up domestic supplies of energy is the only way that we are going to become energy independent, the only way that we are going to become a more secure nation. And I say this, of course, knowing the situation we are in right now — at war, not knowing what the plan is to ever end the war we are engaged in, understanding that Americans are seeking solutions and are seeking resolution in this war effort. So energy supplies and being able to produce and supply domestically is going to be a big part of that.

Forse Palin intende l’aumento di produzione di energia a servizio dei mezzi utilizzati dagli americani in Iraq, chissà.

Pare che nel pensoso mondo di Hillary Clinton tutti i casini scoppino invariabilmente alle 3 del mattino:

It’s 3 am, and your children are safe and asleep.
But there’s a phone ringing in the White House and this time the crisis is economic.
Home foreclosures mounting, markets teetering.
John McCain just said the government shouldn’t take any real action on the housing crisis, he’d let the phone keep ringing.
Hillary Clinton has a plan to protect our homes, create jobs.
It’s 3 am, time for a president who’s ready.

Tra il 1986 ed il 1992 Hillary Clinton sedette nel board di Wal-Mart, il simbolo del Male Assoluto per liberals e progressives americani. Anche vent’anni fa Wal-Mart era un vero e proprio moloch del retail globalizzato, ed era impegnata allo spasimo a tenere fuori dalla porta il sindacato, oltre che a difendersi da innumerevoli azioni legali per discriminazioni di genere e da campagne per l’asserito sfruttamento di manodopera (anche minorile) in giro per il mondo. Non risulta che l’allora futura first lady si sia segnalata come vessillifera delle istanze progressiste in seno al board di Wal-Mart. Anzi, la brillante partner dello studio legale Rose (uno dei più attivi nel contrasto ai sindacati negli States) era, al pari del marito, strenua paladina del free trade.