Ma allora abbiamo un piano?

Sarah Palin, da ieri running mate di John McCain, è alla ricerca di un piano per l’Iraq, e sembra anche avere un’idea piuttosto “focalizzata” del concetto di indipendenza energetica. Almeno questo è quanto dichiarava a Time il 14 agosto:

The GOP agenda to ramp up domestic supplies of energy is the only way that we are going to become energy independent, the only way that we are going to become a more secure nation. And I say this, of course, knowing the situation we are in right now — at war, not knowing what the plan is to ever end the war we are engaged in, understanding that Americans are seeking solutions and are seeking resolution in this war effort. So energy supplies and being able to produce and supply domestically is going to be a big part of that.

Forse Palin intende l’aumento di produzione di energia a servizio dei mezzi utilizzati dagli americani in Iraq, chissà.

Di lei sappiamo anche che è una convinta tremontiana, avendo imposto una Windfall Profits Tax alle compagnie petrolifere operanti in Alaska, che ha finora fruttato un assegno di 1200 dollari per ogni residente nello stato (in aggiunta al “dividendo petrolifero” di circa 2000 dollari annui), e la cancellazione di alcuni progetti di esplorazione e raffinazione da parte delle compagnie, per eccesso di onerosità. Oggi, la produzione petrolifera dell’Alaska è in calo, e verosimilmente si tratta di Peak Oil fiscale, visto che lo stato cattura circa il 75 per cento del prezzo del barile. Con simili premesse, per l’indipendenza energetica occorrerà attrezzarsi meglio.

Uno dei cinque figli della governatora, il primogenito Track (voi chiamereste vostro figlio Binario o Pista?), partirà l’11 settembre  per l’Iraq, e ciò ha costretto la mamma a studiare in dettaglio la situazione. Ma Sarah continua a non trovare questo benedetto piano, ed è inquieta:

I have a 19 year old who’s getting ready to be deployed to Iraq. His striker brigade leaves on September 11 of this year. He’s 19 and he’ll be gone for a year. [And so] on a personal level, when I talk about the plan for the war, let’s make sure we have a plan here. And respecting McCain’s position on that too, though.

Nel complesso, tuttavia, l’esperienza di madre di un militare in guerra le ha fatto capire qualcosa in più di politica estera:

My son being in a striker brigade in the army has really opened my eyes to international events, and how war impacts everyday Americans like us when we have a child who chooses to enlist and to serve [for] the right reasons.

Forse per questo motivo McCain ha deciso che a volte l’uomo giusto nel posto giusto può essere una donna:

As the head of Alaska’s National Guard and as the mother of a soldier herself, Governor Palin understands what it takes to lead our nation and she understands the importance of supporting our troops.

Nella vita l’esperienza conta, come McCain non si stanca di ripetere a Obama. Che, soprattutto, corre da presidente, e non da vice, anche se l’aver ottenuto la nomination battendo la Clinton Machine non è esattamente la stessa cosa che fare il governatore (da mezzo mandato) di uno stato di 600.000 abitanti, e trovarsi “ad un battito di cuore” di distanza dalla Sala Ovale.

Nell’uno e nell’altro caso, detto da europei: che il Signore (o chi per esso) ce la mandi buona.

Roundup su Palin:

Update: Per Charles Krauthammer, che non è esattamente un supporter di Obama, la scelta di Palin sarebbe “near suicidal“. Anche David Frum è perplesso: “(…)it’s John McCain for all his white hair who represents the risky choice, while it is Barack Obama who offers cautious, steady, predictable governance.

Cindy McCain, intervistata riguardo la scarsa esperienza della Palin sui temi della sicurezza nazionale, ricorda all’intervistatore che “l’Alaska è la parte del nostro continente più vicina alla Russia.”

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