di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

c’è davvero da recriminare contro il destino cinico e baro, per colpa del quale è stato solo dal 2016, con la modifica apportata al decreto “trasparenza” (d.l.gs 33/2013) da parte di una delle tante “riforme Madia” che l’Italia si è dotata della potentissima arma contro la corruzione, consistente nell’obbligo per i dirigenti pubblici di pubblicare sui portali delle amministrazioni datrici di lavoro la dichiarazione dei loro patrimoni.

Su Francesco Saverio Borrelli, morto ieri, e sulla stagione di Mani Pulite molto si è scritto ed altrettanto si scriverà. Quello che abbiamo sotto gli occhi è una sostanziale resistenza di pratiche corruttive rispetto ad un’azione della magistratura che a volte (non sempre) è stata meritoria ma altrettanto inane. Perché c’è altro, in questa maledizione italiana.

di Luigi Oliveri

Egregio Titolare,

Le chiedo, questa volta, un breve spazio di pixel. Non certo per il link qui accluso, bensì per le poche parole a commento. Si tratta dell’elenco degli adempimenti richiesti dalla normativa anticorruzione ai fini della trasparenza. Una lista di ben 228 tipologie di caricamenti, che vari soggetti responsabili, a vario titolo e con diversa periodicità, sono chiamati a completare.

Oggi, su LeoniBlog, un commento di Francesco Ramella allarga lo sguardo sul desolante panorama degli investimenti infrastrutturali pubblici italiani, e su quello che sinora è stato il loro disastroso rendimento per la collettività in termini di distruzione di risorse, abbattimento del tasso di crescita potenziale dell’economia, crescita diretta ed indiretta del debito pubblico, contributo allo stabilirsi di una robusta vox populi secondo cui tutto quello che è spesa pubblica, anche negli investimenti, è una bestemmia. Riusciremo a creare una discontinuità storica?