Ricordate le vibranti polemiche, nelle settimane successive alla Inauguration di Barack Obama, di quanti vedevano nel crollo del mercato azionario il segno tangibile del fallimento (prima ancora di cominciare effettivamente a governare) della nuova presidenza? Se ne parlò anche da noi, alla periferia dell’Impero, dove una nuova generazione di polemisti low cost, (di quelli del tipo “Analisi? No, grazie, meglio gli slogan“), si è rapidamente affermata grazie ai blog ed in alcuni casi è giunta al vertice della stampa mainstream.

Mentre arriva la notizia che il caucus democratico sarebbe stato colto da violenti mal di pancia per l’accordo fiscale tra Obama e Repubblicani, che regalerà all’America altri 900 miliardi di dollari di debito per il prossimo biennio, pare proprio che lo spirito di Dubya continui ad aleggiare sugli scassatissimi conti pubblici americani, anche nella nuova luminosa era del conservatorismo fiscale, quello che promette di tagliare tutto, soprattutto le tasse, ma sempre e comunque in rigoroso deficit.

di Mario Seminerio – Il Fatto Quotidiano

La Casa Bianca ed i Repubblicani hanno raggiunto un accordo per prorogare di un biennio i tagli d’imposta decisi da George W.Bush e che sarebbero scaduti a fine dicembre. Come noto, Obama intendeva rendere definitivi i tagli d’imposta solo per i contribuenti con imponibile inferiore a 250.000 dollari annui, mentre i Repubblicani avevano preso in ostaggio il rinnovo fino a 99 settimane dei sussidi di disoccupazione di emergenza.

di Mario Seminerio – Libertiamo

Negli Stati Uniti, mentre il Partito Democratico si avvia mestamente verso la disfatta annunciata di midterm, i Repubblicani sono posti di fronte, probabilmente senza particolare consapevolezza, alla grande sfida di una elaborazione programmatica che possa offrire una possibilità di riscatto all’America, incamminata verso un Decennio Perduto fatto di crescita trascurabile, elevata disoccupazione, disinflazione/deflazione e mercato immobiliare in depressione.

La riforma finanziaria promette novità epocali per le Borse. Ma non le applica

di Mario Seminerio – Liberal Quotidiano

La Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti ha approvato, mercoledì scorso, il progetto di legge di riforma della regolazione finanziaria che porta la firma congiunta dei due esponenti Democratici alla Camera ed al Senato, Barney Frank e Chris Dodd. Il via libera del Senato, con ulteriori modifiche, dovrebbe arrivare entro metà luglio

di Mario Seminerio – Libertiamo

La riforma della sanità statunitense è ormai prossima a diventare realtà. Il suo obiettivo strategico, ampliare il pool dei soggetti assicurati, verrà ottenuto attraverso l’obbligo di assicurazione con erogazione di sussidi alle famiglie che non possono permettersi di sottoscrivere una polizza. Resta il sistema di assicurazioni private, non essendo presente la discussa public option, tanto cara all’ala liberal dei Democratici. Secondo i sostenitori della riforma i premi dovrebbero scendere, in conseguenza proprio della riduzione della morbilità attesa nel pool degli assicurati (oggi gli uninsured sono soprattutto soggetti giovani ed in salute, che spesso non si assicurano a causa dei costi della copertura). Le assicurazioni non potranno più ricusare l’assicurato, spesso con artifici al limite della truffa, come la retrodatazione di patologie insorte successivamente alla stipula della polizza.